Sapere Scienza

Sapere Scienza
Alessia Colaianni

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

I musei, piccoli, medi o grandi che siano, sono integrati nel tessuto della nostra società, sono portatori di valori e possono stimolare la riflessione ma anche l'attivismo. Lo dimostra, con il suo lavoro, Curating Tomorrow, un servizio di consulenza per musei e per l'intero settore dei beni culturali. Lo scopo è quello di aiutare queste realtà a progettare - con le risorse a disposizione - percorsi che donino ai cittadini un contributo tangibile sui temi sociali e ambientali. Henry McGhie, il fondatore di questo servizio, ha pubblicato una interessante guida che mostra come il mondo museale possa incontrare gli obiettivi dell'Agenda 2030.

Fino a ora, parlandovi di siti archeologici, avrete notato che si tratta sempre di resti di cimiteri, abitazioni o discariche. Nel nord-est della Germania, dal 2008, gli studiosi hanno trovato tracce di qualcosa di diverso: un campo di battaglia, ricoperto dai sedimenti del fiume Tollense, risalente all'Età del Bronzo (3.300 anni fa). Questo scavo, però, continua a stupire: in un articolo pubblicato negli scorsi giorni su Antiquity, è descritto il ritrovamento dell'equipaggiamento di uno dei guerrieri caduti in quell'antico scontro, probabilmente scampato al saccheggio.

Abbiamo le nostre scatolette di tonno, i nostri barattoli di legumi cotti e di marmellata. Questi sono solo pochissimi dei prodotti che conserviamo per periodi lunghi: una riserva di cibo già pronto per i momenti di necessità. Nel Paleolitico, i nostri antenati non possedevano certamente i nostri frigoriferi e sistemi di conservazione; inoltre le comunità umane erano ancora dedite a caccia e raccolta, quindi si suppone che consumassero nell'immediato ciò che avevano a disposizione. Ora le ossa ritrovate nel sito archeologico di Qesem Cave, in Israele, sembrano raccontarci un'altra storia, il cui protagonista è il midollo (per capirci meglio, quello vediamo nell'ossobuco e che lo rende così succulento).

Allattamento al seno e svezzamento: sono argomenti che interessano le neo-mamme così come parte della comunità scientifica. I tempi e i modi di queste fasi della nutrizione del bambino sono da tempo oggetto di studio e, sapere come si procedesse anche in un passato remoto, riveste un grande valore nella ricostruzione della storia ed evoluzione delle società. Un indizio di quello che accadeva è arrivato a noi dall'Età del Ferro, sotto forma di biberon in ceramica.

S'intitola proprio così - con un simpatico riferimento alla pellicola "Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta" - l'articolo che descrive come un gruppo di ricercatori abbia utilizzato una tecnica, che combina radiografie e intelligenza artificiale, non solo per riportare alla luce dipinti nascosti al di sotto dello strato pittorico di altre opere ma anche per trasformare quelle "fotografie" in bianco e nero, con linee e forme che si sovrappongono, in immagini che posseggano anche lo stile del loro autore.

Lo studio della storia dell'uomo, di come la nostra specie si è evoluta, è molto difficile da ricostruire nel dettaglio. Lo è perché si basa sull'esame di resti fossili: può capitare di trovarne più di una specie che di un'altra, i campioni possono essere incompleti, le ossa di altri ominini (sottofamiglia degli ominidi di cui fanno parte i generi Gorilla, Homo e Pan, gli scimpanzé) diversi da quelli conosciuti potrebbero non ancora essere state scoperte. Ma c'è un tassello che gli scienziati hanno deciso di ricollocare con metodi non tradizionali. Per farlo hanno riprodotto, attraverso modelli matematici, l'aspetto del cranio dell'ultimo comune antenato di tutti gli uomini moderni.

La grotta di Denisova, in Russia, sui monti Altai, non smette di sorprenderci con i suoi fossili. È il sito in cui sono stati rinvenuti i resti appartenenti ai Denisoviani, un gruppo di ominini differente dai Neanderthal, e in cui probabilmente le due specie hanno convissuto e hanno anche creato coppie, dando vita al primo ibrido tra due antichi umani, Denny. Ma quel piccolo osso che conservava il DNA di questi ominini, quella falange del dito mignolo, ha ancora qualcosa da raccontarci.

Il materiale con cui gli archeologi lavorano più spesso è la ceramica: una volta sepolta è resistente a buona parte delle forme di degrado, può essere datata e fornire importanti informazioni cronologiche e la sua composizione mineralogica insieme alla forma e alla decorazione (anche di frammenti) può dire molto sul periodo e la civiltà che l'hanno prodotta. L'ideale sarebbe poter confrontare i reperti ceramici appena scavati con quelli già ritrovati, per poter procedere più velocemente nello studio di un sito. Come si fa attualmente tutto questo? Confrontando la letteratura e pesanti cataloghi conservati nelle biblioteche di tutto il mondo. È possibile che nell'era dei Big Data e dell'intelligenza artificiale non ci sia una soluzione a tutto questo? L'applicazione per smartphone e tablet ArchAIDE è la risposta a questa esigenza di velocità, efficienza e condivisione del sapere archeologico.

Negli ultimi anni preparare il pane in casa, con un lievito madre cresciuto da noi con tanta pazienza e amore o frutto di un regalo di qualcuno più esperto, è diventato una vera e propria tendenza. La faccenda, però, si fa più interessante se uno strano personaggio proveniente dal mondo della tecnologia, un'archeologa e un microbiologo decidono di preparare una pagnotta con un microrganismo vissuto in Egitto 4.500 anni fa.

Twining. Un cognome che non vi risulterà nuovo, specialmente se siete degli assidui consumatori di tè. Ed Elizabeth Twining effettivamente è parte della famiglia di commercianti a cui apparteneva l'azienda di tè Twinings. Elizabeth, però, non ha dedicato la sua vita agli affari di casa: oltre a essere un'attiva filantropa, è stata una talentuosa illustratrice botanica. Il suo lavoro è stato pubblicato nella seconda metà dell'Ottocento e riscoperto grazie agli archivi online da un artista e web designer, Nicholas Rougeux, che ha restaurato virtualmente il testo e lo ha trasformato in un sito interattivo, un piccolo gioiello di divulgazione della storia della botanica. Curiosi di sapere di più dell'ereditiera Twining e del lavoro certosino di Rougeux?

clark

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.