Sapere Scienza

Sapere Scienza

Molti dei frutti che si trovano nelle nostre cucine erano già coltivati in Asia centrale più di mille anni fa. Lo dimostra lo studio svolto da Robert Spengler del Max Planck Institute for the Science of Human History: le sue analisi archeobotaniche hanno permesso di capire cosa venisse coltivato nel cuore della Via della Seta durante il periodo di maggior frequentazione. Erano mele, pesche, albicocche e meloni che noi, oggi, conosciamo molto bene proprio grazie al grande fermento commerciale presente in quella regione nel medioevo.

Torna a fine settembre l'appuntamento con la Settimana della Scienza e la Notte Europea dei Ricercatori, l'occasione per conoscere la vita di persone ordinarie che svolgono un lavoro straordinario. La manifestazione, ancora una volta organizzata dall'associazione Frascati Scienza, vincitrice del bando della Commissione Europea Horizon 2020 nell'ambito delle azioni Marie…

Il gusto particolarmente amaro di alcune birre è ciò che fa la differenza tra amanti, degustatori e produttori artigianali della bevanda. Questa caratteristica è conferita dal luppolo (Humulus lupulus) e bilancia le note dolci di ingredienti quali l’orzo. Un gruppo di ricercatori della University of California, Berkeley è riuscito a conferire il giusto sapore amarognolo senza l’aggiunta di luppolo, modificando il DNA del lievito adoperato nella preparazione della birra. Come e perché hanno sperimentato questa soluzione?

I ricercatori hanno modificato il codice genetico artefice di alcuni dei più straordinari colori presenti in natura. Si tratta dei colori strutturali, in questo caso appartenenti ad alcuni batteri, e lo studio apre le porte a una serie di applicazioni di tipo industriale quali la produzione di vernici totalmente biodegradabili e non tossiche.

Il DNA, l'acido desossiribonucleico, meglio conosciuto come il libretto d'istruzioni per la creazione della vita sul nostro pianeta, è da sempre riuscito a conservare le sue preziose informazioni grazie alla combinazione di sole quattro lettere: G,C, A e T, le iniziali delle quattro basi azotate che lo compongono ossia guanina, citosina, adenina e timina. In uno studio pubblicato su Science, i ricercatori della Foundation for Applied Molecular Evolution e dell'azienda Firebird Biomolecular Science hanno dimostrato che è possibile espandere il linguaggio genetico con altri quattro elementi. È stato ottenuto così il primo hachimoji DNA, un DNA di otto lettere.

È stato di recente caratterizzato un gene dello Staphylococcus aureus coinvolto nella virulenza, nella formazione di biofilm (aggregati di batteri) e nella resistenza ad alcuni antibiotici. Gli studi sono stati svolti da un gruppo di ricerca dell’Institut Pasteur - CNRS di Parigi e i risultati sono stati pubblicati nelle pagine della rivista internazionale PLoS Pathogens. Cos’è lo Staphylococcus aureus e perché questo lavoro potrebbe essere importante in termini di sanità pubblica? Scopriamolo insieme.

Siamo i nostri geni. Ma i nostri geni sono sempre gli stessi, in tutte le nostre cellule? E’ prevedibile che nel grande numero di divisioni cellulari necessario per la formazione del nostro organismo adulto si verifichino errori che possono modificare in vario modo il nostro genoma. Il nostro corpo è…

Il tumore al seno e alle ovaie ha, come tutte le neoplasie, un'origine multifattoriale, ma due geni sono particolarmente importanti per la loro insorgenza, e sono quelli che codificano per le proteine BRCA1 e BRCA2 che servono a riparare il DNA danneggiato In una ricerca condotta nei laboratori dell'IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano alcuni ricercatori hanno esaminato per la prima volta un nuovo aspetto del loro meccanismo di azione.

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