Sapere Scienza

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La nuova rivoluzione verde delle (antiche) piante perenni

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Gli “antenati” delle specie agricole più produttive coltivate dall’uomo erano perenni, e non a ciclo annuale. Oggi, dopo migliaia di anni, si sta discutendo della reintroduzione delle coltivazioni perenni.

 

Le piante moderne hanno ciclo annuale

Circa diecimila anni fa l’uomo scelse di iniziare a coltivare la terra con piante a ciclo annuale perché gli era più facile rendere "domestiche", e poi migliorare, specie che producono molti semi e con cadenza regolare. Quel percorso non ha praticamente conosciuto soste o ripensamenti e le produzioni agricole che oggi alimentano più di sette miliardi di persone (grano, riso, mais, soia ecc.) provengono da piante a ciclo annuale. Si semina e si raccoglie ogni anno. Di recente però si è incrinato qualcosa e uno dei principali paradigmi dell'agricoltura moderna è stato messo in discussione.

 

Il ruolo dei fertilizzanti

Fino a poco tempo fa, quando prezzo e reperibilità dei fertilizzanti di sintesi non erano un problema, la ricerca agraria mirava unicamente a creare nuove varietà di piante coltivate in grado di produrre di più. I fertilizzanti sempre più costosi hanno poi indotto a concentrarsi sull’efficienza, cercando di aumentare il rapporto fra il concime distribuito e quello effettivamente utilizzato dalle colture. Di recente, si è iniziato a porre attenzione ad alcuni fattori prima trascurati: la difesa del suolo dall'erosione come strumento per garantire la resilienza dell'agricoltura (ovvero la capacità di un ecosistema di ripristinare le sue condizioni di equilibrio dopo un intervento esterno), la protezione del carbonio contenuto nella frazione organica del suolo, come risposta alla necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e la protezione della fertilità biologica del suolo, fattore indissolubilmente legato alla biodiversità microbica del terreno agricolo.

 

I vantaggi delle coltivazioni perenni e lo stato della ricerca

Reintrodurre coltivazioni perenni consentirebbe di chiudere il cerchio della sostenibilità e dare una risposta concreta a tante domande. Pensate a un campo di cereali che non debba essere riseminato ogni anno, ma che duri in un ciclo pluriennale. Cosa accadrebbe?

  • Il terreno non verrebbe lavorato per preparare una nuova semina ogni anno, e il suolo rimarrebbe coperto da vegetazione e quindi meno soggetto all’erosione.
  • Il carbonio organico accumulato nel tempo dal suolo non verrebbe rapidamente ossidato con le lavorazioni.
  • Le radici della pianta avrebbero il tempo di approfondirsi ben oltre ciò che la specie annuale riesce a fare in una singola stagione, favorendo la resistenza alla siccità.

Il mondo della ricerca è già al lavoro sul tema e l'Italia non sta certo alla finestra. Il successo dipenderà dalla capacità dei ricercatori di infrangere uno dei dogmi centrali dell’agricoltura, centrando l'obiettivo di una nuova rivoluzione verde.

Franco Miglietta

Dirigente di ricerca CNR-IBIMET di Firenze, coordinatore di FoxLab (CNR e Fondazione E.Mach San Michele a/Adige). PhD a Wagenigen (NL), si occupa di problemi legati alla sostenibilità, con riferimento al tema del cambiamento globale, della mitigazione e del ruolo della vegetazione. È autore di oltre 120 lavori scientifici su riviste internazionali.

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