Sapere Scienza

Sapere Scienza

La navigazione, la necessità di esplorare nuove terre attraversando le acque del mar Mediterraneo, potrebbe essere iniziata prima di quanto dedotto dagli studi archeologici sino a ora. Durante l’ultimo meeting della Society for American Archaeology è stata esposta una nuova e affascinante ipotesi: i Neanderthal potrebbero essere stati i primi marinai della storia.

Per quarant'anni, da quando venne ritrovato negli anni '70, l'Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang, è stato per gli scienziati una dimostrazione dell'altissimo livello raggiunto dall'artigianato cinese già nel III secolo avanti Cristo. È per questo motivo che, osservando lo stato di conservazione delle sue armi in bronzo e registrando la presenza di cromo in alcuni campioni provenienti da quei reperti, gli archeologi hanno immaginato che quelle menti e quelle mani, così attente e sapienti, fossero state in grado di ideare e utilizzare il primo trattamento anticorrosione della storia. Nel corso degli anni, con lo studio e l'avvento di nuove tecnologie, qualche dubbio su questa teoria è sorto e ora, nuove analisi hanno rivelato che i motivi per cui il tempo non ha quasi distrutto l'arsenale di quell'esercito, eterno e silente, non è racchiuso in una superficie cromata.

Questa settimana ho preso in prestito il titolo di un celebre film sui mutanti protagonisti dei fumetti della Marvel Comics, gli X-Men, per parlarvi di come l’archeologia possa aiutarci a cercare soluzioni per i tempi che verranno. Gli scavi, i resti umani, lo studio sistematico di dati ricavati da documenti antichi, possono essere i pezzi di un puzzle in grado di mostrarci gli errori da non commettere nuovamente e di suggerirci nuove soluzioni per la nostra sopravvivenza. La sopravvivenza della specie umana in un mondo sempre più urbanizzato, in un Antropocene – l’attuale era geologica, dominata dall’azione dell’Uomo sulla Natura - che ha modificato gli equilibri del nostro Pianeta.

Immaginare un mondo in cui una donna possa mostrare la propria forza fisica – o capacità solitamente riconosciute agli uomini - ha sempre affascinato molti. Lo dimostra il successo di personaggi come Xena, la principessa guerriera, o, più recentemente, Brienne di Tarth nella seguitissima serie televisiva Game of Thrones. Un recente studio sembra aver trovato le prove dell’esistenza di una donna guerriera nelle file dei vichinghi vissuti in Svezia tra l’VIII e il X secolo d.C. L’intera vicenda sviluppatasi intorno a questa ricerca riserva delle interessanti sorprese.

Amati, invidiati, temuti, estremamente coccolati, incredibilmente cercati e diffusi in rete. Sono i nostri gatti, secondo animale domestico preferito dagli italiani: nel 2015 il 49,7% ospitava nella propria casa un felino. Come possiamo immaginare non sono sempre stati al nostro fianco: un tempo erano animali selvatici e solo successivamente hanno iniziato ad aiutare l’Uomo. Come e quando questo è accaduto? L’archeologia e la biologia stanno ricostruendo il lungo percorso che ha portato alla domesticazione e diffusione dei gatti in tutto il mondo.

Torna a fine settembre l'appuntamento con la Settimana della Scienza e la Notte Europea dei Ricercatori, l'occasione per conoscere la vita di persone ordinarie che svolgono un lavoro straordinario. La manifestazione, ancora una volta organizzata dall'associazione Frascati Scienza, vincitrice del bando della Commissione Europea Horizon 2020 nell'ambito delle azioni Marie Skłodowska–Curie, ha in serbo per noi tanti incontri e attività, alcune delle quali vedranno scienza e beni culturali incontrarsi.

L’intrigante Cleopatra, la bella Nefertiti, la combattiva Elisabetta I. Protagoniste della Storia che non rinunciavano a curare il proprio aspetto. Lo facevano con gli antenati di eyeliner, ciprie, rossetti, preparati con materie prime naturali quali minerali, vegetali e, a volte, anche animali. L’assenza di veri e propri processi di sintesi artificiale non significa, però, che questi cosmetici non potessero interagire in modo negativo con l’organismo, anzi, proprio la mancanza di dati scientifici ha portato le donne a truccarsi con sostanze che oggi sappiamo essere nocive. I ricercatori hanno approfondito con tecniche diagnostiche e studi medici la composizione e gli effetti del makeup del passato. Ciò che hanno scoperto non è affatto banale.

Siamo appena tornati dalle vacanze e, al mare, in montagna o in giro per le città d’arte, abbiamo tutti beneficiato del caldo sole d’agosto. Non si tratta solamente di mera abbronzatura: la luce solare è necessaria per la sintesi della vitamina D, protagonista nelle reazioni di calcificazione delle ossa, l’impalcatura che sorregge il nostro corpo. La carenza di questa sostanza porta al rachitismo, malattia che, nell’immaginario collettivo, è legata a contesti sociali e ambientali del passato ma ancora oggi presente in percentuali non trascurabili, soprattutto nelle popolazioni di alcune aree geografiche. Come spesso abbiamo raccontato in questo blog, studiare il passato può portare a trovare soluzioni per il futuro. Parte della comprensione della patologia descritta passa questa volta attraverso lo studio di resti archeologici del XVIII – XIX secolo e la lettura di un particolare archivio che registra i cambiamenti che avvengono nella nostra salute e nel nostro stile di vita, ora come allora: i denti.

Parmigiano, pecorino, stracchino, mozzarella di bufala ma anche camembert, reblochon, chèvre e, addirittura, gouda. Questi sono solo una minima parte dei formaggi prodotti ai giorni nostri in Europa. Amati dai golosi ed evitati da chi soffre di intolleranza al lattosio. Eppure latte e derivati sono stati fondamentali nella storia dell'umanità e la dimostrazione di questo è stata trovata in resti di acidi grassi su frammenti ceramici raccolti in due siti archeologici croati.

Tutti abbiamo almeno un paio di blue jeans nel nostro armadio. Il loro tessuto è comodo, resistente, per non parlare del colore, adatto a ogni occasione. Le prime due caratteristiche saranno state anche quelle che hanno spinto gli antichi abitanti del Perù, 6000 anni fa, a costruire borse con questo tessuto. Cosa sappiamo della storia del jeans? E di quella dell’indaco, la tintura che ha reso famosa questa stoffa?

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