Sapere Scienza

Sapere Scienza

Abbiamo analizzato pigmenti con raggi X, li abbiamo identificati con l’impronta digitale data dalla Raman ma, in realtà, il primo passo che si effettua in sede di indagine diagnostica di strati pittorici, ceramiche e materiali lapidei è la microscopia ottica, una tecnica presa in prestito dalla geologia. L’osservazione dei minerali al microscopio da petrografo – uno strumento particolare, differente dal “solito microscopio” - è utilizzata per descrivere e classificare le rocce. I minerali sono, così, identificati dalle loro proprietà ottiche ossia le caratteristiche mostrate all’attraversamento di un fascio di luce definita polarizzata.

 

Molti di noi avranno sentito parlare di laser per la prima volta guardando il temibile fascio con il quale Goldfinger cercava di annientare James Bond nel terzo film dedicato all’Agente 007 o la spada dei cavalieri Jedi in Guerre stellari.

 

Laser è l’acronimo inglese di Light Amplification by the Stimulated Emission of Radiation, ossia amplificazione di luce tramite emissione stimolata di radiazioni. Fu Albert Einstein, nel 1917, ad intuire che fosse possibile indurre un atomo ad emettere un determinata radiazione se illuminato da una radiazione dello stesso tipo. Il laser presenta delle particolari caratteristiche che lo rendono molto utile in numerosi ambiti di ricerca. È unidirezionale, infatti la luce laser si propaga in una direzione ben definita; è monocromatico, possiede un’unica lunghezza d’onda; è coerente, il fascio laser è costituito da onde della stessa frequenza e della stessa fase che si sommano l’una all’altra.

Oggi usciamo dai laboratori e passiamo un po’ di tempo in altri luoghi che uniscono la scienza e i beni culturali: i musei di storia naturale. Qui in Italia spesso i riflettori sono puntati sulle grandi collezioni artistiche, gli edifici storici, i beni paesaggistici. Un’attenzione più che giustificata in quanto siamo detentori di un patrimonio immenso con grandissimi problemi di tutela e conservazione causati da mancanza di fondi ma anche dalla paura di cambiare. Pochi conoscono, ad esempio, le grandi raccolte entomologiche, malacologiche o anche mineralogiche. Questo doveva essere un post dedicato al restauro e conservazione dei campioni naturalistici. È anche vero, però, che c’è valorizzazione quando c’è conoscenza. Ho parlato di tassidermia e, soprattutto, del futuro dei musei di storia naturale con Alberto Michelon, naturalista e tassidermista.

Il distinto signore indiano che vedete in foto ha vinto il Premio Nobel per la Fisica nel lontano 1930 per le sue ricerche riguardanti la diffusione della luce. Il suo nome è Venkata Raman e si deve a lui la scoperta dell’omonimo fenomeno fisico. Ancora tecniche diagnostiche, ancora storie di pigmenti. Oggi parliamo della spettroscopia Raman, una tecnica non distruttiva, superficiale (analizza strati spessi pochi micron, meno del diametro di un capello), basata sull’interazione radiazione-materia.

Un compleanno importante quello dell’evento coordinato da Frascati Scienza e promosso dalla Commissione Europea dedicato al mondo della Scienza e dei ricercatori. Sono passati dieci anni dalla prima Notte Europea dei Ricercatori e tante sono le soddisfazioni e le conquiste che gli scienziati coinvolti in tutte le attività organizzate in questa occasione hanno raccolto. Hanno mostrato ai “non addetti” il fascino, l’utilità ma anche la routine che si nasconde dietro tutte le scoperte scientifiche. I numeri parlano chiaro:l’anno scorso è stata toccata la cifra record di 50.000 presenze.

I batteri sono ovunque. In grado di colonizzare e proliferare in qualsiasi luogo, qualunque siano le condizioni presenti, anche nel nostro corpo, di cui - la maggior parte delle volte - sono simbionti silenti. Questi microrganismi non potevano fare a meno di trasformare le opere d'arte, con i loro materiali succulenti e le condizioni ambientali spesso favorevoli in cui sono conservati, nel bivacco ideale. Ma le colonie di questi minuscoli e famelici esseri viventi quanto possono danneggiare un dipinto? C'è un modo per combatterli? Sono tutti cattivi o tra loro esistono specie che, invece, sono ben viste nel mondo dei beni culturali? Cerchiamo di capirlo insieme attraverso un esempio, uno studio riguardante una tela del XVII secolo, conservata a Ferrara.

L’artigianato, quel mix di saper fare, tradizione e materie prime strettamente legate a un territorio, è diventato - da relativamente poco tempo - oggetto di conservazione e valorizzazione da parte delle istituzioni. In quanto “testimonianza di civiltà” è entrato di diritto nel novero dei beni culturali materiali, quando parliamo di un oggetto, immateriali  se ci riferiamo alle conoscenze che si tramandano di generazione in generazione per produrlo, alle caratteristiche che deve possedere, ai valori che racchiude. Può accadere che qualcosa di antico si riveli utile per il futuro. È ciò che è successo ai kimono in bansho-fu.

Dopo un breve ripasso su come funziona un microscopio elettronico a scansione grazie all’infografica dell'autrice del blog “Archeobaleni”, veniamo al “dunque” ossia cosa si analizza con il SEM nell’ambito dei beni culturali.

Questo è il tempo in cui la tecnologia ci permettere di diffondere il sapere con strumenti sempre più sofisticati ed efficaci. Può accadere che pagine e pagine spiegazzate di archivi impolverati riescano a rivivere grazie non solo alla digitalizzazione ma anche a una contestualizzazione attenta che rivela la vita e il lavoro di un uomo le cui idee sul patrimonio naturale e culturale del nostro Paese sono ancora incredibilmente attuali. L'uomo di cui sto parlando è Antonio Cederna, i cui articoli sono stati raccolti e inseriti in una narrazione digitale georeferenziata e ricca di approfondimenti nel sito "I paesaggi di Antonio Cederna".

Parliamo ancora una volta di Google Arts & Culture, questa volta focalizzando la nostra attenzione sulla sua app. Disponibile già dal 2016, ha avuto una vera e propria impennata di download e sono state scritte pagine di articoli e commenti solo a partire dalla scorsa settimana. Il motivo? L’introduzione della possibilità di scattarsi un selfie e confrontarlo con le opere presenti nel database, fino a trovare il ritratto che più ci somiglia.

Pagina 1 di 5

clark

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.