Sapere Scienza

Sapere Scienza
Alessia Colaianni

Alessia Colaianni

Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali e ha un dottorato in Geomorfologia e Dinamica Ambientale. Divulga in tutte le forme possibili e, quando può, insegna.

Si chiama anastilosi. È la ricostruzione di antichi edifici mediante la ricomposizione delle strutture con i pezzi originali. Molte sono le architetture che, nel corso dei secoli, hanno subito le ingiurie del tempo - degrado dovuto a fattori ambientali, di natura fisica, chimica e biologica - o quelle degli uomini, che ne hanno saccheggiato o distrutto parti. Le nuove tecnologie ci permettono di provare a ricomporre questi puzzle archeologici, comodamente seduti davanti a un PC o sulla scrivania di un laboratorio.

I ritratti sono tra i soggetti più affascinanti della storia dell'arte. Istantanee, spesso di personaggi illustri, che attraverso piccoli dettagli ci raccontano scorci di vite passate. Ed è così che, una semplice somiglianza, può divenire la scintilla per uno studio di attribuzione di un dipinto e per l'identificazione del suo soggetto: forse lo scienziato Galileo Galilei.

Quasi sempre leghiamo la parola "restauro" a un mondo di opere di un passato remoto, le cui forma e sostanza, estetica e materia, sono state offese dall'incedere costante del tempo. Non immaginiamo, ad esempio, che anche dipinti realizzati solo poco più di cinquanta anni fa necessitino di una cura di bellezza. Anche un capolavoro come "Whaam!" di Roy Lichtenstein, composto da materiali artificiali di fattura recente, ha bisogno di essere pulito. Come? I nanomateriali ci hanno messo lo zampino.

Un pittura resa vibrante non solo dal sapiente chiaroscuro ma anche dall'uso del colore, così materico da svettare dalla superficie del dipinto e conferire all'opera un senso di profondità che si era potuto ammirare, in precedenza, solo in Tiziano. È Rembrandt l'artista a cui mi sto riferendo e la ricetta della sua tecnica a impasto è trapelata, in parte, dalle analisi effettuate presso l'ESRF (European Synchrotron Radiation Facility), l'acceleratore di particelle di Grenoble, in Francia.

Semplicemente iconica. Tornata in auge anche tra i non appassionati di storia dell'arte grazie a una serie televisiva dedicata ai più grandi mecenati di Firenze, la famiglia Medici: è la Cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze, realizzata dall'architetto e scultore Filippo Brunelleschi. Purtroppo la salute dell'edificio sembra in parte cagionevole e, come per chiunque sia malato, è necessario svolgere alcuni esami per poter pianificare eventuali cure.

Gli archeologi, i paleontologi e i geologi del futuro potrebbero battezzare l'intervallo di tempo in cui stiamo vivendo "l'epoca del pollo". A cosa è dovuta questa strana definizione? Da anni alcuni scienziati stanno tentando di rendere ufficiale l'esistenza dell'Antropocene: l'epoca geologica attuale, caratterizzata dall'impatto dell'uomo sui processi evolutivi del nostro pianeta. Definire una nuova suddivisione della storia della Terra non è, però, così semplice. Secondo gli autori di una ricerca pubblicata su Royal Society Open Science, l'allevamento del pollame, che ha subito un incremento considerevole negli ultimi anni e ha portato profondi cambiamenti nella biologia di questi volatili, potrebbe costituire l'evento chiave per il riconoscimento dell'Antropocene.

Ingrediente pregiato che arricchisce alcune tavole natalizie e spesso accompagnato dallo champagne: è il caviale, piccole sfere nere, preziose come perle. Lontano dagli eleganti pasti delle feste, un prodotto simile - le uova di pesce - ha nutrito le comunità preistoriche tedesche. Una notizia che fa nuova luce non solo sull'evoluzione delle antiche società europee ma anche sulle nuove tecniche di analisi che permettono di studiare ceramiche e i resti di cibo presenti sulla loro superficie, raccogliendo una quantità di informazioni senza precedenti.

In archeologia ci sono quesiti che difficilmente trovano risposta con i tradizionali metodi di indagine. È per questo che un gruppo di ricercatori argentini e spagnoli ha utilizzato tecniche statistiche di machine learning per analizzare la relazione tra mobilità e tecnologia di gruppi di cacciatori-raccoglitori che hanno occupato il sud della Patagonia da 12.000 anni fa fino alla fine del XIX secolo. I risultati sono stati pubblicati in un articolo della rivista Royal Society Open Science.

Questo è il tempo in cui la tecnologia ci permettere di diffondere il sapere con strumenti sempre più sofisticati ed efficaci. Può accadere che pagine e pagine spiegazzate di archivi impolverati riescano a rivivere grazie non solo alla digitalizzazione ma anche a una contestualizzazione attenta che rivela la vita e il lavoro di un uomo le cui idee sul patrimonio naturale e culturale del nostro Paese sono ancora incredibilmente attuali. L'uomo di cui sto parlando è Antonio Cederna, i cui articoli sono stati raccolti e inseriti in una narrazione digitale georeferenziata e ricca di approfondimenti nel sito "I paesaggi di Antonio Cederna".

clark

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