Sapere Scienza

Sapere Scienza

Copiare dei file da un dispositivo all’altro, eseguire un backup, trasferire dati in un cloud. Ci succede tante volte di spostare una memoria. E se questo potesse accadere anche tra esseri viventi? Gli scienziati della UCLA - University of California di Los Angeles sono riusciti a far questo in un esperimento effettuato su delle lumache marine. Scopriamo insieme le fasi e i risultati dello studio pubblicato su eNeuro.

"È come andare in bicicletta". Quante volte abbiamo sentito questa frase in riferimento ad abilità imparate tempo prima, che non scordiamo nonostante il trascorrere del tempo e la mancanza di pratica? In un articolo di Scientific American, Boris Suchan, professore in neuropsicologia clinica presso la Ruhr University di Bochum (Germania), ha spiegato perché non dimentichiamo come andare in bicicletta o come nuotare, citando un celebre caso medico che ancora sta contribuendo ad approfondire la conoscenza del cervello umano.

Siamo legati ai nostri ricordi, cerchiamo in tanti modi di migliorare la nostra memoria ma raramente parliamo dell'altra faccia della medaglia: il dimenticare. Scordare diviene una nostra preoccupazione solo in situazioni spiacevoli o anche drammatiche ma capire come il cervello rimuova parti di ciò che abbiamo appreso o di cui abbiamo avuto esperienza è l'obiettivo di molti ricercatori. Questo perché ricordare e dimenticare hanno mostrato di essere meccanismi strettamente legati e per descrivere l'uno non si può prescindere dall'altro. In un articolo pubblicato su Quanta Magazine è stato approfondito questo lato della ricerca nelle neuroscienze.

La paura è un'emozione forgiata dall'evoluzione. È antica e ci ha insegnato a difenderci. Portata agli eccessi, nei tempi moderni, si è trasformata anche in patologia: conosciamo tutti il significato di disturbi dell'ansia e stress post-traumatico. Esistono nel nostro cervello degli interruttori per spegnere la paura "a comando"? Se sì, dove si trovano e come funzionano? Sono le domande a cui hanno iniziato a rispondere i ricercatori della fondazione scientifica basca Ikerbasque, in collaborazione con l'istituto italiano NICO (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi) dell'Università di Torino e altri centri spagnoli, tedeschi e francesi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Neuron.

Anche in questo istante, è in corso la perdita – silenziosa, progressiva, inarrestabile e irreversibile – di milioni di ore di registrazione di musica, suoni, voci, testimonianze di vita passata. Un’erosione della memoria collettiva dovuta all’intrinseca instabilità fisica e chimica dei supporti sonori, che si traduce in un’aspettativa di vita…
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petrocelli

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