Sapere Scienza

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La diffusione di batteri multiresistenti continua a destare una forte preoccupazione. In questi primi mesi del 2015 sono stati completati dall’Istituto Superiore di Sanità i report sul consumo dei farmaci e sul tipo di germi multiresistenti circolanti nei nostri ospedali e in comunità e da questi è emerso che la situazione in Italia è peggiore rispetto alle medie europee soprattutto per quanto riguarda i germi gram-negativi, come la famigerata Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi.

Secondo il rapporto del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC), dal 2018 ad oggi in Italia sono stati registrati 350 nuovi casi di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici carbapenemi, concentrati in massima parte nell'area nord-ovest della Toscana.
I microrganismi responsabili, denominati batteri New Delhi, appartengono al gruppo delle Enterobacteriaceae, una famiglia di batteri Gram-negativi che popolano comunemente l'intestino dell'uomo e di altri animali. Patogeni opportunisti, possono causare una grande varietà di disturbi: spesso si tratta di infezioni del tratto urinario o diarrea, ma in pazienti immunodepressi, particolarmente suscettibili all'attacco, sono state documentate anche polmoniti, meningiti e sepsi.

In un soggetto immunodepresso, innocui microrganismi che convivono pacificamente con l’uomo possono trasformarsi in feroci assassini, nel momento in cui invadono distretti differenti da quelli abituali. Alcuni di questi appartengono alla famiglia delle Enterobacteriaceae, batteri capaci di colonizzare il nostro intestino. di questa famiglia fanno parte sia veri e propri patogeni, sia commensali che possono svolgere un’azione benefica come parte del microbiota, e che possono diventare anch’essi patogeni. Klebsiella pneumoniae, per esempio, colonizza l’intestino di soggetti sani; in questi ultimi occasionalmente può dar luogo a infezioni di solito facilmente curabili. In ambiente ospedaliero può provocare gravi infezioni come polmoniti e setticemie.

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