Sapere Scienza

Sapere Scienza

Gli uomini preferiscono le bionde. No, non stiamo parlando di stereotipi di genere ma di quanto la birra, una delle bevande alcoliche più consumate nel mondo, possa aver condizionato la storia dell’Uomo, tanto da condurlo da una vita da nomade a un’esistenza sostentata dai frutti dell’agricoltura e dell’allevamento.

La contraffazione di pietre preziose non è una novità nei tempi che stiamo vivendo. Forse non lo era neanche per i nostri antenati preistorici: in due siti archeologici spagnoli risalenti al III e II millennio a. C. sono state trovate delle particolari perline ricoperte in resina, probabilmente fatte passare per ambre. Un'antichissima truffa? Potrebbe essere, ma ci sono anche altre interessanti possibilità per spiegare la presenza di questi particolari oggetti nelle sepolture esaminate.

Chissà se i soldati inglesi della Seconda Guerra Mondiale avrebbero potuto immaginare che quel nuovo strumento strategico per individuare il passaggio di aerei nei loro cieli sarebbe stato un ottimo alleato degli archeologi dei nostri tempi. Stiamo parlando dei radar e delle loro applicazioni.

 

L’intrigante Cleopatra, la bella Nefertiti, la combattiva Elisabetta I. Protagoniste della Storia che non rinunciavano a curare il proprio aspetto. Lo facevano con gli antenati di eyeliner, ciprie, rossetti, preparati con materie prime naturali quali minerali, vegetali e, a volte, anche animali. L’assenza di veri e propri processi di sintesi artificiale non significa, però, che questi cosmetici non potessero interagire in modo negativo con l’organismo, anzi, proprio la mancanza di dati scientifici ha portato le donne a truccarsi con sostanze che oggi sappiamo essere nocive. I ricercatori hanno approfondito con tecniche diagnostiche e studi medici la composizione e gli effetti del makeup del passato. Ciò che hanno scoperto non è affatto banale.

Parmigiano, pecorino, stracchino, mozzarella di bufala ma anche camembert, reblochon, chèvre e, addirittura, gouda. Questi sono solo una minima parte dei formaggi prodotti ai giorni nostri in Europa. Amati dai golosi ed evitati da chi soffre di intolleranza al lattosio. Eppure latte e derivati sono stati fondamentali nella storia dell'umanità e la dimostrazione di questo è stata trovata in resti di acidi grassi su frammenti ceramici raccolti in due siti archeologici croati.

Siamo appena tornati dalle vacanze e, al mare, in montagna o in giro per le città d’arte, abbiamo tutti beneficiato del caldo sole d’agosto. Non si tratta solamente di mera abbronzatura: la luce solare è necessaria per la sintesi della vitamina D, protagonista nelle reazioni di calcificazione delle ossa, l’impalcatura che sorregge il nostro corpo. La carenza di questa sostanza porta al rachitismo, malattia che, nell’immaginario collettivo, è legata a contesti sociali e ambientali del passato ma ancora oggi presente in percentuali non trascurabili, soprattutto nelle popolazioni di alcune aree geografiche. Come spesso abbiamo raccontato in questo blog, studiare il passato può portare a trovare soluzioni per il futuro. Parte della comprensione della patologia descritta passa questa volta attraverso lo studio di resti archeologici del XVIII – XIX secolo e la lettura di un particolare archivio che registra i cambiamenti che avvengono nella nostra salute e nel nostro stile di vita, ora come allora: i denti.

In questa rubrica parliamo quasi sempre del patrimonio culturale e della sua conservazione. Purtroppo, in alcune regioni del mondo, non è il Tempo il più grande nemico dei resti delle civiltà passate.

Quelli che osservate nella foto sono frammenti di ossa. Più piccoli di una chiavetta USB, sicuramente non riconoscibili a un occhio non esperto, questi piccoli resti hanno custodito per 90.000 anni una storia genetica speciale. La storia di una ragazzina che aveva una mamma neandertaliana e un papà denisoviano. Questa è la prima volta in cui gli scienziati hanno identificato un individuo antico i cui genitori appartengono a due distinti gruppi umani. L'eccezionale scoperta è stata descritta nell'articolo pubblicato alcuni giorni fa su Nature.

Maschera, pinne, boccaglio e poi via, alla scoperta di fondali inesplorati. Ci si può dedicare a questo nel tempo libero, durante le vacanze, ma può anche diventare un mestiere, un’affascinante professione che coniuga le competenze di chi abitualmente si occupa di mondi sommersi con quelle di coloro i quali studiano il passato. Stiamo parlando di archeologia subacquea.

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clark

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