Sapere Scienza

Sapere Scienza

Abbiamo parlato del Carbonio-14, un isotopo radioattivo, e ho accennato nel precedente post all’esistenza della radioattività ambientale. La parola radioattività spesso incute timore: la colleghiamo alla bomba atomica alle centrali nucleari ma, in verità, è un fenomeno naturalmente presente sul nostro Pianeta.

I nostri computer, i telefonini, i tablet. Gli strumenti tecnologici che utilizziamo tutti i giorni, per lavoro o per divertimento, si basano su due simboli: 1 e 0. È il codice binario. Un cerchio vuoto che a volte diamo per scontato ma che, in realtà, ha aperto le porte alla matematica e alla scienza moderna.

Siamo appena tornati dalle vacanze e, al mare, in montagna o in giro per le città d’arte, abbiamo tutti beneficiato del caldo sole d’agosto. Non si tratta solamente di mera abbronzatura: la luce solare è necessaria per la sintesi della vitamina D, protagonista nelle reazioni di calcificazione delle ossa, l’impalcatura che sorregge il nostro corpo. La carenza di questa sostanza porta al rachitismo, malattia che, nell’immaginario collettivo, è legata a contesti sociali e ambientali del passato ma ancora oggi presente in percentuali non trascurabili, soprattutto nelle popolazioni di alcune aree geografiche. Come spesso abbiamo raccontato in questo blog, studiare il passato può portare a trovare soluzioni per il futuro. Parte della comprensione della patologia descritta passa questa volta attraverso lo studio di resti archeologici del XVIII – XIX secolo e la lettura di un particolare archivio che registra i cambiamenti che avvengono nella nostra salute e nel nostro stile di vita, ora come allora: i denti.

Gli uomini preferiscono le bionde. No, non stiamo parlando di stereotipi di genere ma di quanto la birra, una delle bevande alcoliche più consumate nel mondo, possa aver condizionato la storia dell’Uomo, tanto da condurlo da una vita da nomade a un’esistenza sostentata dai frutti dell’agricoltura e dell’allevamento.

Come ho accennato nel precedente post, nel quale ho spiegato i principi alla base della datazione con il radiocarbonio, la teoria è piuttosto lontana dalla pratica. Il metodo parte da assunti che non sono sempre veri e che, anzi, causano non pochi problemi. La correzione da apportare alla data ottenuta, tenendo conto delle variabili cui i fenomeni fisici descritti vanno incontro, prende il nome di calibrazione. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratti.

Non è la prima volta che parliamo di Stonehenge, il sito inglese in cui è conservata una delle più famose e misteriose strutture megalitiche della Preistoria. Come avevamo già accennato e forse già sapete, sono stati numerosi gli approcci degli scienziati per comprenderne le modalità di costruzione e le finalità di utilizzo. E se cercassimo di battere un sentiero ancora inesplorato, cambiando punto di vista? Anzi, affidandoci proprio all’udito?

L’amore, la morte e il tempo. È questo il fulcro della storia della tomba di Kha, dalla sua costruzione a oggi, passando per il ritrovamento, la collocazione all’interno di uno dei più celebri musei italiani, e le analisi non invasive condotte sugli oggetti in essa conservati. Storia, arte e scienza si incontrano in reperti di un passato lontanissimo, storicamente e geograficamente.

Diversi studi degli ultimi mesi stanno dimostrando che gli antichi mari del Cambriano medio (intorno a 505 milioni di anni fa), popolati da animali che sembrano usciti da un film di fantascienza, erano ecologicamente ben più complessi ecologicamente di quanto pensassimo...

Quanti anni hai? Quante volte ci saremmo sentiti porre questa domanda! Ci viene chiesto per questioni più o meno serie – ad esempio durante un colloquio di lavoro - o per semplice curiosità, per sapere se siamo più giovani o più vecchi dell’aspetto che mostriamo. I ricercatori pongono questa stessa domanda a reperti archeologici o beni storico-artistici.

Guardare dall’alto la superficie del nostro Pianeta riserva sempre magnifiche sorprese: le città diventano presepi, con le loro case, i corsi d’acqua, le grandi opere. E poi c’è la campagna che sembra una coperta in patchwork dalle tonalità che vanno dal verde all’ocra gialla. In realtà, in quegli scampoli di “stoffa”, c’è molto da scoprire. La fotografia aerea in archeologia è una delle metodologie più datate ma anche una delle più efficaci in quanto ci dà informazioni visive che sarebbe difficile raccogliere passeggiando nelle aree interessate. Questo tipo di approccio, infatti, non si limita all’identificazione e scoperta di nuovi siti d’interesse archeologico ma riveste un ruolo importante in tutte le fasi della ricerca, dall’interpretazione delle immagini al loro valore documentale, passando per la salvaguardia ed il monitoraggio.

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clark

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