Sapere Scienza

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I batteri sono ovunque. In grado di colonizzare e proliferare in qualsiasi luogo, qualunque siano le condizioni presenti, anche nel nostro corpo, di cui - la maggior parte delle volte - sono simbionti silenti. Questi microrganismi non potevano fare a meno di trasformare le opere d'arte, con i loro materiali succulenti e le condizioni ambientali spesso favorevoli in cui sono conservati, nel bivacco ideale. Ma le colonie di questi minuscoli e famelici esseri viventi quanto possono danneggiare un dipinto? C'è un modo per combatterli? Sono tutti cattivi o tra loro esistono specie che, invece, sono ben viste nel mondo dei beni culturali? Cerchiamo di capirlo insieme attraverso un esempio, uno studio riguardante una tela del XVII secolo, conservata a Ferrara.

Era il 1929 quando Alexander Fleming, quasi per caso, scoprì l'azione antibiotica della penicillina in una piastra su cui stavano crescendo colonie di Staphylococcus aureus. La nostra guerra contro i patogeni sembrava essere stata vinta ma quella era solo una battaglia e oggi, nel 2019, sembra che il genere umano stia subendo una rivincita da parte di questi microrganismi. Tra i tanti esempi di resistenza agli antibiotici, è giunto all'onore delle cronache, grazie a un lungo articolo pubblicato su The New York Times, il fungo Candida auris.

Sentir parlare di funghi ci riporta alla mente risotti impreziositi dai profumati porcini, colorati veleni come l’Amanita muscaria o droghe psichedeliche ricavate dai principi attivi contenuti da individui del genere Psilocybe. Questi strani organismi, tanto particolari da meritare un regno a parte nella classificazione degli esseri viventi, sono da sempre stati utilizzati dagli uomini che, sin dalla preistoria, erano consapevoli delle loro innumerevoli proprietà. Vi è però un’applicazione poco conosciuta di cui ci parla un recente studio pubblicato su PlosOne: erano stoppini, esche per accendere il fuoco.

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