Sapere Scienza

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Il mantello terrestre associato a una tela di Jackson Pollock. Cosa può significare questo accostamento tra geologia e storia dell'arte? Cosa c'entra tutto questo con la ricerca pubblicata dalla University of Utah su Nature Geoscience? Cerchiamo di capirlo insieme, passando da una strana tecnica artistica chiamata dripping, per arrivare alla composizione della struttura interna della Terra.

I meandri di un fiume che disegnano percorsi sinuosi, le ripide falesie e le morbide dune di una spiaggia o di un deserto. Queste sono solo alcune delle forme del paesaggio, il frutto del continuo modellamento della parte più superficiale del nostro pianeta. Gli scienziati della New York University si sono chiesti se queste sculture naturali abbiano memoria della propria storia. A cosa serve saperlo e come sono riusciti a trovare una soluzione a questo quesito? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Gli archeologi, i paleontologi e i geologi del futuro potrebbero battezzare l'intervallo di tempo in cui stiamo vivendo "l'epoca del pollo". A cosa è dovuta questa strana definizione? Da anni alcuni scienziati stanno tentando di rendere ufficiale l'esistenza dell'Antropocene: l'epoca geologica attuale, caratterizzata dall'impatto dell'uomo sui processi evolutivi del nostro pianeta. Definire una nuova suddivisione della storia della Terra non è, però, così semplice. Secondo gli autori di una ricerca pubblicata su Royal Society Open Science, l'allevamento del pollame, che ha subìto un incremento considerevole negli ultimi anni e ha portato profondi cambiamenti nella biologia di questi volatili, potrebbe costituire l'evento chiave per il riconoscimento dell'Antropocene.

Groningen è una città di 200.000 abitanti, situata nel nord dell'Olanda. Nel 1959 si scoprì che giaceva sul più grande giacimento di gas naturale del continente europeo, il nono al mondo: un colosso da almeno 2500 km3 di metano (il gas naturale viene comunemente denominato "metano", il componente principale della preziosa miscela di idrocarburi). Se il megagiacimento olandese fosse stato in Italia, avrebbe soddisfatto l'intero fabbisogno nazionale dal 1959 a oggi. Nel corso di 60 anni, i pozzi di Groningen hanno portato nelle casse statali circa 300 miliardi di euro, recando grande beneficio alla bilancia commerciale. Ma la storia non è a lieto fine, e gli olandesi hanno almeno due buoni motivi per chiedersi se il gas di Groningen sia stato davvero una benedizione.

Pochissimi giorni fa l'account Twitter ufficiale del IUGS (International Union of Geological Sciences) ha condiviso la nuova Carta Internazionale Cronostratigrafica: è una rappresentazione grafica ufficiale della suddivisione temporale della lunga storia della Terra. La novità è nell'introduzione di una nuova ripartizione dell'Olocene. Secondo la nuova classificazione, in questo momento stiamo vivendo in un'età chiamata Meghalayano. Come si redigono questi documenti? Perché esistono tante discussioni riguardanti questo argomento? Schematizzare il passato, di un pianeta come dell'evoluzione delle civiltà, è sempre una questione molto complessa.

La tragedia di questi giorni ha portato tristemente alla ribalta della cronaca un sito bellissimo e misterioso, le Gole del Raganello in Calabria, un sistema di canyon lungo una ventina di chilometri nell'area del Parco Nazionale del Pollino: un gruppo di escursionisti è stato travolto da una piena improvvisa e violenta con un esito drammatico. Non volendo discutere sul problema, pur molto importante, del "se" e del "come" una tale tragedia fosse evitabile, proviamo a concentrarci sul perché un sito come questo si dimostra così interessante e attrattivo.

No, non stiamo parlando del cyberspazio e di un eletto di nome Neo, protagonista del celebre film del 1999 dei fratelli Wachowski. Se chiedete ad un archeologo cos’è un matrix, vi risponderà dicendovi che è una rappresentazione della stratigrafia di un sito archeologico mediante un diagramma in cui sono disegnati gli strati (rettangoli numerati) registrati su campo e i rapporti (linee) che tra essi intercorrono. L’uso del matrix – inventato nel 1973 da Edward Harris, archeologo inglese – è stato ed è ancora oggi lo strumento fondamentale di una nuova visione dello scavo archeologico, non più finalizzato alla ricerca di oggetti di grande valore estetico ed economico, ma atto a scoprire e ricostruire le “storie della terra”.

Abbiamo analizzato pigmenti con raggi X, li abbiamo identificati con l’impronta digitale data dalla Raman ma, in realtà, il primo passo che si effettua in sede di indagine diagnostica di strati pittorici, ceramiche e materiali lapidei è la microscopia ottica, una tecnica presa in prestito dalla geologia. L’osservazione dei minerali al microscopio da petrografo – uno strumento particolare, differente dal “solito microscopio” - è utilizzata per descrivere e classificare le rocce. I minerali sono, così, identificati dalle loro proprietà ottiche ossia le caratteristiche mostrate all’attraversamento di un fascio di luce definita polarizzata.

 

Riuscire a calcolare la probabilità e le possibili caratteristiche di un futuro evento naturale catastrofico è uno degli obiettivi principali degli studi geologici. Per quanto riguarda le frane, gli scienziati dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno da poco pubblicato uno studio sulla rivista Earth-Science Reviews. L'articolo si concentra sulla costruzione di un modello in grado di prevedere il rischio sociale di frana in Italia. Di cosa si tratta? Procediamo a piccoli passi.

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clark

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