Sapere Scienza

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È stato firmato a Lecce, domenica 24 marzo 2019, un Joint Research Agreement per l'istituzione di quattro centri di ricerca congiunti localizzati nel Mezzogiorno. L'accordo è stato sottoscritto dal Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Massimo Inguscio, e l'Amministratore Delegato di ENI, Claudio Descalzi, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, del Ministro per il Sud Barbara Lezzi e del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. I ricercatori coinvolti si dedicheranno a progetti dedicati alla comprensione dei cambiamenti climatici e alla sostenibilità ambientale.

Nell'Antartide orientale sono state ritrovate le carcasse di numerosi pinguini di Adelia, resti mummificati indizio di eventi mortali di massa avvenuti nel passato. I ricercatori della University of Science and Technology of China e dell'Australian Antarctic Division hanno analizzato i campioni raccolti e cercato di ricostruire le cause di questa tragedia che, in base ai dati ottenuti e pubblicati su Journal of Geophysical Research, potrebbe presto ripetersi.

Si è chiusa da pochi giorni la Conferenza delle Parti del 2018 (COP24), un appuntamento internazionale fondamentale per la discussione delle problematiche legate al clima. Di cosa si tratta esattamente? Perché è così importante e per quale motivo gli accordi raggiunti sono definiti deludenti da associazioni e organizzazioni che si occupano di ambiente?

"Resilienza" è una parola che recentemente è stata usata e abusata: ne parlano psicologi, politici, sociologi ma anche personaggi dello spettacolo; la leggiamo su mille profili social che condividono, come se fossero mantra, frasi motivazionali che, spesso, svuotano di significato questo termine. Cos’è la resilienza? Come è legata alle città?

È una corsa contro il tempo quella che l'intera umanità sta affrontando per evitare i catastrofici effetti del riscaldamento globale. Il rapporto IPCC ci ha redarguito sulla necessità di rapidi e drastici cambiamenti prima che sia troppo tardi per agire: gli Stati firmatari dell'Accordo di Parigi dovrebbero limitare l'innalzamento delle temperature globali di 1,5°C, prevedendo una diminuzione delle emissioni globali nette di anidride carbonica, causate dalle attività umane, del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo "zero netto" intorno al 2050. Un obiettivo quasi impossibile. In questo contesto, la riforestazione è sempre stata considerata una delle armi per diminuire la quantità di CO2 nell'atmosfera ma, recenti studi descritti in un articolo pubblicato nel sito di Nature, ci mette in guardia sulla semplificazione di tale concetto. Gli alberi sono un sistema complesso e non sempre il loro contributo potrebbe risultare salvifico.

La riforestazione è, per definizione, la ricostituzione di un bosco o una foresta distrutti. È spesso citata come la soluzione migliore per abbassare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ma non è una soluzione così semplice come può apparire. Ricostituire un habitat comporta una serie di conseguenze naturali ma anche sociali ed economiche che è necessario considerare affinché questo tipo di azioni esprima al massimo il proprio potenziale positivo. Lo studio pubblicato pochi giorni fa su Science percorre questa strada, mettendoci in guardia: dobbiamo prendere decisioni velocemente perché il tempo a disposizione per la realizzazione di riforestazioni "ragionate" potrebbe non essere più sufficiente.

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clark

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