Sapere Scienza

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Siamo finalmente giunti al post dedicato al caso di studio. Il reperto più famoso e controverso datato con il metodo del radiocarbonio è la Sacra Sindone di Torino, il lenzuolo di lino che si suppone abbia avvolto il corpo di Cristo. Tanto è stato scritto e raccontato su questa reliquia ma ciò che c’è davvero di interessante è che questa ricerca è stata una finestra sul metodo scientifico per molti.

Come avrete capito l’età ottenuta grazie ai metodi di datazione ha dei margini di errore più o meno ampi e spesso necessita di ulteriori verifiche, siano esse di natura storica (documenti scritti), storico-artistica (ad esempio l’appartenenza ad un determinato stile, riconoscibile e codificato) o nuovamente scientifica, comparando i risultati raccolti con altre tecniche di indagine. La racemizzazione degli amminoacidi, per le sue caratteristiche intrinseche – di cui parleremo in questo post – può non essere spesso adoperabile per una risposta singola e indipendente ma è sicuramente utile per un confronto con il Radiocarbonio proprio perché applicabile a materiale organico. Ora vedremo di cosa si tratta.

Negli scavi archeologici i reperti che emergono con più frequenza sono sicuramente le ceramiche, un archivio di testimonianze non facilmente soggette a degrado come, invece, lo sono i materiali organici. Prodotte per lo più con argilla e quarzo, sono riuscite, spesso in frammenti, a giungere sino a noi superando le alterazioni chimiche, fisiche e biologiche a cui sarebbero potute andare incontro. Analizzandole dal punto di vista culturale, ci rendiamo conto che questi oggetti hanno registrato nella storia delle civiltà il variare nel tempo di mode, funzioni tecniche e simboli: le principali differenze nella forma (morfologia) di vasi, ad esempio, sono ben delimitabili nel tempo e nello spazio. Per gli archeologi la ceramica rappresenta un ottimo orologio. E lo diventa ancora di più se pensiamo che può essere datato con un metodo scientifico e non solo basandosi sullo stile di un manufatto. Oggi parliamo di termoluminescenza.

Era il 1960 quando Willard F. Libby vinse il premio Nobel “per il suo metodo che usa il Carbonio-14 per la determinazione dell’età in archeologia, geologia, geofisica e altri rami della scienza”. Ancora oggi questa è una delle migliori tecniche per scoprire l’età di reperti contenenti materiale organico.

La Termoluminescenza (TL) è uno dei metodi di datazione alternativi e complementari al Radiocarbonio. Permette assegnare un’età a ceramiche contenenti cristalli di quarzo ma anche a calcite, a frammenti di selce bruciati, a vetri, ossa e consente di spingerci più in là rispetto ai 50000 anni legati al decadimento isotopico del C-14. In questa puntata affronteremo un caso di studio grazie al quale scopriremo come la TL possa essere utile ai fini della conoscenza e conservazione di un’opera d’arte.

Come ho accennato nel precedente post, nel quale ho spiegato i principi alla base della datazione con il radiocarbonio, la teoria è piuttosto lontana dalla pratica. Il metodo parte da assunti che non sono sempre veri e che, anzi, causano non pochi problemi. La correzione da apportare alla data ottenuta, tenendo conto delle variabili cui i fenomeni fisici descritti vanno incontro, prende il nome di calibrazione. Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratti.

Questa settimana il nostro appuntamento è dedicato all’applicazione dell’ESR (Electron Spin Resonance – Risonanza di Spin Elettronico). Nel precedente post abbiamo cercato di capire quali fossero le caratteristiche principali di questo metodo di datazione e quest’oggi vedremo il suo contributo allo studio dell’evoluzione dell’Uomo.

 

Negli ultimi anni abbiamo spesso sentito parlare, in maniera a volte allarmante, dell’inversione dei poli magnetici del nostro Pianeta. La riduzione dell’intensità del campo magnetico terrestre – come è spiegato in questo comunicato stampa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (http://www.ingv.it/ufficio-stampa/stampa-e-comunicazione/archivio-comunicati-stampa/comunicati-stampa-2014/inversione-di-polarita-magnetica-in-meno-di-un-secolo/) - che solitamente accompagna le inversioni di polarità, potrebbe infatti influenzare il funzionamento di sistemi satellitari e delle reti di distribuzione dell’energia elettrica. Perché parliamo di questo oggi su “Scienza e beni culturali”? La variazione del campo magnetico della Terra nei secoli e un fenomeno fisico legato ad alcuni minerali possono essere adoperati per datare manufatti archeologici. Questo post è dedicato all’archeomagnetismo.

Siamo giunti alla quinta puntata della Dating Saga, il nostro viaggio alla scoperta dei numerosi metodi di datazione applicati in ambito archeologico. Oggi parleremo di una tecnica meno famosa delle precedenti: la protagonista di questo post è la Risonanza di Spin Elettronico (ESR).

 

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clark

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