Sapere Scienza

Sapere Scienza

Sono andato a vedere Interstellar, l’ultimo film di Chris Nolan. L’ho guardato un po’ con l’occhio dello scienziato, un po' con quello dell’appassionato di fantascienza. All’uscita, l’appassionato era pieno di domande per il fisico, e le due anime dibattevano più o meno così. Di Marco Delmastro (CERN)

Prevedere cosa ci porterà il futuro è sempre un azzardo. Anche se si è seri e pignoli come Stanley Kubrik, che per realizzare il celeberrimo “2001 Odissea nello Spazio” aveva intervistato praticamente tutta la NASA. Il film uscì nel 1968, quando nell’arco di appena un decennio si era passati dallo sparare una palla di cannone in orbita attorno alla Terra, a raggiungere la Luna con una piccola astronave. Quel Natale Jim Lovell, lesse i primi versi della Genesi dalla navicella Apollo 8: un messaggio pieno di speranza e di pace in diretta dallo spazio circumlunare. Con queste premesse era scontato prevedere che trent’anni dopo avremmo avuto voli commerciali per lo spazio, una grande stazione orbitante (con tanto di hotel al suo interno) e basi lunari, così come appaiono nelle magnifiche scene iniziali del film. Non è andata così: da quasi cinquant’anni nessun umano si è più spinto oltre i 400 km di altitudine dove orbita la Stazione Spaziale Internazionale – un avamposto piccolo e spartano, ben lontano dai fasti kubrikiani.

tirelli

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