Sapere Scienza

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Deinococcus radiodurans è un batterio noto per la capacità di resistere a dosi di radiazioni circa tremila volte superiori a quelle sufficienti a uccidere un uomo. Questa incredibile proprietà gli ha consentito di entrare nel Guinness dei primati come la “forma di vita più resistente alle radiazioni”. Di conseguenza, l’attenzione degli scienziati si è rivolta alle capacità di questo batterio di riparare i danni prodotti dalle radiazioni sul DNA. Ciò ha rivelato la presenza di efficaci meccanismi multipli, ma che non spiegavano appieno le sue altre multiformi abilità, quali resistenza ad acidità, radiazioni ultraviolette, vuoto spinto, freddo e dessicazione.

I batteri sono comunemente considerati microrganismi unicellulari ma in realtà moltissime specie batteriche sono in grado di formare vere e proprie colonie multicellulari, chiamate biofilm, all’interno delle quali i microrganismi sopravvivono nonostante condizioni ambientali sfavorevoli, colonizzando varie nicchie ecologiche sia viventi che inerti e comportandosi come organismi pluricellulari.

È stato di recente caratterizzato un gene dello Staphylococcus aureus coinvolto nella virulenza, nella formazione di biofilm (aggregati di batteri) e nella resistenza ad alcuni antibiotici. Gli studi sono stati svolti da un gruppo di ricerca dell’Institut Pasteur - CNRS di Parigi e i risultati sono stati pubblicati nelle pagine della rivista internazionale PLoS Pathogens. Cos’è lo Staphylococcus aureus e perché questo lavoro potrebbe essere importante in termini di sanità pubblica? Scopriamolo insieme.

È di circa un mese fa la notizia riguardante l’ultimo pasto di Ötzi, l’uomo di Similaun. Erano pezzi di carne essiccata di stambecco che per noi, Homo sapiens del 2017, è facile accostare allo speck, data anche la provenienza di questo cibo. Lo aveva consumato affrontando le dure salite e il ghiaccio delle Alpi. La pancia, per essere più precisi l’apparato gastrointestinale, può rivelarci tantissimo di un essere umano e della civiltà a cui appartiene. Molto è stato detto agli studiosi dalla presenza dell’Helicobacter pylori. Cos’è? Avete la sensazione di averlo già sentito nominare, vero? Continuate a leggere e scoprirete perché per alcuni di voi questo strano nome può risultare tristemente familiare.

Lo calpestiamo, lo associamo allo sporco, lo diamo per scontato non conoscendone le importanti funzioni: è il suolo, quello strato superficiale formatosi grazie all’alterazione, per opera di agenti atmosferici e organismi viventi, della superficie rocciosa della crosta terrestre. Quella che a noi sembra polvere, brulica di esseri impossibili da osservare a occhio nudo, il cui studio potrebbe ritornare molto utile. Ecco perché un team di ricercatori ha pubblicato il primo atlante mondiale delle specie batteriche presenti nel suolo.

I batteri sono ovunque. In grado di colonizzare e proliferare in qualsiasi luogo, qualunque siano le condizioni presenti, anche nel nostro corpo, di cui - la maggior parte delle volte - sono simbionti silenti. Questi microrganismi non potevano fare a meno di trasformare le opere d'arte, con i loro materiali succulenti e le condizioni ambientali spesso favorevoli in cui sono conservati, nel bivacco ideale. Ma le colonie di questi minuscoli e famelici esseri viventi quanto possono danneggiare un dipinto? C'è un modo per combatterli? Sono tutti cattivi o tra loro esistono specie che, invece, sono ben viste nel mondo dei beni culturali? Cerchiamo di capirlo insieme attraverso un esempio, uno studio riguardante una tela del XVII secolo, conservata a Ferrara.

L'antibioticoresistenza è uno degli ostacoli maggiori nella cura delle infezioni contratte in ospedale. Tra i batteri responsabili di queste patologie ci sono lo Staphylococcus aureus e la Pseudomonas aeruginosa. Quest'ultima è stata studiata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Notre-Dame e dell'Università dell'Illinois di Urbana-Champaign, i quali hanno scoperto che parte della resistenza di questo microrganismo è dovuto alla sua capacità di comunicare, inviando segnali di sofferenza in risposta ad alcuni antibiotici.

Anno Domini 2514. È la data in cui l'esperimento avviato dai microbiologi tedeschi, scozzesi e americani, guidati da Ralf Moeller, dell'agenzia spaziale tedesca (DLR-Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt), terminerà. Una raccolta di dati secolare per studiare la resistenza e la capacità di sopravvivere per lunghi periodi di tempo di determinati batteri. I risultati della prima fase della ricerca è stata da poco pubblicata su PLoS ONE. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

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