Sapere Scienza

Sapere Scienza

Molti ricorderanno la serie di B-movie degli anni ’70 in cui si immaginava che una delle conseguenze degli esperimenti nucleari nei deserti potesse essere – sulla scia di Godzilla – la comparsa di insetti giganti. Per “giganti” intendo mantidi capaci di spezzare un’automobile in due e formiche delle dimensioni di un autobus. Naturalmente, alla luce delle nostre conoscenze di entomologia e fisiologia, questo sarebbe semplicemente impossibile: il solo peso dell’armatura di chitina, per creature così grandi, le renderebbe incapaci di muoversi e la respirazione sarebbe assolutamente impossibile.

C’è un angolo di paesaggio alpino che conserva un patrimonio preziosissimo di storia naturale. Preone, un paesino nelle prealpi Carniche del Friuli, si trova lungo il tratto montano del fiume Tagliamento e si distingue per alcune scoperte paleontologiche molto importanti fatte lungo il torrente che scende dalla valle detta appunto la Valle di Preone o Chjampo, in friulano.

Il giacimento di Burgess Shales, in Canada, è famoso sin dall'inizio del XX secolo per i suoi incredibili fossili, preservati nei minimi particolari. È grazie principalmente a questo sito, datato al Cambriano medio (circa 508 milioni di anni fa), che i paleontologi hanno potuto letteralmente "vedere" quella che viene definita l'esplosione cambriana: un "momento" di tempo geologico in cui la vita sembra letteralmente esplodere in termini di biodiversità, di varietà di forme, di adattamenti agli ambienti (per ora ancora solo nel mare).

Ricostruire le caratteristiche di alcune delle forme di vita presenti circa 300 milioni di anni fa sulla Terra è un obiettivo a dir poco ambizioso. Un fossile ben conservato, le sue antiche impronte e un insieme di tecnologie all'avanguardia hanno reso possibile lo studio della locomozione di Orobates pabsti, un vicino parente dell'ultimo antenato comune di rettili, uccelli e mammiferi, quindi anche di noi esseri umani.

Un reperto incredibilmente completo, rinvenuto in Etiopia, che potrebbe riscrivere la storia dei nostri lontani antenati, gli australopitechi. È un cranio di Australopithecus anamensis di 3,8 milioni di anni fa, un predecessore della più famosa Lucy, piccola esemplare di Australopithecus afarensis. Abbiamo scritto "predecessore" ma potremmo in parte sbagliarci: proprio questa scoperta potrebbe dimostrare che le due specie di australopitechi sono convissute per un certo periodo. Come è avvenuto questo ritrovamento e perché è così importante per ricostruire la storia dell'evoluzione umana?

Passeggiando nella natura, soprattutto durante la bella stagione, sarà capitato anche a voi di osservare laboriose api viaggiare da un fiore all'altro, sporche di una polverina gialla, o ancora farfalle danzare tra colorate corolle. Sono insetti impollinatori e, grazie a una recente ricerca pubblicata su Current Biology, ora sappiamo che potrebbero non essere stati i primi ad aiutare il mondo vegetale a proliferare.

Le collezioni di fossili che possiamo ammirare nelle vetrine dei musei di storia naturale non sono solo i resti della storia della Terra e di piante e animali che la abitavano in un passato remoto. Spesso custodiscono anche il racconto dell’esistenza di chi li ha trovati, collezionati, studiati e conservati. Questo è sicuramente il caso dei fossili di Darwin, custoditi dal Natural History Museum di Londra e ora protagonisti di un interessante progetto di digitalizzazione.

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tirelli

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