Sapere Scienza

Sapere Scienza

I ghiacciai sembrano immobili e silenziosi, ma quando iniziano a fondere mettono in moto forze poderose che producono effetti importanti sull'ambiente. Già dai primi studi sulle avanzate e gli arretramenti dei fronti glaciali nelle varie ere geologiche, è emerso chiaramente il loro importante ruolo nel modellare il paesaggio e regolare il livello del mare. A questi effetti, ormai noti, si aggiunge una nuova e interessante scoperta: un particolare rumore potrebbe essere responsabile del declino delle foche dei fiordi in cui i ghiacciai si sono ritirati. 

Dall’era pre-industriale a oggi siamo passati da 280 a 400 parti per milione (ppm) di CO2 in atmosfera e, detto in poche parole, la quantità di radiazione incidente su ogni metro quadro del nostro Pianeta è aumentata mediamente di circa 2 Watt. Questa energia in più prende il nome di “forzante radiativa”.

Ian Malcolm, matematico protagonista di Jurassic Park e dei suoi numerosi sequel, affermava: "Se c'è una cosa che la storia dell'evoluzione ci ha insegnato è che la vita non ti permette di ostacolarla. La vita si libera, si espande in nuovi territori e abbatte tutte le barriere, dolorosamente, magari pericolosamente ma... Tutto qui! Dico semplicemente che la vita vince sempre". Uno studio internazionale, pubblicato su Nature Geosciences, ci racconta che questo potrebbe non essere il caso della Grande Barriera Corallina australiana: i ricercatori hanno dimostrato che negli ultimi 30.000 anni questo grande sistema naturale ha subito ben 5 eventi mortali, riuscendo a ristabilirsi nonostante gli stress sopportati. Purtroppo, però, i futuri cambiamenti ambientali potrebbero risultare fatali.

I cambiamenti climatici sono una realtà e non possiamo negare che la Natura e, soprattutto, i dati raccolti dagli scienziati, stiano dipingendo un quadro drammatico del futuro, uno scenario che non migliorerà se non riusciremo ad agire prima che sia troppo tardi. Non solo i singoli cittadini devono contribuire in maniera consapevole alla salvaguardia del pianeta in cui viviamo. Un grandissimo sforzo deve essere compiuto dalle nazioni e l’Accordo di Parigi di cui tanto sentiamo parlare - in particolar modo da quando Donald Trump ha deciso che gli Stati Uniti lo avrebbero abbandonato - è la prova tangibile che la politica mondiale sta tracciando la strada da percorrere.

In futuro farà più caldo e quindi nevicherà di meno. Questo assioma intuitivo, quasi lapalissiano, è in grado di generare aspettative e turbamenti non da poco in chi fa della presenza/assenza di neve una ragione di vita, come per esempio gli operatori turistici della montagna. Ma in un recente numero della rivista Nature, Paul A. O’Gorman del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge ha spiegato che l'assioma non trova completo fondamento nelle scienze del clima. Certo, se farà più caldo nevicherà mediamente di meno, ma la quantità di neve che cadrà nel corso di eventi estremi (nevicate copiose) aumenterà, andando a compensare la media. 

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tirelli

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