Sapere Scienza

Sapere Scienza

Gli antropologi dello Smithsonian’s National Museum of Natural History, in collaborazione con studiosi provenienti da tutto il mondo, hanno scoperto che i primi uomini che hanno occupato l’Africa orientale a partire da circa 320.000 anni fa iniziarono ad avviare commerci con altri gruppi, a usare pigmenti e a costruire strumenti più sofisticati rispetto a quelli della prima Età della pietra. Questi comportamenti, che si pensava si fossero sviluppati più tardi nell’evoluzione dell’Homo sapiens, vengono, quindi, retrodatati da questi ultimi lavori.

Scoprire una nuova specie di ominini (la sottofamiglia di ominidi di cui fa parte la nostra specie, Homo sapiens) è un evento che riceve sempre il massimo dell’attenzione mediatica, dato che rivela un altro pezzo del quadro della nostra evoluzione.

Si tende a pensare all'evoluzione come a un percorso dritto, durante il quale compaiono caratteri nuovi in una linea di organismi, per cui per esempio si parte da una lucertola e si arriva a un uccello, e lungo la strada l'animale mette su piume, ali e becco senza denti. In realtà il discorso è assai più complesso di così, e spesso l'evoluzione si presenta sotto forme strane, che possiamo ricostruire (almeno fino a oggi) solamente grazie alla paleontologia e allo studio dei fossili.

La criptozoologia insegue yeti, chupacabras o, peggio ancora, presunti alieni? Niente di tutto  questo. Cominciamo a sgombrare il campo dagli equivoci: la criptozoologia, in sintesi, si occupa di studiare gli animali prima che vengano ufficialmente descritti dalla zoologia.

Sono passati 160 anni da quando Charles Darwin pubblicò la sua epocale teoria dell'evoluzione, di cui quasi tutti hanno almeno sentito parlare. Ben pochi, però, hanno udito il nome di Theodosius Dobzhansky. Nel suo libro "La genetica e l'origine delle specie", del 1937, egli individuò nella genetica, quindi nel continuo modellamento e rimodellamento dell'informazione biologica, la chiave dell'evoluzione e il motore dei processi di speciazione, ossia quelli che portano alla formazione di nuove specie di organismi viventi.

Una nuova ricerca ha mostrato come maschi e femmine di una stessa specie possano avere caratteristiche così diverse da impedire ad altre specie di evolvere e colonizzare habitat. Così l’analisi di un dimorfismo sessuale molto accentuato può aggiungere nuove conoscenze alle teorie elaborate da Charles Darwin, riguardanti le modalità con cui la selezione naturale guida l’evoluzione della biodiversità.

Le teorie sull'evoluzione della Terra hanno sempre oscillato tra l’attualismo, che vede nel lento trascorrere del tempo la chiave per capire la potenza dei processi geologici, e il catastrofismo, che riconosce al succedersi di eventi eccezionali (inondazioni, cataclismi, impatti extraterrestri) un ruolo fondamentale a dispetto della loro minore frequenza.

Pagina 1 di 3

tirelli

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.