Sapere Scienza

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I cambiamenti climatici sono una realtà e non possiamo negare che la Natura e, soprattutto, i dati raccolti dagli scienziati, stiano dipingendo un quadro drammatico del futuro, uno scenario che non migliorerà se non riusciremo ad agire prima che sia troppo tardi. Non solo i singoli cittadini devono contribuire in maniera consapevole alla salvaguardia del pianeta in cui viviamo. Un grandissimo sforzo deve essere compiuto dalle nazioni e l’Accordo di Parigi di cui tanto sentiamo parlare - in particolar modo da quando Donald Trump ha deciso che gli Stati Uniti lo avrebbero abbandonato - è la prova tangibile che la politica mondiale sta tracciando la strada da percorrere.

Non è la prima volta che sentiamo parlare di quanto il nostro stile di vita, nello specifico il modo in cui ci nutriamo, possa influenzare la salute del nostro pianeta oltre che la nostra. Questo legame sta divenendo sempre più stretto e rilevante per garantire un futuro alle generazioni che verranno. Proprio poche settimane fa, una commissione di esperti, ha pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet i risultati di uno studio che ha lo scopo di porre le basi per un nuovo sistema alimentare globale, partendo dalle nostre tavole e arrivando ai problemi di nutrizione e sostenibilità nell'intera umanità.

La corsa contro il tempo per mettere al sicuro la memoria dei ghiacciai italiani alpini e appenninici, i ghiacci europei più minacciati dai cambiamenti climatici, è iniziata dal ghiacciaio del Grand Combin, al confine tra Svizzera e Italia. La missione di ricognizione, organizzata dai glaciologi dell'Università Ca' Foscari Venezia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dirà in quale punto del ghiacciaio sarà possibile estrarre, in una prossima spedizione, la carota più profonda, capace quindi di raccontare secoli di storia del clima. Questa è solo una parte del progetto Ice Memory. Di cosa si tratta e perché è così importante preservare le informazioni conservate nei ghiacciai? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio de Blasi, ricercatore dell'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del CNR (IDPA-CNR), coinvolto in questo studio.

È stato da poco pubblicato su Nature communications uno studio, a cui hanno collaborato i ricercatori CNR-IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree) e dell'Università di Padova, che rivela come il rapido aumento di radiocarbonio cosmogenico verificatosi nel 774 e nel 993, sia avvenuto su scala globale. È emerso, inoltre, che la concentrazione di radiocarbonio atmosferico sia più elevata alle latitudini settentrionali. Cosa significa tutto questo? Qual è il legame con la nostra vita quotidiana? Scopriamolo insieme.

Giungono notizie preoccupanti dalla Valle d'Aosta. Il ghiacciaio di Planpincieux, sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, rischia di crollare sulla Val Ferret, sopra Courmayeur, e alcune zone sono state già evacuate per precauzione. La causa di questo evento imminente è il cambiamento climatico. Quali sono e saranno gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacci terrestri ma anche sugli oceani? A questa domanda hanno risposto la scorsa settimana gli scienziati, autori dell'ultimo report pubblicato dall'IPCC-Intergovernmental Panel on Climate Change, l'organo delle Nazioni Unite che si occupa della valutazione dei dati scientifici legati ai cambiamenti climatici.

La risposta degli organismi viventi ai cambiamenti climatici può portare a modificazioni delle interazioni tra specie, generando un effetto domino su comunità ed ecosistemi. È ciò che sta succedendo a dei terribili predatori della tundra artica, le cui abitudini alimentari potrebbero alterare il processo di riscaldamento della regione in cui vivono: stiamo parlando dei ragni-lupo artici.

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