Sapere Scienza

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Alina Polonia

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

Un terremoto sottomarino di magnitudo 8.1, avvenuto ad una profondità di circa 70 km, ha interessato il Messico meridionale al largo della regione di Chiapas, dove la placca di Cocos subduce al di sotto della placca Nord Americana. La regione centro americana è geologicamente complessa: quattro blocchi litosferici con caratteristiche molto diverse tra loro, le placche Nord e Sud americane, la Nazca e la Cocos, si muovono e si deformano reciprocamente, mentre una serie di placche minori come quella di Rivera nel Messico settentrionale si interpongono complicando ulteriormente la situazione. Quello che ne risulta è un puzzle di fosse oceaniche, archi vulcanici, allineamenti di isole, che rendono questa regione unica al mondo.

Lo Stretto di Messina è un’area cruciale dal punto di vista geologico, perché qui, nel centro del Mare Mediterraneo, diversi sistemi di faglie provocano terremoti, frane sottomarine e vulcanesimo. E’ una zona di svincolo, una sorta di “perno” che assorbe i movimenti relativi delle due grandi placche litosferiche Africana e Eurasiatica, ormai arrivate a collisione dopo essere state a lungo separate dall’antico oceano della Tetide, quasi completamente scomparso sotto le dorsali montuose degli Appennini e delle Alpi.

L’Etna è il vulcano emerso più alto d’ Europa e tra i più’ attivi al mondo. Si eleva oltre 3300 metri sul livello del mare con un profilo maestoso e irregolare modellato dell’emissione di lava, gas e cenere, che avviene in modo continuo anche con spettacolari fuochi di lava. Il 15 Marzo la ripresa dell’attività esplosiva ha causato un incidente e il ferimento, fortunatamente non grave, di una decina di persone.

Con la microscopia moderna si è cominciato a curiosare all’interno dei minerali che costituiscono le rocce, scoprendo a volte ospiti inattesi nei reticoli cristallini. E’ il caso della recente scoperta fatta da un gruppo di scienziati italiani che hanno identificato una serie di protrusioni di dimensioni nanometriche all’interno di una roccia vulcanica. Queste "bolle" deformano la struttura dei minerali, creando ondulazioni e rigonfiamenti dei loro reticoli cristallini.

Uno studio dei depositi vulcanici emessi dal vulcano El Chichón nel Golfo del Messico ha permesso di datare molto precisamente l’evento (540 d.C.) e di correlarlo con uno dei livelli di ceneri sepolte nei ghiacci dell’Artico e Antartide. Grazie a questo studio, è stato possibile proporre una correlazione tra l’esplosione vulcanica e il declino culturale dei Maya.

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Anche questo autunno si ripropone il problema del dissesto idrogeologico del nostro territorio. Abbondanti precipitazioni hanno causato l’esondazione di fiumi e torrenti, inclusi Tanaro e Po, oltre che voragini, frane, allagamenti nel nord-ovest. Come per altri eventi catastrofici spesso prevale un senso di impotenza mescolato ad assuefazione. 

E’ di nuovo in circolazione l’idea di realizzare il “Ponte sullo Stretto”, un tormentone che viene riproposto periodicamente e che suscita dibattiti interminabili tra varie fazioni su aspetti diversi, che vanno dalla fattibilità dell’opera alla sua reale necessità in un territorio che soffre annosi e irrisolti problemi infrastrutturali. Tralasciando per un attimo gli aspetti politici, economici e sociologici della questione, cerchiamo di analizzare il contesto geologico sul quale il ponte dovrebbe essere realizzato.

Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto sono state praticamente rase al suolo dalle scosse di mercoledì 24 agosto, la principale di magnitudo 6, alle 3.36, seguita da una sequenza che ormai conta parecchie centinaia di eventi e che durerà probabilmente molte settimane. Basta guardare i dati della sismicità storica per capire che purtroppo questi terremoti sono la normalità lungo la fascia appenninica.

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