Sapere Scienza

Sapere Scienza

Quante volte abbiamo sentito dire che è bene iniziare a insegnare una nuova lingua ai nostri figli quando sono ancora piccolissimi? Il nostro sistema scolastico sta cercando di adeguarsi a questa necessità: conoscere fluentemente un’altra lingua, per un cittadino europeo e non solo, è importante per vivere una vita sociale e lavorativa appagante e ricca di stimoli. Esiste, però, un’età limite oltre la quale diventa più difficile approcciarsi a un nuovo idioma? Gli scienziati del MIT - Massachusetts Institute of Technology hanno appena pubblicato un articolo sulla rivista Cognition che tenta di dare una risposta a questa domanda.

La comprensione del linguaggio e il suo utilizzo da parte dell'intelligenza artificiale sta divenendo un ambito in cui impiegare sempre più risorse: le nuove tecnologie, dalla ricerca in rete all'utilizzo di assistenti vocali come Alexa e Siri, fino ad arrivare alla domotica, necessitano di caratteristiche sempre più sofisticate. I ricercatori del MIT, in un articolo presentato durante la Empirical Methods in Natural Language Processing conference (conferenza riguardante i metodi empirici nell'elaborazione del linguaggio naturale), hanno descritto un nuovo metodo per insegnare alle macchine un linguaggio, prendendo spunto dal modo in cui i bambini imparano a parlare.

Scoprire il modo in cui gli studenti stanno imparando l'inglese registrando il percorso dei loro occhi sul testo. Si basa su questo la ricerca svolta dal MIT-Massachusetts Institute of Technology: utilizzando i dati generati da videocamere che seguono gli occhi dei lettori, gli scienziati hanno trovato degli schemi ripetuti nei movimenti oculari. Quest'ultimi sono fortemente correlati alle prestazioni su test standardizzati per verificare la conoscenza dell'inglese come seconda lingua.

In archeologia, nello specifico in paleoantropologia, sono le ossa a raccontare le caratteristiche della vita del passato attraverso un gran numero di indizi. I denti, poi, sono uno scrigno di informazioni che aspettano solo di essere rivelate. Come ho già evidenziato tante volte, questi ambiti di ricerca hanno una grandissima vocazione multidisciplinare e la contaminazione tra tanti punti di vista porta spesso a sorprendenti nuove teorie. Come quella pubblicata recentemente su Science, una ricerca che ha collegato proprio l'analisi degli scheletri fossili con la linguistica e la biologia evolutiva per svelare che progresso tecnologico, alimentazione e sviluppo del linguaggio sono strettamente connessi.

Sarah Woolley è una neuroscienziata del Columbia’s Zuckerman Institute e i cervelli che ha studiato negli ultimi tempi sono quelli di uccelli canori tra cui diamanti mandarini, passeri del Giappone e diamanti codalunga. Cosa hanno di speciale? Il loro canto è un potente strumento di comunicazione, che permette di trovare la partner che li accompagnerà per tutta la vita, e il loro cervello è appositamente disegnato per far sì che questo accada nella maniera più funzionale.

Un team di ricercatori, provenienti dalle università di Lehigh, Toronto e dalla University of California (Berkeley), ha esaminato 1000 anni di sviluppo della lingua inglese, identificando l’algoritmo che descrive il modo in cui la mente umana ha creato i differenti sensi di una singola parola. Un risultato che potrebbe portare al miglioramento dell’interazione tra esseri umani e calcolatori.

tirelli

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