Sapere Scienza

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È una corsa contro il tempo quella che l'intera umanità sta affrontando per evitare i catastrofici effetti del riscaldamento globale. Il rapporto IPCC ci ha redarguito sulla necessità di rapidi e drastici cambiamenti prima che sia troppo tardi per agire: gli Stati firmatari dell'Accordo di Parigi dovrebbero limitare l'innalzamento delle temperature globali di 1,5°C, prevedendo una diminuzione delle emissioni globali nette di anidride carbonica, causate dalle attività umane, del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo "zero netto" intorno al 2050. Un obiettivo quasi impossibile. In questo contesto, la riforestazione è sempre stata considerata una delle armi per diminuire la quantità di CO2 nell'atmosfera ma, recenti studi descritti in un articolo pubblicato nel sito di Nature, ci mette in guardia sulla semplificazione di tale concetto. Gli alberi sono un sistema complesso e non sempre il loro contributo potrebbe risultare salvifico.

El Nino, nel periodo 2014-2016 ha causato lo sprigionamento di oltre tre tonnellate di anidride carbonica da parte delle foreste tropicali. Si tratta di una quantità che equivale a circa il 20 per cento delle emissioni scaturite nello stesso periodo dalla combustione dei carburanti fossi e dalla produzione del cemento.

I batteri marini potrebbero essere i principali responsabili del sequestro del carbonio nell'oceano, quel fenomeno secondo cui l'anidride carbonica atmosferica viene assorbita dal mare, il quale intrappola carbonio sotto forma di materia organica complessa per migliaia di anni.

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clark

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