Sapere Scienza

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È quasi immediato pensare all'allattamento come una forma di cura parentale esclusiva dei mammiferi. Non è così. Esistono altre specie che nutrono i propri piccoli con liquidi assimilabili al latte, con differenti composizioni legate alle diverse funzioni da svolgere. Un recente articolo pubblicato su The New York Times Science ha tracciato un breve excursus in quella che potremmo definire la Via Lattea che attraversa il regno animale.

Il cosiddetto biota di Ediacara (571 – 541 milioni di anni fa) è tutt'oggi oggetto di accese discussioni tra gli specialisti. Questo insieme di faune, distribuito su tutto il pianeta e risalente a poco prima del Cambriano, è costituito da alcuni organismi chiaramente di origine animale, come Kimberella, ma la maggior parte dei fossili è di difficile attribuzione, a causa delle peculiari caratteristiche riscontrate: per esempio, molti organismi sembrano avere quella che viene definita slittosimmetria, in cui un lato dell'animale sembra essere "scivolato" in avanti rispetto all'altro; altri sembrano frattali viventi, e altri ancora quasi dei "materassini".

Le forme di comunicazione in Natura sono tantissime e coinvolgono tutti i possibili sensi: colori e posture colpiscono la vista, sostanze odorose e ormoni si rivolgono ai diversi metodi di percezione chimica, e il suono è un ottimo mezzo per dare e ricevere informazioni. Gli ippopotami, per esempio, riescono a creare cori intonati lungo i fiumi, a distanza di chilometri, e i soundscape, i panorami sonori, sono una nuova frontiera degli studi in biologia marina: ogni particolare tipo di fondale ha i suoi tipici suoni e, in determinati orari della giornata, si vengono a creare veri e propri cori (lo fanno, per esempio, i ricci di mare quando escono a brucare le alghe). Ma naturalmente ciò che più colpisce l'immaginario collettivo tra i suoni marini è la capacità vocale dei cetacei.

È sorprendente pensare ai lunghissimi viaggi affrontati dagli uccelli migratori. Una delle curiosità più ricorrenti riguarda il modo in cui si orientano per giungere a destinazione. Come faranno questi instancabili volatili a percorrere chilometri e chilometri, riuscendo a capire dove andare per arrivare presso la meta prefissata. Tra i trucchi di questi animali c'è la magnetoricezione, la capacità di percepire il campo magnetico terrestre per orientarsi. Nel corso di anni di ricerca si è scoperto che questa abilità appartiene anche ad altri esseri viventi. E l'uomo? Da decenni si cerca di comprendere se anche noi essere umani possediamo questa sorta di bussola interna. Un recente studio, pubblicato su eNeuro, potrebbe aver tracciato la giusta strada per confermare questa ipotesi.

Avrete sentito l’espressione “sguardo tagliente” (esiste persino un personaggio dell’epica di Tolkien con questo nome, Maeglin), in genere viene usata come complimento per l’acuità visiva di una persona. Questo concetto in natura è preso molto sul serio, soprattutto da un gruppo di pesci i cui rappresentanti sono noti anche a chi il mare lo frequenta poco: gli scorpeniformi.

A causa di “documentari” scriteriati e di leggende metropolitane, oltre che di millenarie imposizioni culturali, siamo portati a pensare agli animali come pericolosissimi esseri inferiori. La cosa interessante, però, è che il rischio di essere sopraffatti e uccisi da un predatore era reale solo nei primi tempi della nostra storia, ed è andato via via riducendosi davvero ai minimi termini.

Gli uomini trovano bellissimi i colori, le livree e i canti degli animali, quasi come si trattasse di opere d'arte, dipinti e musica. L'arte è creata dagli umani per gli umani ma che dire delle meravigliose opere della natura, degli ornamenti e dei suoni degli animali? Perché e per chi esistono? Da dove nascono? Ce lo racconta il premio Nobel Christiane Nüsslein-Volhard che sarà la relatrice del quarto incontro di GiovedìScienza, previsto per il 10 gennaio 2019, alle ore 17:45, presso il Teatro Colosseo di Torino.

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  • città Torino

La primavera sta arrivando e presto i nostri cieli saranno popolati da allegre rondini, uno degli esempi più conosciuti di uccelli migratori. Vi siete mai chiesti come facciano a trovare ogni anno la strada per viaggiare tra Africa ed Europa? Tra le strategie adoperate c’è l’osservazione del cielo, lo stesso strumento che i grandi esploratori hanno utilizzato fino all’avvento della bussola e, ai giorni d’oggi, delle tecnologie di geolocalizzazione (l’amatissimo GPS - Global Positioning System). Sono tanti gli animali che guardano il cielo stellato per orientarsi e, un recente studio dell’Università di Lund, ha riunito i risultati di questi anni di ricerca per tirare le somme e pianificare nuovi obiettivi.

Era stato trovato in giro a curiosare in una piantagione di palme per la produzione di olio e incarnava la speranza di poter perpetuare la sua specie. Era Tam, l'ultimo rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis) della Malesia e, purtroppo, è morto senza lasciare dei successori. La sua scomparsa rende sempre più incombente l'estinzione di questi animali. Li stiamo per perdere o possiamo ancora intraprendere un ultimo difficile tentativo per salvarli?

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clark

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