Sapere Scienza

Sapere Scienza

È capitato a tutti, guardando una tela di un artista, di pensare all’immagine che si presentava davanti ai propri occhi come ad un miracolo. Tanta armonia nella composizione, tanta maestria nel segno e nella stesura del colore, da farci credere che un’opera possa essere stata creata di getto. La realtà è molto diversa: dietro un capolavoro ci sono schizzi, studi preliminari, prove. Prima di passare ai pennelli, il pittore traccia un disegno che lo accompagnerà nella realizzazione dell’intero progetto. In alcuni casi questa guida è seguita passo per passo, a volte viene modificata. Si ridisegna la posizione del soggetto, si cambia la proporzione di alcune forme, si correggono con un tratto di grafite oggetti, pieghe, vesti. Spesso non è “buona la prima”. Come facciamo a sapere tutto questo dei grandi maestri del passato? La fisica ci ha permesso di spiare il lavoro svolto nei loro atelier grazie alla riflettografia infrarossa.

Romanzi e pellicole di fantascienza sono stati spesso la scintilla creativa che ha spinto team di scienziati verso progetti ambiziosi che, con grandi investimenti di risorse, hanno portato il futuro nelle nostre case. Nonostante decenni di ricerche, c’è qualcosa che gli studiosi non sono ancora riusciti a riprodurre: si tratta di ologrammi tridimensionali, simili a quello che compare nel primo episodio di Star Wars. Si tratta dell’ormai iconica proiezione della Principessa Leia che chiede aiuto a Obi-Wan Kenobi, coraggioso cavaliere Jedi e ultima speranza di salvare la galassia dai seguaci del Lato Oscuro della Forza. Qualcosa di molto somigliante a quell’immagine mostrata dal piccolo robot R2-D2 (C1-P8 nella versione italiana) è stata da poco ricreata nei laboratori della Brigham Young University, a Provo, nello Utah.

I fisici dell'Istituto NANOscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-NANO) di Pisa, con il contributo dell'Istituto Superconduttori, materiali innovativi e dispositivi di Genova (CNR-SPIN), hanno dimostrato che, al contrario di quanto creduto finora, è possibile realizzare transistor basati interamente su materiali superconduttori, anziché su semiconduttori come il silicio. Il risultato, oltre a fornire un'innovativa prospettiva tecnologica, smentisce alcuni assunti della teoria della superconduttività. Lo studio è stato pubblicato sulle riviste Nature Nanotechnology e NanoLetters, mentre Nature Electronics gli ha dedicato l'articolo Transistors go metal nella sezione "in evidenza".

Molti di noi avranno sentito parlare di laser per la prima volta guardando il temibile fascio con il quale Goldfinger cercava di annientare James Bond nel terzo film dedicato all’Agente 007 o la spada dei cavalieri Jedi in Guerre stellari.

 

Laser è l’acronimo inglese di Light Amplification by the Stimulated Emission of Radiation, ossia amplificazione di luce tramite emissione stimolata di radiazioni. Fu Albert Einstein, nel 1917, ad intuire che fosse possibile indurre un atomo ad emettere un determinata radiazione se illuminato da una radiazione dello stesso tipo. Il laser presenta delle particolari caratteristiche che lo rendono molto utile in numerosi ambiti di ricerca. È unidirezionale, infatti la luce laser si propaga in una direzione ben definita; è monocromatico, possiede un’unica lunghezza d’onda; è coerente, il fascio laser è costituito da onde della stessa frequenza e della stessa fase che si sommano l’una all’altra.

tirelli

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