Sapere Scienza

Sapere Scienza

L'utilizzo di nanoparticelle si è diffuso in numerosi ambiti negli ultimi venti anni. Prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari e molti altri ne contengono e, inevitabilmente, parte di questo carico viene disperso nell'ambiente. Quali sono gli effetti di questo ciclo? I ricercatori si stanno preoccupando di trovare una risposta per questa domanda e un gruppo di scienziati della University of Minnesota ha descritto una particolare conseguenza di questa tipologia di inquinamento: lo sviluppo di resistenza in un batterio, Shewanella oneidensis MR-1.

Quasi sempre leghiamo la parola "restauro" a un mondo di opere di un passato remoto, le cui forma e sostanza, estetica e materia, sono state offese dall'incedere costante del tempo. Non immaginiamo, ad esempio, che anche dipinti realizzati solo poco più di cinquanta anni fa necessitino di una cura di bellezza. Anche un capolavoro come "Whaam!" di Roy Lichtenstein, composto da materiali artificiali di fattura recente, ha bisogno di essere pulito. Come? I nanomateriali ci hanno messo lo zampino.

Le macchine molecolari, o nanomacchine, sono microscopiche strutture grandi circa un miliardesimo di metro. Proprio come dei congegni meccanici in miniatura, possono cambiare forma, ruotare, piegarsi o avanzare nello spazio. I movimenti sono innescati da precisi stimoli, chimici o luminosi, che li rendono facilmente controllabili.

Il sole sta tramontando, stiamo leggendo il nostro libro preferito, e le foglie della pianta sulla nostra scrivania s’illuminano fornendoci la luce necessaria per proseguire la nostra attività. Questa scena potrebbe non essere tanto surreale grazie alle sperimentazioni degli ingegneri del Massachusetts Institute of Technology.

clark

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.