Sapere Scienza

Sapere Scienza

Il 2017 sta volgendo al termine e, tra Natale e Capodanno, molti di noi celebreranno l’anno passato e quello che sta arrivando con un bel brindisi. Nei calici verseremo spumante, champagne o dei pregiati vini. Proprio del prodotto della fermentazione dell’uva, della sua storia, vi vogliamo parlare oggi in questo post.

L'antica città di Porto (Portus Romae) fu, tra il I e il VI secolo d.C. la porta di accesso dell'Impero Romano verso il Mediterraneo. Un centro nevralgico per il commercio i cui resti sono stati studiati da un gruppo di scienziati dell'Università di Cambridge al fine di ricostruire quella che era la vita delle persone che lì vivevano, lavoravano e morivano. La ricerca, pubblicata nella rivista Antiquity, si focalizza sulla dieta della comunità presente. A cosa può servire sapere quale fosse l'alimentazione di questa gente di mare? Come già avevo affermato in un precedente articolo, molte volte siamo ciò che mangiamo, sia in termini di individui che di società.

Molti dei frutti che si trovano nelle nostre cucine erano già coltivati in Asia centrale più di mille anni fa. Lo dimostra lo studio svolto da Robert Spengler del Max Planck Institute for the Science of Human History: le sue analisi archeobotaniche hanno permesso di capire cosa venisse coltivato nel cuore della Via della Seta durante il periodo di maggior frequentazione. Erano mele, pesche, albicocche e meloni che noi, oggi, conosciamo molto bene proprio grazie al grande fermento commerciale presente in quella regione nel medioevo.

La mela occupa un posto ingombrante nel nostro immaginario, ancora più che nelle nostre tavole: è il frutto dell'albero della Conoscenza nel Libro della Genesi, la strega della fiaba di Biancaneve la offre alla protagonista per poterla avvelenare e quante volte ci avranno ripetuto che "una mela al giorno leva il medico di torno"? Malgrado il suo aspetto ingenuo e rassicurante, la letteratura e i vecchi adagi ci hanno da sempre mostrato un lato non del tutto innocente di questa succosa tentazione. E dal punto di vista evolutivo? La mela è sempre stata così come la vediamo? Quando ha iniziato il suo processo di domesticazione? La sua forma e la sua dimensione sono opera dell'uomo? Vedrete che, anche in questo caso, il "frutto del peccato" ci mostrerà qualcosa di inaspettato. Prima di iniziare, però, ho una domanda: vi è mai capitato di piantare il seme di una mela? Se sì, quale è stato il risultato finale? Ve lo chiedo perché, grazie a questo viaggio, scopriremo le risposte a questi quesiti e soprattutto la ragione per cui ciò accade.

I nomadi di cui parliamo sono gli abitanti delle steppe della regione a sud del fiume Don, in Russia. Un team internazionale di scienziati, composto da archeologi e esperti di pedologia - la scienza che studia il suolo – ha esaminato i siti di sepoltura risalenti all’età del Bronzo al confine tra la Calmucchia e il Territorio di Stavropol', trovando tracce di orzo coltivato sulle pareti di recipienti in ceramica. Cosa c’è di strano? In quel periodo storico quelle genti non praticavano l’agricoltura quindi la pianta doveva provenire da insediamenti delle colline del Caucaso, frutto di una forma di scambio di beni.

tirelli

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