Sapere Scienza

Sapere Scienza
Marco Signore

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

Ricorderete forse il Dendrogramma, uno strano piccolo animale gelatinoso descritto nel 2014 da studiosi danesi e che per un po’ aveva messo a soqquadro il mondo della zoologia. Questo nuovo secolo è iniziato all’insegna della genetica come risposta a ogni cosa, ed anche questa volta le analisi genetiche hanno potuto risolvere un piccolo ma significativo mistero che la sola ricognizione morfologica non aveva saputo spiegare. Dendrogramma sarebbe infatti “solo” un sifonoforo.

I primi organismi pluricellulari (cioè composti di più cellule, a differenza di batteri o archaei) sono comunemente datati all’Ediacariano (635-542 milioni di anni fa), ma i paleontologi sono convinti che la vita come la conosciamo sia comparsa ben prima dell’Ediacariano, anche se finora la ricerca di prove a sostegno di questa tesi è stata davvero poco premiata.

La Natura ci sorprende spesso con paesaggi mozzafiato e organismi incredibili, eppure molti dei suoi misteri nascosti sono opera di animali o piante che consideriamo umili o addirittura repellenti. Tra questi rientrano i lombrichi, che nelle ultime settimane  sono tornati alla ribalta nel mondo scientifico per via di un curioso, e finora poco studiato, tipo di paesaggio che si incontra nell’area del bacino dell’Orinoco: i surales.

La paleopatologia è una branca della paleontologia che si occupa di studiare i segni di malattie, traumi e altri tipi di problemi nei fossili. Di recente è stato pubblicato un altro interessante articolo di paleopatologia che stavolta ha a che fare con un record: gli studiosi hanno infatti esaminato i resti fossili di un dinosauro carnivoro che ha subìto una notevole quantità di danni alle ossa ed è riuscito a sopravvivere nonostante tutto.

Recentemente diverse testate, tra cui alcune blasonate come il Daily Telegraph, hanno riportato una notizia che starebbe certamente bene in un archivio di criptozoologia, non tanto come esempio di riscoperte di specie considerate estinte, quanto come ottimo modo per diffondere male (per errore o per calcolo, come purtroppo accade alle volte) una notizia altrimenti meno interessante per il grande pubblico. Un’équipe di ricercatori italiani ha infatti reso noto di aver ritrovato in Sicilia una specie di serpente prima sconosciuta tra i serpenti italiani. Si tratta dell’Eryx jaculus, o “boa delle sabbie”.

Tyrannosaurus rex è un nome noto anche a chi i dinosauri non li conosce proprio, ed è uno dei pochissimi nomi scientifici che i non addetti ai lavori conoscono per intero (genere e specie). Questo colossale carnivoro è anche uno dei dinosauri meglio conosciuti grazie al ritrovamento di oltre 50 scheletri, molti dei quali completi, e addirittura di resti di tessuti molli in almeno un esemplare (quasi sicuramente una femmina).

La capacità di scrivere appunti e note durante una spedizione, un’escursione, o persino una passeggiata, è fondamentale per un naturalista - ancor più di una macchina fotografica. Rivedendo i propri appunti, infatti, si possono spesso scoprire dettagli magari obliati dopo giorni o mesi; inoltre, il materiale scritto potrà certamente essere utile ad altri studiosi, persino nel futuro. È il caso, per esempio, degli appunti lasciati dai grandi naturalisti dei secoli scorsi, o dai curatori di musei e collezioni, che permettono scoperte interessanti a distanza di decenni. Scoperte che in realtà andrebbero definite solo riscoperte, o conferme di qualcosa che i nostri predecessori ci hanno tutto sommato già comunicato e trasmesso. Un valido esempio di queste riscoperte, quasi un caso da manuale criptozoologico, è stato pubblicato poco più di un anno fa: il caso del serpente perduto di Clarion Island.

clark

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