Sapere Scienza

Sapere Scienza
Marco Signore

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

Le forme di comunicazione in Natura sono tantissime e coinvolgono tutti i possibili sensi: colori e posture colpiscono la vista, sostanze odorose e ormoni si rivolgono ai diversi metodi di percezione chimica, e il suono è un ottimo mezzo per dare e ricevere informazioni. Gli ippopotami, per esempio, riescono a creare cori intonati lungo i fiumi, a distanza di chilometri, e i soundscape, i panorami sonori, sono una nuova frontiera degli studi in biologia marina: ogni particolare tipo di fondale ha i suoi tipici suoni e, in determinati orari della giornata, si vengono a creare veri e propri cori (lo fanno, per esempio, i ricci di mare quando escono a brucare le alghe). Ma naturalmente ciò che più colpisce l'immaginario collettivo tra i suoni marini è la capacità vocale dei cetacei.

Si tende a pensare che l'allattamento dei piccoli sia una prerogativa dei mammiferi e, in effetti, al di fuori di questo gruppo di vertebrati ci sono pochissimi altri animali in grado di usare questa strategia di nutrimento della prole. Ma non ci si aspetterebbe mai una cosa del genere da un ragno! Eppure, negli ultimi anni, le ricerche sui ragni stanno fornendo una quantità di informazioni inaspettate, come per esempio l'esistenza di ragni erbivori o dell'intero gruppo dei "ragni pavone", appartenenti alla famiglia dei Salticidae, i minuscoli ragni saltatori tanto frequenti anche sui nostri muri.

Si tende a pensare all'evoluzione come a un percorso dritto, durante il quale compaiono caratteri nuovi in una linea di organismi, per cui per esempio si parte da una lucertola e si arriva a un uccello, e lungo la strada l'animale mette su piume, ali e becco senza denti. In realtà il discorso è assai più complesso di così, e spesso l'evoluzione si presenta sotto forme strane, che possiamo ricostruire (almeno fino a oggi) solamente grazie alla paleontologia e allo studio dei fossili.

Il cosiddetto biota di Ediacara (571 – 541 milioni di anni fa) è tutt'oggi oggetto di accese discussioni tra gli specialisti. Questo insieme di faune, distribuito su tutto il pianeta e risalente a poco prima del Cambriano, è costituito da alcuni organismi chiaramente di origine animale, come Kimberella, ma la maggior parte dei fossili è di difficile attribuzione, a causa delle peculiari caratteristiche riscontrate: per esempio, molti organismi sembrano avere quella che viene definita slittosimmetria, in cui un lato dell'animale sembra essere "scivolato" in avanti rispetto all'altro; altri sembrano frattali viventi, e altri ancora quasi dei "materassini".

Siamo abituati a pensare ai coralli come organismi piuttosto statici, capaci sì di costruire gigantesche barriere, ma anche praticamente inetti quando si tratta di catturare prede. Eppure, un nuovo lavoro condotto nel Mediterraneo da biologi marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, ci mostrerà i coralli in una nuova luce.

Il ricambio delle cellule epiteliali, cioè della pelle, è un fenomeno normale nei vertebrati: le cellule muoiono e vengono sostituite, dato che la pelle è un organo estremamente importante. Tuttavia può succedere per varie cause che la desquamazione venga accelerata e le squame di pelle secca diventino abbondanti. La forfora non è di per sé un grave problema a livello di salute, ma nella società moderna può diventare un handicap psicologico, portando in alcuni casi addirittura a un crollo dell'autostima e a problemi di socializzazione.

I cefalopodi (polpi, seppie e calamari) sono sicuramente tra gli organismi più incredibili del nostro pianeta: sono in grado di dominare l'ambiente in cui vivono senza uno scheletro rigido e senza alcuna corazza. Il loro sistema nervoso è estremamente avanzato - tanto è vero che viene utilizzato negli studi di neurologia per simulare il nostro - e il loro cervello è uno dei migliori in natura. Inoltre riescono a editare il proprio RNA praticamente in tempo reale. Ma è soprattutto la loro assoluta maestria nel gestire e usare i colori a non essere seconda a nessuno! Riescono a imitare alla perfezione qualsiasi tinta e, grazie a questa abilità, possono mimetizzarsi e diventare quasi invisibili. La cosa più sorprendente, però, è che i loro occhi hanno un solo tipo di fotorecettori: in pratica, i cefalopodi non vedono i colori.

Le meduse sono viste spesso come animali fastidiosi e, talvolta, oggetto di vere e proprie persecuzioni, per tutta una serie di miti e credenze popolari che non hanno alcun riscontro nella realtà. È invece vero che periodicamente il così detto plancton gelatinoso, che include non solo le meduse ma anche altri organismi come gli ctenofori o le salpe, è soggetto a bloom, cioè a fioriture in cui il numero degli individui aumenta vertiginosamente. Spesso le meduse vengono accostate ai cambiamenti climatici e molti pensano che tali fioriture siano provocate dal riscaldamento globale, per quanto non esistano evidenze dirette che supportino questa relazione. È più probabile, infatti, che le meduse beneficino degli eccessi di nutrienti dovuti, per esempio, agli scarichi a mare di prodotti chimici (quali gli scarichi agricoli o di allevamenti), e il loro incredibile adattamento fa il resto. Tuttavia fino a oggi non si conosceva, se non in maniera limitata, la relazione tra meduse e plastica.

clark

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