Sapere Scienza

Sapere Scienza

Le forme di comunicazione in Natura sono tantissime e coinvolgono tutti i possibili sensi: colori e posture colpiscono la vista, sostanze odorose e ormoni si rivolgono ai diversi metodi di percezione chimica, e il suono è un ottimo mezzo per dare e ricevere informazioni. Gli ippopotami, per esempio, riescono a creare cori intonati lungo i fiumi, a distanza di chilometri, e i soundscape, i panorami sonori, sono una nuova frontiera degli studi in biologia marina: ogni particolare tipo di fondale ha i suoi tipici suoni e, in determinati orari della giornata, si vengono a creare veri e propri cori (lo fanno, per esempio, i ricci di mare quando escono a brucare le alghe). Ma naturalmente ciò che più colpisce l'immaginario collettivo tra i suoni marini è la capacità vocale dei cetacei.

Coraggioso e, a tratti, buffo. È il pinguino imperatore, la cui avventura per riprodursi è stata raccontata nel celebre documentario del 2005, “La marcia dei pinguini”, vincitore di un meritato premio Oscar. In quell’occasione abbiamo visto i papà affrontare il gelo per difendere l’uovo lasciato loro in custodia dalle femmine. Lo straordinario numero di giorni di digiuno passati a proteggere il proprio piccolo non ancora nato ha permesso a questi animali di incarnare lo stereotipo dell’ottimo padre. Siamo proprio sicuri che in quei due mesi il signor pinguino non si sposti?

A causa di “documentari” scriteriati e di leggende metropolitane, oltre che di millenarie imposizioni culturali, siamo portati a pensare agli animali come pericolosissimi esseri inferiori. La cosa interessante, però, è che il rischio di essere sopraffatti e uccisi da un predatore era reale solo nei primi tempi della nostra storia, ed è andato via via riducendosi davvero ai minimi termini.

Sono maestri del camouflage e da secoli affascinano naturalisti e appassionati. Stiamo parlando di seppie, calamari e polpi: unici per le loro capacità, questi molluschi sono in grado di controllare il proprio aspetto tramite neuroni che comandano direttamente milioni di cellule pigmentate - pixel - presenti sulla loro pelle. Gli scienziati del Max Planck Institute for Brain Research e del Frankfurt Institute for Advanced Studies/Goethe University hanno pensato che questo legame neurone-pixel potesse aprire loro un varco verso la comprensione del funzionamento del cervello di questi organismi così particolari, desumendo la presunta struttura della rete di controllo attraverso l'analisi delle dinamiche dei pattern che compaiono sulla loro pelle.

tirelli

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