Sapere Scienza

Sapere Scienza

È una storia molto particolare quella pubblicata negli articoli del New York Times e di National Geographic qualche settimana fa, un racconto in cui tradizione, religione e natura si incrociano e dialogano per salvare una specie di salamandra a forte rischio di estinzione. In Messico una piccola comunità di suore dell'ordine domenicano sta svolgendo un ruolo decisivo in termini di conservazione di questi animali in pericolo. In cosa consiste il contributo di queste religiose e in quale modo sono divenute protagoniste di questa "favola ecologica"? Scopriamolo insieme.

Le vite degli uomini sono una trama complessa di fili che si incrociano, nello spazio e nel tempo, tessendo strane e affascinanti storie. Non tutte riusciranno a raggiungere la notorietà, né avranno la forza di conquistare i cuori e le menti di ognuno di noi, ma ce ne sono altre che potranno essere la scintilla di un fuoco così vivo da cambiare il mondo. È ciò che ho pensato raccontando la storia di John James Audubon, protagonista inconsapevole di un movimento di salvaguardia dell'avifauna americana grazie alle meravigliose illustrazioni naturalistiche realizzate per The Birds of America, nel 1838.

Guardando le infiorescenze di un girasole nell’immagine di copertina, è facile notare qualcosa che spesso ci sfugge: la distribuzione dei singoli fiori segue una regola precisa. Non siamo più abituati all’osservazione attenta dell’universo che ci circonda e purtroppo non ci accorgiamo che la bellezza della natura ci parla attraverso il linguaggio della matematica.

Nella deserta pianura di Nazca, in Perù, enormi linee tracciate tra 2000 e 3000 anni fa formano complessi disegni geometrici, antropomorfi e zoomorfi. Le dimensioni della maggior parte dei disegni, però, fanno sì che ogni figura possa essere vista solamente dall'alto, da molto in alto, e punti elevati nella zona sono decisamente rari. Per anni scienziati e visionari hanno discusso sull'origine e sull'uso di questi giganteschi geoglifi (una parola che indica un disegno di grandi dimensioni sul terreno) ma, tralasciando le ipotesi assurde e immancabili che vedono in Nazca i soliti alieni pronti a comunicare chissà quale messaggio ai loro fedeli terrestri, non è ancora chiaro l'utilizzo di tali segni – e in molti casi è stato difficile persino interpretarli. Gli studiosi si sono spesso trovati in disaccordo soprattutto per quanto riguarda le linee che rappresentano chiaramente animali sebbene, per molti di essi, l'interpretazione potesse sembrare chiara, come nel caso negli uccelli.

Una passeggiata in una pineta, un po' di riposo in riva al mare o la buona fatica nel prendersi cura di un giardino o un orto. Senza prove scientifiche, basandoci unicamente sull'esperienza personale, potremmo affermare che il contatto con la natura ci fa stare bene. Esiste, però, una misura di questo effetto? Ci sono dati che lo dimostrano? Sembrerebbe di sì, secondo quanto riporta un articolo pubblicato su Scientific Reports.

clark

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