Sapere Scienza

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Il cosiddetto biota di Ediacara (571 – 541 milioni di anni fa) è tutt'oggi oggetto di accese discussioni tra gli specialisti. Questo insieme di faune, distribuito su tutto il pianeta e risalente a poco prima del Cambriano, è costituito da alcuni organismi chiaramente di origine animale, come Kimberella, ma la maggior parte dei fossili è di difficile attribuzione, a causa delle peculiari caratteristiche riscontrate: per esempio, molti organismi sembrano avere quella che viene definita slittosimmetria, in cui un lato dell'animale sembra essere "scivolato" in avanti rispetto all'altro; altri sembrano frattali viventi, e altri ancora quasi dei "materassini".

Gli appassionati di film sui mostri ricorderanno senza dubbio i Graboid, i giganteschi "vermi" della serie Tremors, e – purtroppo per i fan di Tolkien – anche i vermi che scavano nelle Montagne Nebbiose visibili durante il terzo film de Lo Hobbit. Di fatto, scavare nella roccia non è una cosa semplicissima, ma diversi animali sono in grado di farlo.

Gli uomini trovano bellissimi i colori, le livree e i canti degli animali, quasi come si trattasse di opere d'arte, dipinti e musica. L'arte è creata dagli umani per gli umani ma che dire delle meravigliose opere della natura, degli ornamenti e dei suoni degli animali? Perché e per chi esistono? Da dove nascono? Ce lo racconta il premio Nobel Christiane Nüsslein-Volhard che sarà la relatrice del quarto incontro di GiovedìScienza, previsto per il 10 gennaio 2019, alle ore 17:45, presso il Teatro Colosseo di Torino.

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L’azzurro del cielo, il blu profondo dei mari, il bianco delle distese di ghiaccio. I contorni netti che immaginiamo ogni volta che sentiamo parlare di Antartide contribuiscono a innalzare un alone di mistero intorno a questo territorio percepito come lontano e affascinante. Cosa sappiamo veramente del Polo sud del nostro pianeta? Quali sorprese ci riserva?

È sorprendente pensare ai lunghissimi viaggi affrontati dagli uccelli migratori. Una delle curiosità più ricorrenti riguarda il modo in cui si orientano per giungere a destinazione. Come faranno questi instancabili volatili a percorrere chilometri e chilometri, riuscendo a capire dove andare per arrivare presso la meta prefissata. Tra i trucchi di questi animali c'è la magnetoricezione, la capacità di percepire il campo magnetico terrestre per orientarsi. Nel corso di anni di ricerca si è scoperto che questa abilità appartiene anche ad altri esseri viventi. E l'uomo? Da decenni si cerca di comprendere se anche noi essere umani possediamo questa sorta di bussola interna. Un recente studio, pubblicato su eNeuro, potrebbe aver tracciato la giusta strada per confermare questa ipotesi.

A causa di “documentari” scriteriati e di leggende metropolitane, oltre che di millenarie imposizioni culturali, siamo portati a pensare agli animali come pericolosissimi esseri inferiori. La cosa interessante, però, è che il rischio di essere sopraffatti e uccisi da un predatore era reale solo nei primi tempi della nostra storia, ed è andato via via riducendosi davvero ai minimi termini.

Avrete sentito l’espressione “sguardo tagliente” (esiste persino un personaggio dell’epica di Tolkien con questo nome, Maeglin), in genere viene usata come complimento per l’acuità visiva di una persona. Questo concetto in natura è preso molto sul serio, soprattutto da un gruppo di pesci i cui rappresentanti sono noti anche a chi il mare lo frequenta poco: gli scorpeniformi.

L'utilizzo di strumenti da parte dell'uomo è alla base della ricerca archeologica. Le tracce fondamentali per descrivere, ai giorni nostri, l'esistenza dei nostri antenati provengono soprattutto dalle analisi multidisciplinari dei manufatti ritrovati negli scavi. Ma Homo non è l'unico essere vivente a costruire strumenti: è in compagnia di scimpanzé, oranghi e corvi della Nuova Caledonia per complessità nei prodotti ottenuti. Ci sono anche altre specie che fanno un uso funzionale ma un po' più rudimentale degli oggetti a propria disposizione. Ad esempio, le lontre di mare.

Le forme di comunicazione in Natura sono tantissime e coinvolgono tutti i possibili sensi: colori e posture colpiscono la vista, sostanze odorose e ormoni si rivolgono ai diversi metodi di percezione chimica, e il suono è un ottimo mezzo per dare e ricevere informazioni. Gli ippopotami, per esempio, riescono a creare cori intonati lungo i fiumi, a distanza di chilometri, e i soundscape, i panorami sonori, sono una nuova frontiera degli studi in biologia marina: ogni particolare tipo di fondale ha i suoi tipici suoni e, in determinati orari della giornata, si vengono a creare veri e propri cori (lo fanno, per esempio, i ricci di mare quando escono a brucare le alghe). Ma naturalmente ciò che più colpisce l'immaginario collettivo tra i suoni marini è la capacità vocale dei cetacei.

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clark

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