Sapere Scienza

Sapere Scienza

La scoperta del DNA risale ormai a 65 anni fa e da allora è stata costantemente studiata dagli scienziati di tutto il mondo. Nonostante questo la celebre doppia elica custodisce ancora molti misteri. Uno di questi riguarda la distribuzione delle quattro tipologie di nucleotidi che ne compongono la struttura (adenina, timina, guanina e citosina): sappiamo che ci sono particolari simmetrie all'interno dei singoli filamenti di DNA, ma molto resta da scoprire sulla loro origine. Un gruppo di ricerca italo-australiano ha messo a punto per la prima volta un modello matematico capace di spiegare le diverse simmetrie presenti nella distribuzione delle basi azotate che compongono il genoma.

Quando archeologia e genetica si uniscono, i risultati possono aprire una finestra sul passato e darci una visione chiara di dinamiche che altrimenti sarebbero difficilmente comprensibili. È successo questo nello studio che ha coinvolto numerosi enti, università e musei (tra cui il Natural History Museum di Londra) e che aveva come obiettivo la ricostruzione della storia dei primi cani vissuti in America.

Realizzata la prima mappa generale dell'epigenoma umano, ossia di tutte quelle istruzioni che regolano il funzionamento del genoma. Se infatti, metaforicamente, possiamo pensare al genoma come a una successione di lettere, l'epigenoma contiene la punteggiatura che aiuta a decifrarne correttamente il significato.

La comprensione dell'organizzazione spaziale del genoma umano rappresenta un aspetto importante quasi quanto il suo sequenziamento. Uno studio recentissimo di un'équipe di ricerca di Houston (Texas) guidata da Erez Lieberman Aiden ci ha ora fornito le prime mappe 3D ad alta risoluzione del nostro genoma.

Evolutionwatch, un orologio evolutivo per rivelare il numero di mutazioni in un determinato intervallo di tempo subite da una pianta selvatica. Questo studio, che ha permesso di osservare l’evoluzione in azione, è stato svolto dagli scienziati del Max Planck Institute for Developmental Biology. L’oggetto della ricerca è stato una piccola pianta che è ormai da molto tempo amica dei genetisti: l’Arabidopsis thaliana.

Siamo i nostri geni. Ma i nostri geni sono sempre gli stessi, in tutte le nostre cellule? E’ prevedibile che nel grande numero di divisioni cellulari necessario per la formazione del nostro organismo adulto si verifichino errori che possono modificare in vario modo il nostro genoma. Il nostro corpo è in realtà un mosaico di cellule con genomi leggermente diversi, fenomeno che viene definito “mosaicismo somatico”.

Come dimenticare le pagine de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che descrivevano una Milano messa in ginocchio da una terribile malattia. Era il 1630 e il morbo che decimava la popolazione era la peste bubbonica, patologia causata dal batterio Yersinia pestis. Questo microrganismo, però, non è sempre stato così infallibilmente letale. Una ricostruzione più completa della sua evoluzione è oggi possibile grazie alla decodifica di un genoma venuto da molto lontano: la Russia di circa 4000 anni fa.

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tirelli

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