Sapere Scienza

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Tra pochissimi giorni festeggeremo il Natale e le nostre case sono già un tripudio di rossi: le decorazioni, le stelle di Natale, i cappellini di Santa Claus. Il rosso è il colore del sangue, della vita, della regalità, e proprio in questo periodo è declinato in accezioni religiose e pagane. Nello studio dei beni culturali questo colore ha sempre rivestito un ruolo importante in quanto impiegato molto frequentemente e preparato a partire da differenti materiali, dalle terre naturali alle molecole organiche sintetizzate in laboratorio. Prima di scambiarci gli auguri, ecco un breve excursus sui principali pigmenti rossi adoperati nella storia dell’arte.

Un calzino a strisce colorate da bambino, di quelli con l'alluce separato dalle altre dita dei piedi. Un capo scappato dall'ultimo ciclo di lavatrice di qualche famiglia? No, si tratta di un reperto conservato nel British Museum di Londra, analizzato recentemente con un nuovo protocollo. Una serie di tecniche, per lo più non-invasive, che hanno svelato alcune importanti caratteristiche della manifattura tessile dell'Antico Egitto.

La gamification e la realtà aumentata sono strumenti che in molti cercano di utilizzare per la fruizione dei beni culturali perché in grado di coinvolgere i più giovani trasmettendo conoscenza grazie al complesso lavoro di progettazione che vi è dietro. Divertimento, contenuti appassionanti e una location suggestiva e di grande valore storico sono gli ingredienti vincenti di una nuova app. È Inventum, il primo videogioco 3D in realtà aumentata sul patrimonio culturale della Basilicata, in particolare dedicato al Parco Archeologico di Venosa.

Abbiamo analizzato pigmenti con raggi X, li abbiamo identificati con l’impronta digitale data dalla Raman ma, in realtà, il primo passo che si effettua in sede di indagine diagnostica di strati pittorici, ceramiche e materiali lapidei è la microscopia ottica, una tecnica presa in prestito dalla geologia. L’osservazione dei minerali al microscopio da petrografo – uno strumento particolare, differente dal “solito microscopio” - è utilizzata per descrivere e classificare le rocce. I minerali sono, così, identificati dalle loro proprietà ottiche ossia le caratteristiche mostrate all’attraversamento di un fascio di luce definita polarizzata.

 

Maschera, pinne, boccaglio e poi via, alla scoperta di fondali inesplorati. Ci si può dedicare a questo nel tempo libero, durante le vacanze, ma può anche diventare un mestiere, un’affascinante professione che coniuga le competenze di chi abitualmente si occupa di mondi sommersi con quelle di coloro i quali studiano il passato. Stiamo parlando di archeologia subacquea.

L’estate è ormai arrivata. Alcuni di noi sono già in ferie e hanno colto l’occasione per visitare città d’arte in Italia o all’estero. Tanto tempo fa ci si sarebbe armati di una colorata carta tematica per potersi orientare e scegliere monumenti e luoghi da non perdere. Con l’avvento di smartphone e tablet qualcosa è cambiato: basta installare un’app e, con qualche click, sappiamo la nostra esatta posizione geografica, la distanza che ci separa da quella basilica che proprio non possiamo perdere o da quella statua di cui tanto ci hanno parlato. Non solo. Possiamo sapere in tempo reale notizie storiche, artistiche, curiosità e commenti di altri visitatori riguardanti quel determinato bene. La tecnologia che ci permette di fare questo è un Gis.

 

Non c’è niente di più insopportabile in estate dell’essere punti dalle zanzare. Passeggiate all’imbrunire e nottate rovinate dal fastidioso prurito. In realtà le punture di alcuni insetti possono dare vita a qualcosa di diverso ma non meno sgradevole dal punto di vista del restauro. Lo sanno bene i conservatori che si occupano di manoscritti vergati con inchiostri prodotti a partire dalle noci di galla.

Parliamo ancora una volta di Google Arts & Culture, questa volta focalizzando la nostra attenzione sulla sua app. Disponibile già dal 2016, ha avuto una vera e propria impennata di download e sono state scritte pagine di articoli e commenti solo a partire dalla scorsa settimana. Il motivo? L’introduzione della possibilità di scattarsi un selfie e confrontarlo con le opere presenti nel database, fino a trovare il ritratto che più ci somiglia.

Quanti anni hai? Quante volte ci saremmo sentiti porre questa domanda! Ci viene chiesto per questioni più o meno serie – ad esempio durante un colloquio di lavoro - o per semplice curiosità, per sapere se siamo più giovani o più vecchi dell’aspetto che mostriamo. I ricercatori pongono questa stessa domanda a reperti archeologici o beni storico-artistici.

In una delle sale della National Gallery di Londra, fino a poco tempo fa, era conservato un affresco che un tempo era parte dell’aula capitolare del convento di San Francesco, a Siena. L’opera non è più in esposizione perché è stata sottoposta a indagini diagnostiche: se pensate che da una muratura in Italia, è giunta sino al piovoso Regno Unito, capirete sicuramente che la storia di questo dipinto debba essere stata piuttosto movimentata. Chi potrà raccontare le peripezie di questo prezioso frammento? Le narratrici d’eccezione saranno le proteine animali.

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tirelli

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