Sapere Scienza

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Abbiamo parlato del Carbonio-14, un isotopo radioattivo, e ho accennato nel precedente post all’esistenza della radioattività ambientale. La parola radioattività spesso incute timore: la colleghiamo alla bomba atomica alle centrali nucleari ma, in verità, è un fenomeno naturalmente presente sul nostro Pianeta.

Nuove notizie giungono dalla grotta di Denisova, sui monti Altai, in Siberia meridionale. I ricercatori dell'Università di Oxford, in collaborazione con gruppi multidisciplinari di studiosi provenienti da Regno Unito, Russia, Australia, Canada e Germania, hanno finalmente pubblicato i risultati di una serie di analisi cronologiche e genetiche effettuate sui campioni raccolti in quello che è conosciuto come l'unico luogo nel mondo a essere stato occupato da Denisoviani e Neanderthal in differenti intervalli di tempo. La ricerca è descritta in due articoli pubblicati su Nature.

A quanti sarà capitato di domandarsi come abbiano fatto strutture del Passato ad arrivare quasi integre fino ai giorni nostri? “Un tempo si lavorava meglio!”, “Secoli fa si costruiva per lasciare una testimonianza che potesse conservarsi quanto più a lungo possibile”. Queste sono solo alcune delle affermazioni che abbiamo ascoltato innumerevoli volte sull’argomento. Recentemente è stato pubblicato uno studio che dimostra come le maestranze di epoca romana fossero in grado di preparare un cemento straordinario per strutture a stretto contatto con il mare.

Nella deserta pianura di Nazca, in Perù, enormi linee tracciate tra 2000 e 3000 anni fa formano complessi disegni geometrici, antropomorfi e zoomorfi. Le dimensioni della maggior parte dei disegni, però, fanno sì che ogni figura possa essere vista solamente dall'alto, da molto in alto, e punti elevati nella zona sono decisamente rari. Per anni scienziati e visionari hanno discusso sull'origine e sull'uso di questi giganteschi geoglifi (una parola che indica un disegno di grandi dimensioni sul terreno) ma, tralasciando le ipotesi assurde e immancabili che vedono in Nazca i soliti alieni pronti a comunicare chissà quale messaggio ai loro fedeli terrestri, non è ancora chiaro l'utilizzo di tali segni – e in molti casi è stato difficile persino interpretarli. Gli studiosi si sono spesso trovati in disaccordo soprattutto per quanto riguarda le linee che rappresentano chiaramente animali sebbene, per molti di essi, l'interpretazione potesse sembrare chiara, come nel caso negli uccelli.

Nel film “Il silenzio degli innocenti” il serial killer Hannibal Lecter, interpretato magistralmente da Anthony Hopkins, confessa di aver mangiato un fegato umano con “un bel piatto di fave e un buon Chianti”. Hannibal è un cannibale, si nutre di individui della sua stessa specie. Non dobbiamo stupirci, però, che anche al di là dei thriller, degli horror e della cronaca, vi siano storie di cannibalismo legate  alle civiltà passate e non riconducibili a casi di disturbo psichico. Ci giungono dalla preistoria britannnica tracce di uomini che, probabilmente, si sono cibati di propri simili. Perché lo hanno fatto? Lo scoprirete presto.

La cannabis, soprattutto in questo periodo, è il fulcro di questioni controverse. È una delle droghe più assunte e popolari a livello globale e la sua liberalizzazione è al centro del dibattito politico italiano da tantissimo tempo. L'origine dell'impiego di questa pianta a uso psicotropo, però, non è ancora del tutto chiara: esistono testimonianze scritte ma, a livello di prove archeologiche, molto c'è da cercare o ricontrollare. Ora uno studio pubblicato su Science Advances ha finalmente descritto i ritrovamenti più antichi di marijuana.

Maschera, pinne, boccaglio e poi via, alla scoperta di fondali inesplorati. Ci si può dedicare a questo nel tempo libero, durante le vacanze, ma può anche diventare un mestiere, un’affascinante professione che coniuga le competenze di chi abitualmente si occupa di mondi sommersi con quelle di coloro i quali studiano il passato. Stiamo parlando di archeologia subacquea.

Guardare dall’alto la superficie del nostro Pianeta riserva sempre magnifiche sorprese: le città diventano presepi, con le loro case, i corsi d’acqua, le grandi opere. E poi c’è la campagna che sembra una coperta in patchwork dalle tonalità che vanno dal verde all’ocra gialla. In realtà, in quegli scampoli di “stoffa”, c’è molto da scoprire. La fotografia aerea in archeologia è una delle metodologie più datate ma anche una delle più efficaci in quanto ci dà informazioni visive che sarebbe difficile raccogliere passeggiando nelle aree interessate. Questo tipo di approccio, infatti, non si limita all’identificazione e scoperta di nuovi siti d’interesse archeologico ma riveste un ruolo importante in tutte le fasi della ricerca, dall’interpretazione delle immagini al loro valore documentale, passando per la salvaguardia ed il monitoraggio.

L’intrigante Cleopatra, la bella Nefertiti, la combattiva Elisabetta I. Protagoniste della Storia che non rinunciavano a curare il proprio aspetto. Lo facevano con gli antenati di eyeliner, ciprie, rossetti, preparati con materie prime naturali quali minerali, vegetali e, a volte, anche animali. L’assenza di veri e propri processi di sintesi artificiale non significa, però, che questi cosmetici non potessero interagire in modo negativo con l’organismo, anzi, proprio la mancanza di dati scientifici ha portato le donne a truccarsi con sostanze che oggi sappiamo essere nocive. I ricercatori hanno approfondito con tecniche diagnostiche e studi medici la composizione e gli effetti del makeup del passato. Ciò che hanno scoperto non è affatto banale.

L’estate è tornata e, se avete il desiderio di avventurarvi nelle meraviglie della nostra penisola, non vi resta che esplorare i numerosi scavi archeologici aperti al pubblico. Possono essere la meta ideale per grandi e piccini, soprattutto ora che la tecnologia ci permette di fare un passo avanti e guardare con occhi diversi quello che a un profano può sembrare un cumulo di pietra e terra ma che, grazie al lavoro di archeologi e scienziati, si trasforma nella ricostruzione comprensibile di parte della nostra civiltà, della nostra storia.

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clark

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