Sapere Scienza

Sapere Scienza
Alessia Colaianni

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

Twining. Un cognome che non vi risulterà nuovo, specialmente se siete degli assidui consumatori di tè. Ed Elizabeth Twining effettivamente è parte della famiglia di commercianti a cui apparteneva l'azienda di tè Twinings. Elizabeth, però, non ha dedicato la sua vita agli affari di casa: oltre a essere un'attiva filantropa, è stata una talentuosa illustratrice botanica. Il suo lavoro è stato pubblicato nella seconda metà dell'Ottocento e riscoperto grazie agli archivi online da un artista e web designer, Nicholas Rougeux, che ha restaurato virtualmente il testo e lo ha trasformato in un sito interattivo, un piccolo gioiello di divulgazione della storia della botanica. Curiosi di sapere di più dell'ereditiera Twining e del lavoro certosino di Rougeux?

Anelli preparati con un impasto di cereali finemente macinati e acqua, in seguito cotti. Vi ricordano qualcosa? Chi di voi ha origini o abita in Puglia avrà pensato sicuramente ai taralli, golosissimi snack tipici del territorio. E se vi dicessi che, invece, sono stati ritrovati in un sito archeologico austriaco e che gli studiosi sospettano abbiano avuto una funzione rituale?

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L'antica città di Porto (Portus Romae) fu, tra il I e il VI secolo d.C. la porta di accesso dell'Impero Romano verso il Mediterraneo. Un centro nevralgico per il commercio i cui resti sono stati studiati da un gruppo di scienziati dell'Università di Cambridge al fine di ricostruire quella che era la vita delle persone che lì vivevano, lavoravano e morivano. La ricerca, pubblicata nella rivista Antiquity, si focalizza sulla dieta della comunità presente. A cosa può servire sapere quale fosse l'alimentazione di questa gente di mare? Come già avevo affermato in un precedente articolo, molte volte siamo ciò che mangiamo, sia in termini di individui che di società.

La cannabis, soprattutto in questo periodo, è il fulcro di questioni controverse. È una delle droghe più assunte e popolari a livello globale e la sua liberalizzazione è al centro del dibattito politico italiano da tantissimo tempo. L'origine dell'impiego di questa pianta a uso psicotropo, però, non è ancora del tutto chiara: esistono testimonianze scritte ma, a livello di prove archeologiche, molto c'è da cercare o ricontrollare. Ora uno studio pubblicato su Science Advances ha finalmente descritto i ritrovamenti più antichi di marijuana.

Deep Time è una mostra permanente aperta pochi giorni fa, l'8 giugno 2019, nella David H. Koch Hall of Fossils, sezione adibita ai fossili di dinosauri, chiusa cinque anni fa presso lo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington D.C. Un'esposizione che promette molto di più di ossa messe insieme ed esigue didascalie (del resto negli Stati Uniti è da molti anni che la situazione dei musei non è più questa). Sarà raccontata una lunga storia, senza ancora un finale, i cui protagonisti siamo anche noi uomini. Una narrazione che, per coinvolgere, ha avuto bisogno ancora una volta dell'arte.

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Quando stendiamo il bucato al sole poniamo sempre molta attenzione a non lasciarlo esposto per giorni, questo perché la luce modifica il colore dei capi che, nelle aree maggiormente illuminate, si schiarirebbe. La stessa cosa, in modalità diverse, succede ai pigmenti di opere d'arte esposte all'illuminazione museale. Nonostante l'avvento delle lampade a LED, i danni da fenomeni fotochimici sono sempre dietro l'angolo.

La mela occupa un posto ingombrante nel nostro immaginario, ancora più che nelle nostre tavole: è il frutto dell'albero della Conoscenza nel Libro della Genesi, la strega della fiaba di Biancaneve la offre alla protagonista per poterla avvelenare e quante volte ci avranno ripetuto che "una mela al giorno leva il medico di torno"? Malgrado il suo aspetto ingenuo e rassicurante, la letteratura e i vecchi adagi ci hanno da sempre mostrato un lato non del tutto innocente di questa succosa tentazione. E dal punto di vista evolutivo? La mela è sempre stata così come la vediamo? Quando ha iniziato il suo processo di domesticazione? La sua forma e la sua dimensione sono opera dell'uomo? Vedrete che, anche in questo caso, il "frutto del peccato" ci mostrerà qualcosa di inaspettato. Prima di iniziare, però, ho una domanda: vi è mai capitato di piantare il seme di una mela? Se sì, quale è stato il risultato finale? Ve lo chiedo perché, grazie a questo viaggio, scopriremo le risposte a questi quesiti e soprattutto la ragione per cui ciò accade.

L'impronta delle attività umane sull'ambiente ha iniziato a prendere forma molto prima di quanto immaginiamo. Molto più lontano di quegli anni Cinquanta in cui si cerca di posizionare il principio dell'Antropocene. Le testimonianze delle modificazioni da noi apportate sui normali equilibri di animali, piante e paesaggi vengono da un passato remoto e sono state rinvenute in decenni di ricerca archeologica. Sono i resti animali, quelli studiati dall'archeozoologia. Proprio per l'importanza che rivestono queste informazioni, sono ora parte di un nuovo database progettato dagli studiosi del Florida Museum of Natural History. Si chiama ZooArchNet.

La contraffazione di pietre preziose non è una novità nei tempi che stiamo vivendo. Forse non lo era neanche per i nostri antenati preistorici: in due siti archeologici spagnoli risalenti al III e II millennio a. C. sono state trovate delle particolari perline ricoperte in resina, probabilmente fatte passare per ambre. Un'antichissima truffa? Potrebbe essere, ma ci sono anche altre interessanti possibilità per spiegare la presenza di questi particolari oggetti nelle sepolture esaminate.

tirelli

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