Sapere Scienza

Sapere Scienza

Semplicemente iconica. Tornata in auge anche tra i non appassionati di storia dell'arte grazie a una serie televisiva dedicata ai più grandi mecenati di Firenze, la famiglia Medici: è la Cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze, realizzata dall'architetto e scultore Filippo Brunelleschi. Purtroppo la salute dell'edificio sembra in parte cagionevole e, come per chiunque sia malato, è necessario svolgere alcuni esami per poter pianificare eventuali cure.

In una delle sale della National Gallery di Londra, fino a poco tempo fa, era conservato un affresco che un tempo era parte dell’aula capitolare del convento di San Francesco, a Siena. L’opera non è più in esposizione perché è stata sottoposta a indagini diagnostiche: se pensate che da una muratura in Italia, è giunta sino al piovoso Regno Unito, capirete sicuramente che la storia di questo dipinto debba essere stata piuttosto movimentata. Chi potrà raccontare le peripezie di questo prezioso frammento? Le narratrici d’eccezione saranno le proteine animali.

Come vi accennavo nel post precedente possiamo identificare con precisione i "colori" di un’opera d’arte adoperando alcune tecniche diagnostiche. In questa puntata parlerò della diffrazione di raggi X (XRD): non solo utile per i pigmenti ma anche applicabile per la caratterizzazione di pietre preziose, materiali utilizzati a fini conservativi e prodotti di corrosione o di inclusione di metalli, rocce, ceramiche, vetri e smalti. Le tecniche basate sulla diffrazione di raggi X, adoperabili su cristalli singoli o su piccoli quantitativi di polveri, sono fondamentali per il progresso delle conoscenze in campo archeometrico e per la conservazione e restauro dei beni culturali.

Cosa è mostrato nella fotografia in evidenza? Si intuisce immediatamente la presenza di una tazza che viene riempita da un liquido. Perché l'immagine ha questa strana scala di colori? La figura che state osservando non è stata scattata con una normale fotocamera ma con una termocamera, uno strumento molto utilizzato anche per la diagnostica dei beni culturali.

Vincent Van Gogh, come molti altri artisti, riutilizzava le tele di lavori oramai abbandonati per dipingervi sopra nuove opere. Ciò che è rimasto nascosto per anni agli occhi di storici dell’arte e studiosi rappresenta una finestra sulla genesi di tanti capolavori. Nell’immagine in evidenza possiamo ammirare “Il sentiero d’erba”, un olio su tela risalente al 1887 conservato nel Kröller-Müller Museum di Otterlo, nei Paesi Bassi. Dietro lo strato pittorico a noi visibile si nasconde un volto di donna simile alla “Testa di Donna” del 1884-85 dello stesso autore. Nel 2008, per curiosare al di là della superficie conosciuta, non sono state adoperate le usuali tecniche di imaging: gli scienziati si sono affidati alla fluorescenza a raggi X (XRF), applicata in una maniera un po’ particolare.

Non potevo ignorare la notizia della scorsa settimana riguardante alcuni studi effettuati sulla celebre Gioconda (o Monna Lisa): sembra infatti che dietro l’enigmatica donna che i numerosissimi visitatori del Museo del Louvre ammirano e fotografano si nasconda un altro soggetto femminile. A prescindere dalle riflessioni legate alla storia dell’arte, ho trovato curioso come i ricercatori non si fossero accorti prima delle opere nascoste dietro lo strato visibile. Da cosa è scaturita questa nuova rivelazione?

Il distinto signore indiano che vedete in foto ha vinto il Premio Nobel per la Fisica nel lontano 1930 per le sue ricerche riguardanti la diffusione della luce. Il suo nome è Venkata Raman e si deve a lui la scoperta dell’omonimo fenomeno fisico. Ancora tecniche diagnostiche, ancora storie di pigmenti. Oggi parliamo della spettroscopia Raman, una tecnica non distruttiva, superficiale (analizza strati spessi pochi micron, meno del diametro di un capello), basata sull’interazione radiazione-materia.

Nello screening di patologie dell'apparato digerente, una delle fasi più fastidiose è l'ingestione del mezzo di contrasto, un liquido che è necessario assumere per rendere maggiormente visibili alcuni organi nell'ambito della diagnostica per immagini. Uno studio della University at Buffalo ha trovato un'alternativa, priva delle controindicazioni delle sostanze solitamente usate, in un cereale molto utilizzato dall'industria alimentare: l'orzo.

Come si può analizzare un dipinto straordinariamente famoso e importante senza che il pubblico del museo e, soprattutto le sue casse, ne risentano? Un’ottima risposta a questo quesito è stata data dai curatori del Mauritshuis, a L’Aia, in Olanda, lasciando sotto i riflettori La ragazza con l’orecchino di perla nel bel mezzo di un’approfondita campagna diagnostica.

Tra pochissimi giorni festeggeremo il Natale e le nostre case sono già un tripudio di rossi: le decorazioni, le stelle di Natale, i cappellini di Santa Claus. Il rosso è il colore del sangue, della vita, della regalità, e proprio in questo periodo è declinato in accezioni religiose e pagane. Nello studio dei beni culturali questo colore ha sempre rivestito un ruolo importante in quanto impiegato molto frequentemente e preparato a partire da differenti materiali, dalle terre naturali alle molecole organiche sintetizzate in laboratorio. Prima di scambiarci gli auguri, ecco un breve excursus sui principali pigmenti rossi adoperati nella storia dell’arte.

Pagina 1 di 2

tirelli

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.