Sapere Scienza

Sapere Scienza
Una delle produzioni di maggior prestigio per il made-in-Italy è quella agroalimentare che esporta sulle tavole di tutto il mondo gli ingredienti tipici di una buona dieta mediterranea. Tuttavia, anche i metodi di produzione più fedeli alle tradizioni possono avvalersi di una molteplicità di tecnologie matematiche in grado di supportare…

Se un tempo il riconoscimento facciale era uno strumento per lo più conosciuto e utilizzato in ambito forense, ora è parte anche della nostra quotidianità: basti pensare alla funzionalità di Facebook che permette di individuare la presenza di una persona all'interno di una foto o di un video caricati sulla piattaforma. Già leggendo questa frase ci rendiamo conto che esistono due realtà che lavorano per lo stesso obiettivo, esperti umani e algoritmi specifici. Se dovessimo confrontarli, chi raggiungerebbe la migliore performance? Il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha deciso di rispondere a questo quesito con un esperimento dai risultati non scontati.

Gli effetti speciali cinematografici e le animazioni digitali dei videogiochi hanno fatto passi da gigante negli ultimi decenni ma, osservandoli con attenzione, c’è sempre un particolare movimento o gesto dissonante, un dettaglio che ci apre gli occhi e ci permette di realizzare che stiamo guardando qualcosa di finto. I ricercatori della University of California - Berkeley hanno trovato il modo di progredire nell’ambito dell’animazione computerizzata, adoperando uno stuntman virtuale a cui hanno insegnato movimenti naturali mediante un metodo innovativo.

In un recente articolo, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, un team internazionale di ricercatori coordinato dall'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) di La Spezia, in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l'Università Politecnica della Catalogna e il Consiglio superiore di ricerca scientifica spagnolo (CSIC- Consejo Superior de Investigaciones Científicas), ha dimostrato come la computer vision e l'intelligenza artificiale siano in grado di cambiare il modo in cui valutiamo l'abbondanza delle specie ittiche e le sue variazioni temporali.

Problemi nel montaggio di mobili Ikea? Ora anche i robot si potranno cimentare in questo compito, tipico degli amanti del fai da te: gli scienziati della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore hanno sviluppato una macchina che può assemblare una sedia della famosa catena di negozi svedese in autonomia e senza interruzioni.

Dire quasi la stessa cosa. Si intitola così una delle opere di Umberto Eco, pubblicata nel 2003 e dedicata alla teoria della traduzione: una disciplina complessa che non può risolversi in una meccanica sostituzione di parole ma che coinvolge le culture delle lingue in questione, l'evoluzione dei linguaggi, le sensibilità di autori e traduttori e gli stili adoperati. Ed è proprio su quest'ultimo fattore che si sono concentrati i ricercatori del Dartmouth College (Stati Uniti). Per migliorare le traduzioni di testi svolte da un'intelligenza artificiale, in particolare per convertire un documento in differenti stili che si possano adattare a fasce di pubblico diverse, gli studiosi hanno fornito ai loro algoritmi dei dati particolari: hanno addestrato i propri calcolatori con la Sacra Bibbia.

In un giorno di pioggia oppure osservando un lavandino malfunzionante: quante volte siamo rimasti ipnotizzati dalla caduta di una goccia di liquido su una superficie. Non ci saremmo mai aspettati, però, che questo fenomeno potesse rivestire un ruolo importante in ambiti come l'agricoltura o la sanità. È proprio per questo che è stato studiato con attenzione dagli scienziati del MIT - Massachusetts Institute of Technology, che hanno descritto le loro scoperte in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Physical Review Letters.

Un gruppo interdisciplinare di scienziati baresi ha ottenuto il primo posto in una competizione internazionale, lanciata dall'Università di Harvard, che mirava a individuare i migliori algoritmi per l'analisi di immagini di risonanza magnetica strutturale del cervello allo scopo di predire, con la maggior precisione possibile, l’eventuale presenza di patologie neurodegenerative, tra cui la malattia di Alzheimer, la Sla o il Parkinson.

Siamo ormai letteralmente circondati dai navigatori per orientarci negli spostamenti: basati su ricevitori di segnali GPS (acronimo di Global Positioning System), questi strumenti ci consentono di individuare il percorso migliore per raggiungere la destinazione desiderata, sia essa la casa di un amico, un hotel, una pizzeria o un museo. Non…

Professionisti di qualsiasi ambito - dai giornalisti ai commercianti - possono accedere a corposi set di dati per ricavarne informazioni utili per il proprio lavoro. Maneggiare una miriade di numeri, però, richiede la comprensione, a volte anche approfondita, della statistica, l'insieme di metodi scientifici il cui scopo è la conoscenza quantitativa e qualitativa dei fenomeni collettivi (fenomeni il cui studio richiede una pluralità di osservazioni) mediante la raccolta, l'ordinamento, la sintesi e l'analisi dei dati. Ciò restringe di molto il campo di azione dei non esperti. E se ci fosse una soluzione, un modo per esaminare il materiale a disposizione con strumenti per i non addetti? A questo hanno pensato i ricercatori del MIT-Massachusetts Institute of Technology.

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