Sapere Scienza

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La cannabis, soprattutto in questo periodo, è il fulcro di questioni controverse. È una delle droghe più assunte e popolari a livello globale e la sua liberalizzazione è al centro del dibattito politico italiano da tantissimo tempo. L'origine dell'impiego di questa pianta a uso psicotropo, però, non è ancora del tutto chiara: esistono testimonianze scritte ma, a livello di prove archeologiche, molto c'è da cercare o ricontrollare. Ora uno studio pubblicato su Science Advances ha finalmente descritto i ritrovamenti più antichi di marijuana.

Per quarant'anni, da quando venne ritrovato negli anni '70, l'Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang, è stato per gli scienziati una dimostrazione dell'altissimo livello raggiunto dall'artigianato cinese già nel III secolo avanti Cristo. È per questo motivo che, osservando lo stato di conservazione delle sue armi in bronzo e registrando la presenza di cromo in alcuni campioni provenienti da quei reperti, gli archeologi hanno immaginato che quelle menti e quelle mani, così attente e sapienti, fossero state in grado di ideare e utilizzare il primo trattamento anticorrosione della storia. Nel corso degli anni, con lo studio e l'avvento di nuove tecnologie, qualche dubbio su questa teoria è sorto e ora, nuove analisi hanno rivelato che i motivi per cui il tempo non ha quasi distrutto l'arsenale di quell'esercito, eterno e silente, non è racchiuso in una superficie cromata.

La superficie della Terra potrebbe essere paragonata alla nostra pelle: il tempo la modifica, ci sono rughe profonde, scalfitture, segni del passaggio di eventi più o meno distruttivi. Anche il paesaggio, proprio come fanno gli esseri viventi, cresce, evolve e ciò condiziona inevitabilmente la vita dell'uomo nel passare dei millenni. La nostra dipendenza dai cicli che coinvolgono il nostro pianeta e dai suoi ritmi è in particolar modo evidente studiando gli insediamenti nati in prossimità dei fiumi: l'esempio che a molti di voi tornerà alla mente è quello del Nilo ma tanti sono i corsi d'acqua con cui l'uomo ha intrecciato la propria esistenza. Tra questi c'è il Mississippi, negli Stati Uniti.

“My name is Potato” è il titolo di una simpatica canzone interpretata nel lontano 1977 da Rita Pavone. La vera protagonista del brano e del video da esso tratto è una curiosa patata con un forte accento americano. Nella messa in scena c’è un fondo di verità: questo tubero, che insieme a pasta e pane fornisce una buona percentuale dei carboidrati che assumiamo nella nostra dieta, viene da lontano. Esistevano già prove che hanno permesso di ricostruire la sua storia ma la “pistola fumante”, che testimonia il luogo e il momento in cui gli uomini hanno deciso di coltivarla, è stata trovata solo recentemente.

Ingrediente pregiato che arricchisce alcune tavole natalizie e spesso accompagnato dallo champagne: è il caviale, piccole sfere nere, preziose come perle. Lontano dagli eleganti pasti delle feste, un prodotto simile - le uova di pesce - ha nutrito le comunità preistoriche tedesche. Una notizia che fa nuova luce non solo sull'evoluzione delle antiche società europee ma anche sulle nuove tecniche di analisi che permettono di studiare ceramiche e i resti di cibo presenti sulla loro superficie, raccogliendo una quantità di informazioni senza precedenti.

Ancora una volta Google Arts & Culture ci permette di esplorare, seduti davanti ai nostri personal computer, luoghi lontani e opere straordinarie. Con la collaborazione del British Museum, ha aperto un “varco spazio-temporale” che ci catapulterà nel XIX secolo, in America Centrale, alla scoperta della civiltà maya.

Abbiamo parlato del Carbonio-14, un isotopo radioattivo, e ho accennato nel precedente post all’esistenza della radioattività ambientale. La parola radioattività spesso incute timore: la colleghiamo alla bomba atomica alle centrali nucleari ma, in verità, è un fenomeno naturalmente presente sul nostro Pianeta.

Negli scavi archeologici i reperti che emergono con più frequenza sono sicuramente le ceramiche, un archivio di testimonianze non facilmente soggette a degrado come, invece, lo sono i materiali organici. Prodotte per lo più con argilla e quarzo, sono riuscite, spesso in frammenti, a giungere sino a noi superando le alterazioni chimiche, fisiche e biologiche a cui sarebbero potute andare incontro. Analizzandole dal punto di vista culturale, ci rendiamo conto che questi oggetti hanno registrato nella storia delle civiltà il variare nel tempo di mode, funzioni tecniche e simboli: le principali differenze nella forma (morfologia) di vasi, ad esempio, sono ben delimitabili nel tempo e nello spazio. Per gli archeologi la ceramica rappresenta un ottimo orologio. E lo diventa ancora di più se pensiamo che può essere datato con un metodo scientifico e non solo basandosi sullo stile di un manufatto. Oggi parliamo di termoluminescenza.

Come ho accennato nel precedente post, nel quale ho spiegato i principi alla base della datazione con il radiocarbonio, la teoria è piuttosto lontana dalla pratica. Il metodo parte da assunti che non sono sempre veri e che, anzi, causano non pochi problemi. La correzione da apportare alla data ottenuta, tenendo conto delle variabili cui i fenomeni fisici descritti vanno incontro, prende il nome di calibrazione. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratti.

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tirelli

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