Sapere Scienza

Sapere Scienza

Negli ultimi anni gli scienziati hanno cercato un modo per rendere i computer più simili al cervello umano, in grado quindi di eseguire compiti sempre più complessi, quali il riconoscimento facciale e la traduzione di lingue diverse. Ora questo obiettivo sta divenendo sempre più vicino grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori della McCormick School of Engineering della Northwestern University (Illinois, USA) che ha portato alla produzione di un memtransistor. Di cosa si tratta? Scopriamolo insieme.

Riconoscere il viso di una persona conosciuta, anche se visto rapidamente o di profilo, o in mezzo ad una folla, ci sembra una cosa naturale. Eppure solo recentemente ci siamo avvicinati alla comprensione di come il cervello dei primati riesca a decodificare con tanta precisione un sistema complesso quale un volto. A riuscirci sono stati dei ricercatori della Caltech, in California, guidati da Doris Tsao; i loro risultati sono stati pubblicati questo mese sulla rivista Cell.

"È come andare in bicicletta". Quante volte abbiamo sentito questa frase in riferimento ad abilità imparate tempo prima, che non scordiamo nonostante il trascorrere del tempo e la mancanza di pratica? In un articolo di Scientific American, Boris Suchan, professore in neuropsicologia clinica presso la Ruhr University di Bochum (Germania), ha spiegato perché non dimentichiamo come andare in bicicletta o come nuotare, citando un celebre caso medico che ancora sta contribuendo ad approfondire la conoscenza del cervello umano.

In principio era il modulatore d’umore Penfield. Chi di voi ha letto “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, il romanzo di Philip K. Dick da cui è stata tratta la pellicola “Blade Runner”, sa di cosa stiamo parlando: uno strumento in grado di modificare gli stati d’animo di una persona in maniera piuttosto precisa e codificata. Ciò che era fantascienza ora potrebbe divenire realtà.

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