Sapere Scienza

Sapere Scienza

Le collezioni di fossili che possiamo ammirare nelle vetrine dei musei di storia naturale non sono solo i resti della storia della Terra e di piante e animali che la abitavano in un passato remoto. Spesso custodiscono anche il racconto dell’esistenza di chi li ha trovati, collezionati, studiati e conservati. Questo è sicuramente il caso dei fossili di Darwin, custoditi dal Natural History Museum di Londra e ora protagonisti di un interessante progetto di digitalizzazione.

Caldo, polvere e trepidazione. Ieri come oggi. Nel 1922, quando l’archeologo inglese Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon, e pochi mesi fa, nel momento in cui un gruppo di ricercatori provenienti da tutto il mondo ha raccolto abbastanza indizi per confermare la presenza di altre due camere nascoste nel sepolcro del faraone. Un nuovo mistero da risolvere con gli strumenti a disposizione degli archeologi del XXI secolo.

Molti di noi avranno sentito parlare di laser per la prima volta guardando il temibile fascio con il quale Goldfinger cercava di annientare James Bond nel terzo film dedicato all’Agente 007 o la spada dei cavalieri Jedi in Guerre stellari.

 

Laser è l’acronimo inglese di Light Amplification by the Stimulated Emission of Radiation, ossia amplificazione di luce tramite emissione stimolata di radiazioni. Fu Albert Einstein, nel 1917, ad intuire che fosse possibile indurre un atomo ad emettere un determinata radiazione se illuminato da una radiazione dello stesso tipo. Il laser presenta delle particolari caratteristiche che lo rendono molto utile in numerosi ambiti di ricerca. È unidirezionale, infatti la luce laser si propaga in una direzione ben definita; è monocromatico, possiede un’unica lunghezza d’onda; è coerente, il fascio laser è costituito da onde della stessa frequenza e della stessa fase che si sommano l’una all’altra.

Si chiama anastilosi. È la ricostruzione di antichi edifici mediante la ricomposizione delle strutture con i pezzi originali. Molte sono le architetture che, nel corso dei secoli, hanno subito le ingiurie del tempo - degrado dovuto a fattori ambientali, di natura fisica, chimica e biologica - o quelle degli uomini, che ne hanno saccheggiato o distrutto parti. Le nuove tecnologie ci permettono di provare a ricomporre questi puzzle archeologici, comodamente seduti davanti a un PC o sulla scrivania di un laboratorio.

Chi di noi non ha mai dovuto traslocare? Potremmo dire che è sicuramente un’esperienza faticosa e stressante: conservare nelle scatole mobili e oggetti, rendere sicuro il trasporto, non smarrire nessun pezzo, riposizionare tutto in un nuovo spazio che ancora non si conosce dal punto di vista degli ingombri e dell’illuminazione.

La cattedrale di Notre Dame in fiamme. No, non è una delle scene del cartone animato della Disney dedicato al gobbo, protagonista del romanzo di Victor Hugo, "Notre Dame de Paris". Lunedì 15 aprile 2019, nel tardo pomeriggio, il tetto del celebre edificio, patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1991, ha preso fuoco. La guglia medievale, ricostruita nel XVII secolo durante i restauri condotti dall'architetto Eugène Viollet-le-Duc, e le capriate lignee sono andate distrutte. Sembra invece che, fortunatamente, la struttura in pietra, gli interni e i tesori in essi conservati siano stati risparmiati dal fuoco, benché abbiano subito danneggiamenti legati al fumo e alle alte temperature. Notre Dame sarà ricostruita, proprio come è stato fatto in passato. Nel caso si decidesse di seguire un criterio di restauro simile a quello dell'Ottocento, si riporterà l'edifico di culto al suo aspetto "originario", riproducendo le parti mancanti esattamente come erano prima dell'incendio. Come fare? Precedenti studi architettonici condotti con il laser scanner e una ricostruzione virtuale creata per un famoso videogioco potrebbero essere il materiale di partenza per questa impresa.

“Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”. Ho scelto questa frase che ritroviamo nel libro della Genesi per introdurre l’argomento dell’appuntamento di oggi su “Scienza e beni culturali”. La morte, purtroppo, è il destino ineluttabile non solo degli esseri umani ma anche delle opere del loro ingegno.

tirelli

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