Sapere Scienza

Sapere Scienza

Il bianco del marmo che si staglia nell’azzurro di un cielo terso. È questa l’immagine impressa nella nostra mente quando si parla di templi greci. Lo stesso stereotipo scatta per la statuaria antica: le belle veneri dalle curve eteree e gli eterni busti dei protagonisti della Roma Imperiale. Per secoli, però, la storia dell’arte non ha tenuto conto dell’azione del Tempo, del degrado ambientale e dei restauri. Il pallore della roccia non era quello che sperimentavano ogni giorno greci e romani. Alcuni di voi saranno sorpresi nel sapere che il passato fosse più vicino al “technicolor” di quanto non immaginassimo.

Alcuni dei segreti del processo creativo e del modus operandi di Picasso sono stati rivelati attraverso tecniche appartenenti ad altre discipline: medicina e geologia hanno prestato - ancora una volta - le proprie tecnologie allo studio della storia dell’arte. Questo perché "gli strumenti sono gli stessi, le domande sono differenti" come spiega Francesca Casadio, direttore esecutivo di Conservazione e Scienza per l’Art Institute di Chicago, nell’articolo pubblicato nella sezione Scienza del New York Times, dedicato all’indagine su un dipinto e circa cinquanta statue del genio spagnolo.

Vincent Van Gogh, come molti altri artisti, riutilizzava le tele di lavori oramai abbandonati per dipingervi sopra nuove opere. Ciò che è rimasto nascosto per anni agli occhi di storici dell’arte e studiosi rappresenta una finestra sulla genesi di tanti capolavori. Nell’immagine in evidenza possiamo ammirare “Il sentiero d’erba”, un olio su tela risalente al 1887 conservato nel Kröller-Müller Museum di Otterlo, nei Paesi Bassi. Dietro lo strato pittorico a noi visibile si nasconde un volto di donna simile alla “Testa di Donna” del 1884-85 dello stesso autore. Nel 2008, per curiosare al di là della superficie conosciuta, non sono state adoperate le usuali tecniche di imaging: gli scienziati si sono affidati alla fluorescenza a raggi X (XRF), applicata in una maniera un po’ particolare.

Una selva di oggetti, una collezione in primo piano in una sorta di palcoscenico in cui sembra dominare l'horror vacui, l'orrore del vuoto. Una confusione inquietante intervallata da figure umane e nature morte: tutto questo e molto altro è l'opera The Paston Treasure, recentemente analizzata dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Proprio quell'inquietudine data dalle strane sfumature di colore e dal sovraffollamento dell'immagine hanno guidato gli scienziati verso una scoperta misteriosa.

In India il Bos taurus indicus, il mansueto animale che potete osservare nell’immagine di copertina, è sacro. Anche dal punto di vista della conservazione dei beni culturali la vacca sacra indiana ci riserva non poche sorprese. Di cosa stiamo parlando? Continuate a leggere e lo scoprirete.

clark

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