Sapere Scienza

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Marte ha una "coda", solo che è invisibile perché solo magnetica. Un effetto dei venti solari, forse, che potrebbe aiutare gli scienziati a capire come mai il Pianeta Rosso abbia visto sfuggire la sua atmosfera nello spazio.

Che Marte sia un posto tosto lo si è capito sin dagli inizi dell’esplorazione spaziale. Anche solo riuscire a mettere in orbita una sonda attorno al Pianeta Rosso non è mai stato facile e i fallimenti non si contavano (nei tempi più bui, è arrivato a fallire il 50 per cento dei tentativi). L'ultimo, in ordine cronologico, quello della sonda giapponese Nozomi che, a corto di carburante, non ha potuto frenare la sua corsa e si è dovuta accontentare di un breve e lontano sorvolo. Ma se Marte è molto tosto la razza umana è altrettanto testarda.

Identificato il processo che sembra aver giocato un ruolo chiave nella transizione del clima di Marte da un originario ambiente caldo e umido in grado di supportare la vita all'aridità che si osserva ai giorni d'oggi: l'atmosfera si sarebbe erosa progressivamente soprattutto durante le tempeste solari, che hanno letteralmente strappato via i gas facendoli disperdere nello spazio.

Qualcuno avrà certamente notato che ogni sei mesi, immancabilmente, una qualche agenzia spaziale lancia trionfalistici comunicati stampa annunciando la scoperta dell’acqua su Marte. Un fatto alquanto strano, dato che una cosa può essere scoperta solo una volta e che l’esistenza di acqua nell’atmosfera marziana fu dimostrata dall’astronomo americano Vesto Slipher nell’ormai lontano 1903.

Sarà possibile far crescere ortaggi sul suolo marziano per sostentare gli astronauti impegnati in missioni esplorative? I cinefili avranno già immaginato scenari simili a quelli visti nel film The Martian, dove l’astronauta botanico interpretato da Matt Damon, abbandonato sul Pianeta rosso, cerca di coltivare un piccolo campo di patate per sopravvivere. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e il dipartimento di Fisica dell’Università Statale di Milano, hanno da poco inviato un prototipo di “orto marziano” all’Austrian Space Forum per sperimentarlo all’interno della missione Amadee-18.

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tirelli

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