Sapere Scienza

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Il gatto domestico è tra i più comuni co-abitanti delle nostre case. Le prime tracce di convivenza tra gatti e uomini risalgono a 9500 anni fa, poco dopo la costituzione delle prime comunità di agricoltori. Ma quali segni hanno lasciato quasi diecimila anni di addomesticamento sul genoma dei felini? Uno studio sulla rivista PNAS inizia a identificare e decifrare queste impronte, che potranno indicarci i percorsi evolutivi della coabitazione tra uomini e specie animali... e non solo! 

Look for the girl with the sun in her eyes / And she's gone/ Lucy in the sky with diamonds. Le note della celebre canzone dei Beatles risuonavano nelle notti etiopi del 1974. Un team di ricercatori trascorreva i momenti di riposo parlando e ascoltando musica, non sapendo che prestissimo si sarebbero trovati davanti a una grande scoperta. Un osso di un braccio, un altro frammento e un altro ancora. Erano i resti di una femmina di australopiteco, vissuta 3,2 milioni di anni fa, un fossile quasi completo di ominide che gli studiosi decisero di soprannominare proprio Lucy, in omaggio al brano dei Fab 4. A 42 anni da questo straordinario ritrovamento, nuova luce è stata fatta sulle cause della sua morte.

È una strana resurrezione quella del rallo di Cuvier (Dryolimnas cuvieri), un uccello dell'Oceano Indiano incapace di volare. La scienza la chiama evoluzione iterativa ed è l'evoluzione ripetuta di strutture simili o parallele a partire da uno stesso antenato ma in tempi diversi. Questo fenomeno non è nuovo in biologia, infatti era già stato osservato, ad esempio, nelle ammoniti, molluschi scomparsi del tutto verso la fine del Mesozoico. Negli uccelli, però, è la prima volta che le medesime caratteristiche di una specie estinta sono tornate "in vita". Come è accaduto e come hanno fatto gli scienziati a capirlo?

Evolutionwatch, un orologio evolutivo per rivelare il numero di mutazioni in un determinato intervallo di tempo subite da una pianta selvatica. Questo studio, che ha permesso di osservare l’evoluzione in azione, è stato svolto dagli scienziati del Max Planck Institute for Developmental Biology. L’oggetto della ricerca è stato una piccola pianta che è ormai da molto tempo amica dei genetisti: l’Arabidopsis thaliana.

Gli antropologi dello Smithsonian’s National Museum of Natural History, in collaborazione con studiosi provenienti da tutto il mondo, hanno scoperto che i primi uomini che hanno occupato l’Africa orientale a partire da circa 320.000 anni fa iniziarono ad avviare commerci con altri gruppi, a usare pigmenti e a costruire strumenti più sofisticati rispetto a quelli della prima Età della pietra. Questi comportamenti, che si pensava si fossero sviluppati più tardi nell’evoluzione dell’Homo sapiens, vengono, quindi, retrodatati da questi ultimi lavori.

Un reperto incredibilmente completo, rinvenuto in Etiopia, che potrebbe riscrivere la storia dei nostri lontani antenati, gli australopitechi. È un cranio di Australopithecus anamensis di 3,8 milioni di anni fa, un predecessore della più famosa Lucy, piccola esemplare di Australopithecus afarensis. Abbiamo scritto "predecessore" ma potremmo in parte sbagliarci: proprio questa scoperta potrebbe dimostrare che le due specie di australopitechi sono convissute per un certo periodo. Come è avvenuto questo ritrovamento e perché è così importante per ricostruire la storia dell'evoluzione umana?

Questa settimana il nostro appuntamento è dedicato all’applicazione dell’ESR (Electron Spin Resonance – Risonanza di Spin Elettronico). Nel precedente post abbiamo cercato di capire quali fossero le caratteristiche principali di questo metodo di datazione e quest’oggi vedremo il suo contributo allo studio dell’evoluzione dell’Uomo.

 

Fino a ora, nella storia dell’evoluzione umana, sono stati gli Homo sapiens a detenere il primato dell’arte e della capacità di astrazione: studi e ritrovamenti attribuivano loro quelle capacità manuali e cognitive in grado di dare vita a una scintilla creativa che, dalla preistoria ai giorni nostri, non si è mai spenta. Due articoli appena pubblicati su Science e Science Advances retrodatano l’origine della pittura che, contrariamente alle aspettative, sembra essere un primato degli uomini di Neanderthal.

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petrocelli

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