Sapere Scienza

Sapere Scienza

Una dimora di tutto rispetto per una delle più celebri regine della storia. Questo potrebbe essere stato il Museo Egizio di Torino per Nefertari. Secondo recenti studi le gambe conservate nella collezione potrebbero realmente essere appartenute alla favorita del faraone Ramses II. Per raccogliere le prove necessarie differenti discipline sono state messe in campo, un lavoro degno dell’importanza delle spoglie di una donna la cui bellezza e potere hanno attraversato l’oblio e la polvere di millenni.

Cosa possono avere in comune archeologia e fisica delle particelle? Come possono essere legati tra loro piramidi e raggi cosmici? Certamente qualcuno di voi, nominando Antico Egitto e astronomia, ripenserà alla pellicola del 1994, Stargate. Oggi non parleremo di portali spazio-temporali ma di una nuova tecnica non-invasiva che potrà essere la chiave per svelare molti misteri del passato.

L’amore, la morte e il tempo. È questo il fulcro della storia della tomba di Kha, dalla sua costruzione a oggi, passando per il ritrovamento, la collocazione all’interno di uno dei più celebri musei italiani, e le analisi non invasive condotte sugli oggetti in essa conservati. Storia, arte e scienza si incontrano in reperti di un passato lontanissimo, storicamente e geograficamente.

Amati, invidiati, temuti, estremamente coccolati, incredibilmente cercati e diffusi in rete. Sono i nostri gatti, secondo animale domestico preferito dagli italiani: nel 2015 il 49,7% ospitava nella propria casa un felino. Come possiamo immaginare non sono sempre stati al nostro fianco: un tempo erano animali selvatici e solo successivamente hanno iniziato ad aiutare l’Uomo. Come e quando questo è accaduto? L’archeologia e la biologia stanno ricostruendo il lungo percorso che ha portato alla domesticazione e diffusione dei gatti in tutto il mondo.

Parliamo di archeologia letteralmente sommersa: testimonianze di civiltà passate conservate nelle profondità marine, tesori difficili da scoprire e conoscere ma che, grazie alle nuove tecnologie, diventano sempre più accessibili agli esperti. Proprio nelle ultime settimane il mondo subacqueo ci ha restituito due importanti siti.

Il bel volto che potete osservare nell’immagine è appartenuto a Tjetmutjengebtiu, una sacerdotessa del Tempio di Karnak, in Egitto, vissuta durante la XXII dinastia (945-715 a.C.). Le sue spoglie furono mummificate e ora il suo corpo giace in un sarcofago conservato in una delle teche del British Museum di Londra. Voi lettori siete già abituati alle ricostruzioni di volti a partire da crani ritrovati in scavi archeologici. In questo caso, però, è stato diverso perché lo studio delle ossa di Jeni – chiamata così dagli scienziati che si sono occupati di lei – è stato possibile senza la necessità di disturbare il sonno eterno di questa donna venuta da lontano, senza srotolare quelle bende che l’hanno protetta per millenni.

Mentre nelle sale cinematografiche ritorna in auge la storia de La Mummia nel suo ennesimo pauroso e spettacolare rifacimento, la scienza è finalmente in grado di svelare il mistero più grande che questi corpi millenari hanno finora conservato: il loro DNA.

Caldo, polvere e trepidazione. Ieri come oggi. Nel 1922, quando l’archeologo inglese Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon, e pochi mesi fa, nel momento in cui un gruppo di ricercatori provenienti da tutto il mondo ha raccolto abbastanza indizi per confermare la presenza di altre due camere nascoste nel sepolcro del faraone. Un nuovo mistero da risolvere con gli strumenti a disposizione degli archeologi del XXI secolo.

clark

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