Sapere Scienza

Sapere Scienza

Come si può analizzare un dipinto straordinariamente famoso e importante senza che il pubblico del museo e, soprattutto le sue casse, ne risentano? Un’ottima risposta a questo quesito è stata data dai curatori del Mauritshuis, a L’Aia, in Olanda, lasciando sotto i riflettori La ragazza con l’orecchino di perla nel bel mezzo di un’approfondita campagna diagnostica.

Dopo un breve ripasso su come funziona un microscopio elettronico a scansione grazie all’infografica dell'autrice del blog “Archeobaleni”, veniamo al “dunque” ossia cosa si analizza con il SEM nell’ambito dei beni culturali.

Curare un bene culturale è come curare un essere umano: in presenza di una patologia è necessario effettuare prima delle analisi approfondite, assicurarsi della compatibilità delle terapie - questo è il mestiere del conservatore (conservation scientist) che si preoccupa di valutare i “referti” prodotti da tutti gli scienziati coinvolti – per poi passare al trattamento, compito delle mani esperte dei restauratori. 

Pochi mesi fa le nostre bacheche di Facebook hanno cominciato a brulicare di immagini con al centro uno strano logo sferico nel quale troneggiava il numero 360. Eravamo di fronte a fotografie panoramiche fruibili a 360° che, da quel momento in poi, potevano essere scattate e caricate sul social network grazie a una comune camera montata sui nostri smartphone. Un modo di conoscere luoghi lontani non proprio di ultimissima generazione. Anni fa si iniziò a produrre tour virtuali di alcuni beni culturali proprio con questa tecnologia. Come quelle di Facebook, erano semplici foto, ma ora le innovazioni a nostra disposizione permettono un’esperienza immersiva con un valore informativo enorme. Cos’è cambiato da allora?

Alcuni dei segreti del processo creativo e del modus operandi di Picasso sono stati rivelati attraverso tecniche appartenenti ad altre discipline: medicina e geologia hanno prestato - ancora una volta - le proprie tecnologie allo studio della storia dell’arte. Questo perché "gli strumenti sono gli stessi, le domande sono differenti" come spiega Francesca Casadio, direttore esecutivo di Conservazione e Scienza per l’Art Institute di Chicago, nell’articolo pubblicato nella sezione Scienza del New York Times, dedicato all’indagine su un dipinto e circa cinquanta statue del genio spagnolo.

La girandola di colori e forme che vedete nell’immagine di copertina è ciò che si può osservare al microscopio petrografico facendo evaporare alcune gocce di birra su un vetrino. I tasselli di questo strano puzzle non sono altro che differenti cristalli e gli arcobaleni che ci mostrano sono dati dalle loro diverse proprietà ottiche.

Era il 1932. In una casa del New Jersey una giovane coppia con il suo bambino di 20 mesi trascorre le ore di una fredda sera di marzo: il bimbo è nella sua culla e il padre sta leggendo nella biblioteca accanto alla camera del figlio. Si sente uno strano rumore. Probabilmente saranno state la madre e la governante in cucina. Purtroppo non sarà così: la governante in tarda serata andrà a controllare il sonno del fanciullo, trovando la culla vuota. È un rapimento, il rapimento più celebre del XX secolo: il caso Lindbergh. Charles Lindbergh, il famoso aviatore che effettuò la prima trasvolata atlantica in solitario e senza scalo, e sua moglie, Anne Morrow, furono i protagonisti di questa tragedia. Gli indizi sui quali lavorare erano pochi: una lettera dei rapitori e i resti della scala in legno che era servita per raggiungere la finestra della camera di Charles August Lindbergh Jr. L’argomento vi sembra off topic per questo blog? Non è così, perché molto spesso le indagini diagnostiche e le metodologie utilizzate per i beni culturali si intersecano con altri mondi. In questo caso con le scienze forensi. Il nostro trait d’union in questo post sarà la dendrocronologia.

Non potevo ignorare la notizia della scorsa settimana riguardante alcuni studi effettuati sulla celebre Gioconda (o Monna Lisa): sembra infatti che dietro l’enigmatica donna che i numerosissimi visitatori del Museo del Louvre ammirano e fotografano si nasconda un altro soggetto femminile. A prescindere dalle riflessioni legate alla storia dell’arte, ho trovato curioso come i ricercatori non si fossero accorti prima delle opere nascoste dietro lo strato visibile. Da cosa è scaturita questa nuova rivelazione?

La gamification e la realtà aumentata sono strumenti che in molti cercano di utilizzare per la fruizione dei beni culturali perché in grado di coinvolgere i più giovani trasmettendo conoscenza grazie al complesso lavoro di progettazione che vi è dietro. Divertimento, contenuti appassionanti e una location suggestiva e di grande valore storico sono gli ingredienti vincenti di una nuova app. È Inventum, il primo videogioco 3D in realtà aumentata sul patrimonio culturale della Basilicata, in particolare dedicato al Parco Archeologico di Venosa.

L’artigianato, quel mix di saper fare, tradizione e materie prime strettamente legate a un territorio, è diventato - da relativamente poco tempo - oggetto di conservazione e valorizzazione da parte delle istituzioni. In quanto “testimonianza di civiltà” è entrato di diritto nel novero dei beni culturali materiali, quando parliamo di un oggetto, immateriali  se ci riferiamo alle conoscenze che si tramandano di generazione in generazione per produrlo, alle caratteristiche che deve possedere, ai valori che racchiude. Può accadere che qualcosa di antico si riveli utile per il futuro. È ciò che è successo ai kimono in bansho-fu.

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tirelli

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