Sapere Scienza

Sapere Scienza

I turchesi sono pietre preziose, tra i simboli dell'arte delle antiche civiltà mesoamericane. Rocce e minerali sono spesso analizzati in contesti archeologici non solo per motivi legati alla conservazione e al restauro di manufatti ma anche per la ricostruzione della struttura delle società a cui appartenevano e delle rotte commerciali a essi legati. Come si può far questo a partire da un semplice oggetto? Ci viene in aiuto la geochimica, capace di ritrovare degli indizi piccoli e nascosti, quasi come le briciole della famosa fiaba di Hänsel e Gretel, in grado di condurci verso i luoghi di provenienza in cui il materiale è stato estratto.

Nel post riguardante la notazione di Munsell ho accennato allo studio dei suoli archeologici. Fino ad ora ci siamo soprattutto mossi nell’ambito della caratterizzazione dei materiali legati ai beni culturali e al restauro. Esiste anche un approccio diverso da quello che è chiamato archeometria – dall’Enciclopedia Treccani “ambito di studi interdisciplinare che indaga i dati materiali del passato alla luce degli strumenti e dei metodi propri delle discipline scientifiche” - ed è la geoarcheologia.

No, non stiamo parlando del cyberspazio e di un eletto di nome Neo, protagonista del celebre film del 1999 dei fratelli Wachowski. Se chiedete ad un archeologo cos’è un matrix, vi risponderà dicendovi che è una rappresentazione della stratigrafia di un sito archeologico mediante un diagramma in cui sono disegnati gli strati (rettangoli numerati) registrati su campo e i rapporti (linee) che tra essi intercorrono. L’uso del matrix – inventato nel 1973 da Edward Harris, archeologo inglese – è stato ed è ancora oggi lo strumento fondamentale di una nuova visione dello scavo archeologico, non più finalizzato alla ricerca di oggetti di grande valore estetico ed economico, ma atto a scoprire e ricostruire le “storie della terra”.

Riuscire a calcolare la probabilità e le possibili caratteristiche di un futuro evento naturale catastrofico è uno degli obiettivi principali degli studi geologici. Per quanto riguarda le frane, gli scienziati dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno da poco pubblicato uno studio sulla rivista Earth-Science Reviews. L'articolo si concentra sulla costruzione di un modello in grado di prevedere il rischio sociale di frana in Italia. Di cosa si tratta? Procediamo a piccoli passi.

Abbiamo analizzato pigmenti con raggi X, li abbiamo identificati con l’impronta digitale data dalla Raman ma, in realtà, il primo passo che si effettua in sede di indagine diagnostica di strati pittorici, ceramiche e materiali lapidei è la microscopia ottica, una tecnica presa in prestito dalla geologia. L’osservazione dei minerali al microscopio da petrografo – uno strumento particolare, differente dal “solito microscopio” - è utilizzata per descrivere e classificare le rocce. I minerali sono, così, identificati dalle loro proprietà ottiche ossia le caratteristiche mostrate all’attraversamento di un fascio di luce definita polarizzata.

 

È stato completato in questi giorni, nell’ambito del progetto GREEN LAKE, e per mezzo di una collaborazione tra l’Università Cattolica di Brescia, l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Bologna e il Consorzio Proambiente, un rilievo estensivo del fondale del lago di Garda che ci offre una nuova interessante prospettiva su questo che è il più esteso lago italiano.

Qual è l'età del petrolio e come è possibile datarlo? Ce lo spiegano Graham Lawton e Jennifer Daniel in uno dei paragrafi del libro "L'origine di (quasi) tutto - Per fare una torta, devi prima inventare l'Universo", pubblicato da edizioni Dedalo.

Mercoledì pomeriggio il vulcano Stromboli, nelle Isole Eolie, in Sicilia, è stato il protagonista di uno spettacolo naturale tanto straordinario quanto spaventoso: un'eruzione che ha portato a una serie di esplosioni e alla formazione di un'alta colonna di fumo. Cosa è successo?

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clark

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