Sapere Scienza

Sapere Scienza

È di circa un mese fa la notizia riguardante l’ultimo pasto di Ötzi, l’uomo di Similaun. Erano pezzi di carne essiccata di stambecco che per noi, Homo sapiens del 2017, è facile accostare allo speck, data anche la provenienza di questo cibo. Lo aveva consumato affrontando le dure salite e il ghiaccio delle Alpi. La pancia, per essere più precisi l’apparato gastrointestinale, può rivelarci tantissimo di un essere umano e della civiltà a cui appartiene. Molto è stato detto agli studiosi dalla presenza dell’Helicobacter pylori. Cos’è? Avete la sensazione di averlo già sentito nominare, vero? Continuate a leggere e scoprirete perché per alcuni di voi questo strano nome può risultare tristemente familiare.

Sentir parlare di funghi ci riporta alla mente risotti impreziositi dai profumati porcini, colorati veleni come l’Amanita muscaria o droghe psichedeliche ricavate dai principi attivi contenuti da individui del genere Psilocybe. Questi strani organismi, tanto particolari da meritare un regno a parte nella classificazione degli esseri viventi, sono da sempre stati utilizzati dagli uomini che, sin dalla preistoria, erano consapevoli delle loro innumerevoli proprietà. Vi è però un’applicazione poco conosciuta di cui ci parla un recente studio pubblicato su PlosOne: erano stoppini, esche per accendere il fuoco.

Si chiama anastilosi. È la ricostruzione di antichi edifici mediante la ricomposizione delle strutture con i pezzi originali. Molte sono le architetture che, nel corso dei secoli, hanno subito le ingiurie del tempo - degrado dovuto a fattori ambientali, di natura fisica, chimica e biologica - o quelle degli uomini, che ne hanno saccheggiato o distrutto parti. Le nuove tecnologie ci permettono di provare a ricomporre questi puzzle archeologici, comodamente seduti davanti a un PC o sulla scrivania di un laboratorio.

Al di là di ogni riflessione culturale, sociale e personale, noi uomini siamo onnivori. Anzi, in passato i nostri antenati sono stati dei grandi consumatori di carne. Una testimonianza della posizione dominante dei nostri predecessori nella catena alimentare proviene da un recente studio condotto dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, in cui è descritta una nuova analisi isotopica applicata su denti e ossa di Neanderthal, vissuti in Francia durante il periodo di transizione tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore.

E luce fu, in un duplice senso. Sulla storia di una tecnica artistica che ancora oggi viene adoperata anche in ambiti scientifici e che diede vita ai possenti Bronzi di Riace e perché proprio la luce è alla base dell’analisi che ha permesso questo. La tecnica di fusione a cera persa e la fotoluminescenza sono i protagonisti di questo lunedì con “Scienza e beni culturali”.

Come ho accennato nel precedente post, nel quale ho spiegato i principi alla base della datazione con il radiocarbonio, la teoria è piuttosto lontana dalla pratica. Il metodo parte da assunti che non sono sempre veri e che, anzi, causano non pochi problemi. La correzione da apportare alla data ottenuta, tenendo conto delle variabili cui i fenomeni fisici descritti vanno incontro, prende il nome di calibrazione. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratti.

I nostri computer, i telefonini, i tablet. Gli strumenti tecnologici che utilizziamo tutti i giorni, per lavoro o per divertimento, si basano su due simboli: 1 e 0. È il codice binario. Un cerchio vuoto che a volte diamo per scontato ma che, in realtà, ha aperto le porte alla matematica e alla scienza moderna.

Non è la prima volta che parliamo di Stonehenge, il sito inglese in cui è conservata una delle più famose e misteriose strutture megalitiche della Preistoria. Come avevamo già accennato e forse già sapete, sono stati numerosi gli approcci degli scienziati per comprenderne le modalità di costruzione e le finalità di utilizzo. E se cercassimo di battere un sentiero ancora inesplorato, cambiando punto di vista? Anzi, affidandoci proprio all’udito?

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clark

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