Sapere Scienza

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Come già affermato più volte, la biodiversità è fortemente minacciata e l'alto tasso di estinzione di specie, a livello locale e globale, ne è una dolorosa conferma. I cambiamenti climatici e lo sfruttamento dei terreni da parte dell'uomo non migliora di certo una condizione già precaria. Riusciremo a superare la triplice sfida che l'Antropocene - una delle epoche più devastanti che la Terra abbia mai conosciuto - ci sta lanciando? Riusciremo a prevenire la perdita di biodiversità, a mitigare e ad adattarci al riscaldamento globale e a fornire in maniera sostenibile risorse per le popolazioni umana, in costante aumento? Secondo una review, pubblicata recentemente su Science, una delle soluzioni potrebbe provenire proprio dal corretto utilizzo dei terreni lavorati quali le coltivazioni, i pascoli e le aree boschive.

Il fiume Okavango nasce negli altopiani dell’Angola e, dopo oltre mille chilometri, anziché finire in mare s'insabbia nella piana desertica del Kalahari, termine che nell’idioma locale significa “Terra Assetata”. Si crea così una zona umida, ampia più di 15mila chilometri quadrati, molto rigogliosa e ricchissima di fauna (leoni, antilopi, elefanti, ippopotami, coccodrilli, etc.) che include una notevole varietà di uccelli. E’ questo il Delta dell’Okavango, recentemente inserito tra le Meraviglie del Mondo dall’UNESCO (esattamente la meraviglia numero 1000) a sottolinearne la sua unicità.

Li vediamo leccarsi con cura le zampine e tutta la pelliccia, zona dopo zona, con calma e perizia. Quante volte abbiamo osservato la "routine di bellezza" dei nostri amici miagolanti? Il nostro occhio, però, sarà stato sicuramente meno curioso e attento di quello di Alexis Noel, dottoranda del George W. Woodruff School of Mechanical Engineering di Atlanta, in Georgia, che ha deciso, guardando il suo gatto, di studiare quella piccola meraviglia di ingegneria che è la lingua dei felini.

tirelli

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