Sapere Scienza

Sapere Scienza

Quante volte ci siamo soffermati davanti all’immagine o a un video di un carlino? La sua espressione simpatica ha catturato la nostra attenzione e alcuni di noi, forse, hanno anche deciso di accoglierne in casa un cucciolo: occhi grandi, muso schiacciato e pieghe di pelo. Quell’aspetto che ci ha fatto innamorare del nostro animale da compagnia, però, nasconde un rovescio della medaglia molto grave, legato alla sua salute.

Epidermolisi bollosa: è questa la malattia genetica che affliggeva il piccolo Hassan. Una patologia della pelle che causa la formazione di bolle, ulcere e lesioni dovute alla minima sollecitazione. Una fragilità simile a quella delle ali di una farfalla. Il destino di questo bambino sembrava segnato ma ricerca e innovazione nell’ambito della terapia genica gli hanno restituito un futuro.

È stato di recente caratterizzato un gene dello Staphylococcus aureus coinvolto nella virulenza, nella formazione di biofilm (aggregati di batteri) e nella resistenza ad alcuni antibiotici. Gli studi sono stati svolti da un gruppo di ricerca dell’Institut Pasteur - CNRS di Parigi e i risultati sono stati pubblicati nelle pagine della rivista internazionale PLoS Pathogens. Cos’è lo Staphylococcus aureus e perché questo lavoro potrebbe essere importante in termini di sanità pubblica? Scopriamolo insieme.

La comprensione dell'organizzazione spaziale del genoma umano rappresenta un aspetto importante quasi quanto il suo sequenziamento. Uno studio recentissimo di un'équipe di ricerca di Houston (Texas) guidata da Erez Lieberman Aiden ci ha ora fornito le prime mappe 3D ad alta risoluzione del nostro genoma.

Siamo i nostri geni. Ma i nostri geni sono sempre gli stessi, in tutte le nostre cellule? E’ prevedibile che nel grande numero di divisioni cellulari necessario per la formazione del nostro organismo adulto si verifichino errori che possono modificare in vario modo il nostro genoma. Il nostro corpo è in realtà un mosaico di cellule con genomi leggermente diversi, fenomeno che viene definito “mosaicismo somatico”.

Il gusto particolarmente amaro di alcune birre è ciò che fa la differenza tra amanti, degustatori e produttori artigianali della bevanda. Questa caratteristica è conferita dal luppolo (Humulus lupulus) e bilancia le note dolci di ingredienti quali l’orzo. Un gruppo di ricercatori della University of California, Berkeley è riuscito a conferire il giusto sapore amarognolo senza l’aggiunta di luppolo, modificando il DNA del lievito adoperato nella preparazione della birra. Come e perché hanno sperimentato questa soluzione?

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tirelli

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