Sapere Scienza

Sapere Scienza

Ci eravamo lasciati con la diffrattometria a raggi X, manciate di cristallografia e un pizzico di fisica. Ora finalmente approdiamo nella confortante – non sempre - spiaggia dell’applicazione. Visiteremo e analizzeremo con una strumentazione XRD portatile la Grotta di Rouffignac per capire quali pigmenti siano stati utilizzati per le sue pitture rupestri e il perché è importante saperlo.

Gli uomini trovano bellissimi i colori, le livree e i canti degli animali, quasi come si trattasse di opere d'arte, dipinti e musica. L'arte è creata dagli umani per gli umani ma che dire delle meravigliose opere della natura, degli ornamenti e dei suoni degli animali? Perché e per chi esistono? Da dove nascono? Ce lo racconta il premio Nobel Christiane Nüsslein-Volhard che sarà la relatrice del quarto incontro di GiovedìScienza, previsto per il 10 gennaio 2019, alle ore 17:45, presso il Teatro Colosseo di Torino.

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Una domanda che talvolta mi viene posta è se i colori siano in numero infinito o non piuttosto poche decine o centinaia. Sullo schermo del computer, infatti, l'occhio non nota differenze nelle immagini se viene adottata l'opzione "256 colori" oppure "milioni di colori". Infatti, benché il computer sia in grado di generare un numero infinito di tinte mescolando dosi variabili di tre colori primari – rosso, verde e blu – a noi sfuggono le piccole differenze tra due colori, a meno che non sia possibile fare accostamenti ravvicinati degli stessi (come in C, dove si vede che la tinta B è sempre più scura di A).

Fino ad ora abbiamo parlato di come studiare i pigmenti presenti nelle opere d’arte ma il colore può anche essere, a sua volta, un mezzo attraverso il quale analizzare un materiale. I colori di una ceramica, di una roccia, di un suolo, possono essere adoperati per la loro classificazione o come ulteriore indizio per comprendere le tecniche di produzione di un manufatto. A questo punto la domanda nasce spontanea: come può essere misurato un colore?

 

Tra pochissimi giorni festeggeremo il Natale e le nostre case sono già un tripudio di rossi: le decorazioni, le stelle di Natale, i cappellini di Santa Claus. Il rosso è il colore del sangue, della vita, della regalità, e proprio in questo periodo è declinato in accezioni religiose e pagane. Nello studio dei beni culturali questo colore ha sempre rivestito un ruolo importante in quanto impiegato molto frequentemente e preparato a partire da differenti materiali, dalle terre naturali alle molecole organiche sintetizzate in laboratorio. Prima di scambiarci gli auguri, ecco un breve excursus sui principali pigmenti rossi adoperati nella storia dell’arte.

Come vi accennavo nel post precedente possiamo identificare con precisione i "colori" di un’opera d’arte adoperando alcune tecniche diagnostiche. In questa puntata parlerò della diffrazione di raggi X (XRD): non solo utile per i pigmenti ma anche applicabile per la caratterizzazione di pietre preziose, materiali utilizzati a fini conservativi e prodotti di corrosione o di inclusione di metalli, rocce, ceramiche, vetri e smalti. Le tecniche basate sulla diffrazione di raggi X, adoperabili su cristalli singoli o su piccoli quantitativi di polveri, sono fondamentali per il progresso delle conoscenze in campo archeometrico e per la conservazione e restauro dei beni culturali.

Genitori e maestre, quando eravamo ancora bambini, ci hanno iniziato all’uso dei pastelli: ci davano questi curiosi cilindretti di colori sgargianti e con le nostre piccole manine iniziavamo a tracciare strane forme, personaggi inventati o i protagonisti delle nostre giornate, che fossero eroi dei cartoni animati o amici e parenti.

Uno degli aspetti più affascinanti dello studio dei materiali utilizzati nell’arte, passata e presente, è sicuramente l’analisi dei pigmenti. I colori sono una parte integrante di tutti gli aspetti della vita di un essere umano e la loro percezione, legata a fisiologia e psicologia, scatena inevitabilmente il nostro interesse. La storia dei pigmenti adoperati dalle origini ai giorni nostri è un viaggio suggestivo attraverso luoghi lontani, tradizioni, progresso delle società, dell’economia e soprattutto della tecnologia. Ma a cosa serve conoscere i colori di un’opera d’arte?

clark

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