Sapere Scienza

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L’esplosione del Cambriano è l'espressione utilizzata per indicare l’improvvisa comparsa nei record fossili di numerose specie animali e vegetali. Sebbene le prime forme di vita siano apparse sul nostro pianeta oltre 3,5 miliardi di anni fa, è solo a partire da circa 500 milioni di anni fa, nel periodo Cambriano, che si osserva una rapida crescita nella diversità delle specie, in contrasto con la lenta progressione ipotizzata dalla teoria dell’evoluzionismo.

Le collezioni di fossili che possiamo ammirare nelle vetrine dei musei di storia naturale non sono solo i resti della storia della Terra e di piante e animali che la abitavano in un passato remoto. Spesso custodiscono anche il racconto dell’esistenza di chi li ha trovati, collezionati, studiati e conservati. Questo è sicuramente il caso dei fossili di Darwin, custoditi dal Natural History Museum di Londra e ora protagonisti di un interessante progetto di digitalizzazione.

La criptozoologia insegue yeti, chupacabras o, peggio ancora, presunti alieni? Niente di tutto  questo. Cominciamo a sgombrare il campo dagli equivoci: la criptozoologia, in sintesi, si occupa di studiare gli animali prima che vengano ufficialmente descritti dalla zoologia.

Darwin era arrivato all’idea che alcuni tratti degli organismi viventi si evolvano in maniera graduale e questo tipo di schema evolutivo si riscontra in molte strutture dei viventi come per esempio l’occhio dei cefalopodi. Da pochissimo però è giunta un’ulteriore conferma dell’evoluzione graduale delle strutture e anche di quello che viene chiamato pre-adattamento: una struttura parte con una funzione e durante la sua graduale evoluzione viene devoluta ad altri usi. Questa conferma viene, peraltro, da un classico caso di riscoperta di una specie animale.

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