Sapere Scienza

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“Maccarone...m’hai provocato e io te distruggo! Io me te magno!”. Questo esclamava Alberto Sordi davanti ad una invitante coppa di spaghetti dopo aver cercato di cenare “all’americana” in “Un americano a Roma”, pellicola del 1954. L’amore per la pasta, il rapporto quasi sentimentale che lega gli italiani ai piatti della tradizione, è retaggio antico. È questo che ci racconta un nuovo libro, scritto dall’archeologo David Breeze, “Bearsden: A Roman Fort on the Antonine Wall” (Bearsden: una fortificazione romana sul Vallo di Antonino).

Parliamo di archeologia letteralmente sommersa: testimonianze di civiltà passate conservate nelle profondità marine, tesori difficili da scoprire e conoscere ma che, grazie alle nuove tecnologie, diventano sempre più accessibili agli esperti. Proprio nelle ultime settimane il mondo subacqueo ci ha restituito due importanti siti.

Questa settimana ho preso in prestito il titolo di un celebre film sui mutanti protagonisti dei fumetti della Marvel Comics, gli X-Men, per parlarvi di come l’archeologia possa aiutarci a cercare soluzioni per i tempi che verranno. Gli scavi, i resti umani, lo studio sistematico di dati ricavati da documenti antichi, possono essere i pezzi di un puzzle in grado di mostrarci gli errori da non commettere nuovamente e di suggerirci nuove soluzioni per la nostra sopravvivenza. La sopravvivenza della specie umana in un mondo sempre più urbanizzato, in un Antropocene – l’attuale era geologica, dominata dall’azione dell’Uomo sulla Natura - che ha modificato gli equilibri del nostro Pianeta.

La gamification e la realtà aumentata sono strumenti che in molti cercano di utilizzare per la fruizione dei beni culturali perché in grado di coinvolgere i più giovani trasmettendo conoscenza grazie al complesso lavoro di progettazione che vi è dietro. Divertimento, contenuti appassionanti e una location suggestiva e di grande valore storico sono gli ingredienti vincenti di una nuova app. È Inventum, il primo videogioco 3D in realtà aumentata sul patrimonio culturale della Basilicata, in particolare dedicato al Parco Archeologico di Venosa.

Si chiama anastilosi. È la ricostruzione di antichi edifici mediante la ricomposizione delle strutture con i pezzi originali. Molte sono le architetture che, nel corso dei secoli, hanno subito le ingiurie del tempo - degrado dovuto a fattori ambientali, di natura fisica, chimica e biologica - o quelle degli uomini, che ne hanno saccheggiato o distrutto parti. Le nuove tecnologie ci permettono di provare a ricomporre questi puzzle archeologici, comodamente seduti davanti a un PC o sulla scrivania di un laboratorio.

A quanti sarà capitato di domandarsi come abbiano fatto strutture del Passato ad arrivare quasi integre fino ai giorni nostri? “Un tempo si lavorava meglio!”, “Secoli fa si costruiva per lasciare una testimonianza che potesse conservarsi quanto più a lungo possibile”. Queste sono solo alcune delle affermazioni che abbiamo ascoltato innumerevoli volte sull’argomento. Recentemente è stato pubblicato uno studio che dimostra come le maestranze di epoca romana fossero in grado di preparare un cemento straordinario per strutture a stretto contatto con il mare.

È possibile raccontare l'evoluzione della presenza dell'uomo sul pianeta seguendo l'accumulo in suoli e sedimenti di steroli fecali, importanti composti chimici della fisiologia umana. Scienziati dell'Università Ca' Foscari Venezia e dell'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IDPA) hanno identificato e datato tracce di steroli nei sedimenti di due laghi neozelandesi, riuscendo a provare la presenza dei Maori che, a partire dal 1280 circa, colonizzarono le due isole oceaniche, disboscandole nel giro di pochi decenni, per fare spazio a campi e pascoli. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

Il nome dell’uomo nell’immagine è Context 958. No, non è un androide, è un uomo che viene dal Passato per raccontarci com’era la vita nella Cambridge medievale, messa in ginocchio dalla peste.

“Cantami, o Diva, del pelide Achille/l’ira funesta che infiniti addusse lutti/agli Achei...”. Inizia così il mitico poema di Omero, l’Iliade, che racconta le vicende legate alla guerra di Troia e le gesta di eroi quali Achille e Ulisse. Quando si parla delle origini della civiltà greca, mito, letteratura e storia si fondono in un intreccio stretto, molto difficile da sciogliere.

È di circa un mese fa la notizia riguardante l’ultimo pasto di Ötzi, l’uomo di Similaun. Erano pezzi di carne essiccata di stambecco che per noi, Homo sapiens del 2017, è facile accostare allo speck, data anche la provenienza di questo cibo. Lo aveva consumato affrontando le dure salite e il ghiaccio delle Alpi. La pancia, per essere più precisi l’apparato gastrointestinale, può rivelarci tantissimo di un essere umano e della civiltà a cui appartiene. Molto è stato detto agli studiosi dalla presenza dell’Helicobacter pylori. Cos’è? Avete la sensazione di averlo già sentito nominare, vero? Continuate a leggere e scoprirete perché per alcuni di voi questo strano nome può risultare tristemente familiare.

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clark

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