Sapere Scienza

Sapere Scienza

Si celebra oggi, 18 maggio 2019, la quinta giornata internazionale del "Fascination of Plants Day": nata sotto l'egida dell'European Plant Science Organization (EPSO), coinvolgerà scienziati da tutto il mondo impegnati nello studio delle piante. Tanti veneti vi attendono i numerose città d'Italia per tutto il mese di maggio.

 

L'obiettivo del "Fascination of Plants Day" è avvicinare il grande pubblico al misterioso e affascinante mondo delle piante e delle scienze vegetali, che svolgono un ruolo di primaria importanza per la conservazione dell'ambiente, la salute del pianeta, l'agricoltura e la sostenibilità della produzione alimentare. L'interazione delle piante nella vita quotidiana dell'essere umano è il fulcro attorno al quale ruota tutto l'evento.

 

Durante il mese di maggio 2019 in più di 70 città italiane, compresa Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, sono in programma più di 170 eventi organizzati da università, enti di ricerca, giardini botanici, musei e vivai che aprono le loro porte per raccontare le meraviglie del mondo vegetale e le nuove applicazioni che la scienza in ambito vegetale può offrire.

 

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, oltre al coordinamento, come ogni anno svolge un ruolo di primo piano con 32 eventi eterogenei organizzati in tutto il territorio nazionale da 7 Istituti – IPSP, ISPA, ISAFOM, IBBA, IBBR, ISPAAM, IBIMET) e dal Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari (Disba).
Per maggiori informazioni vi consigliamo di visitare il sito ufficiale della manifestazione.

Informazioni aggiuntive

  • città Matera

Sono esposti al pubblico, riposti in appositi cassetti o ancora accatastati in depositi in attesa di essere catalogati e collocati. Stiamo parlando dei campioni appartenenti alle collezioni dei musei di storia naturale: resti di piante, animali e funghi raccolti da studiosi e appassionati nel corso dei secoli. La loro conservazione, la preservazione fisica al di là della digitalizzazione, è stata e sarà fondamentale non solo per continuare a descrivere la storia ed evoluzione degli esseri viventi ma anche per ricomporre i cambiamenti dovuti al riscaldamento globale, caratteristici dell'epoca geologica (non ancora riconosciuta ufficialmente) in cui stiamo vivendo: l'Antropocene.

Molti dei frutti che si trovano nelle nostre cucine erano già coltivati in Asia centrale più di mille anni fa. Lo dimostra lo studio svolto da Robert Spengler del Max Planck Institute for the Science of Human History: le sue analisi archeobotaniche hanno permesso di capire cosa venisse coltivato nel cuore della Via della Seta durante il periodo di maggior frequentazione. Erano mele, pesche, albicocche e meloni che noi, oggi, conosciamo molto bene proprio grazie al grande fermento commerciale presente in quella regione nel medioevo.

Le vediamo con le radici fissate nel terreno, che sia di un vaso o di un'area selvatica. Siamo sicuri che le ritroveremo sempre lì, nello stesso posto: potranno essere cresciute, avere foglie, fiori o frutti a seconda della stagione e, davanti a un pericolo, non potranno fuggire. Un insetto potrà nutrirsi di loro, un fulmine potrà bruciarle, chiunque potrà recidere parti di esse. Sono le piante. Ma siamo proprio sicuri che il mondo vegetale non sia fornito di meccanismi di difesa? Un articolo pubblicato su Science ci racconta una storia diversa.

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