Sapere Scienza

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In Natura esiste una vera e propria "corsa agli armamenti" tra predatori e prede e se i cacciatori hanno a disposizione arsenali impressionanti per abbattere le proprie vittime, queste ultime non sono da meno.

È di Schmidtiellus reetae il più antico occhio analizzato, una delle 10.000 specie di trilobiti, il cui fossile è conservato nell’Institute of Geology della Tallinn University of Technology, in Estonia. Il lavoro svolto su questo reperto è stato descritto in un articolo pubblicato su Proceeding of National Academy of Sciences e ci ha rivelato alcuni segreti dell’apparato visivo di uno dei primissimi animali ad averne uno.

Una nuova specie di dinosauro erbivoro, gigantesca tra giganti, è stata scoperta in Patagonia, nella provincia argentina di Chubut. Nel 2011 un contadino del luogo si è imbattuto in alcuni resti molto strani di ossa e ha allertato i paleontologi del Museo Egidio Feruglio di Trelew che hanno portato alla…

Ricostruire le caratteristiche di alcune delle forme di vita presenti circa 300 milioni di anni fa sulla Terra è un obiettivo a dir poco ambizioso. Un fossile ben conservato, le sue antiche impronte e un insieme di tecnologie all'avanguardia hanno reso possibile lo studio della locomozione di Orobates pabsti, un vicino parente dell'ultimo antenato comune di rettili, uccelli e mammiferi, quindi anche di noi esseri umani.

Uno dei più strani ritrovamenti del XX secolo, per quanto riguarda la paleontologia dei dinosauri, è costituito da un paio di enormi braccia, che furono scoperte in Mongolia e denominate nel 1970 Deinocheirus ("mano terrificante").
Gli archeologi, i paleontologi e i geologi del futuro potrebbero battezzare l'intervallo di tempo in cui stiamo vivendo "l'epoca del pollo". A cosa è dovuta questa strana definizione? Da anni alcuni scienziati stanno tentando di rendere ufficiale l'esistenza dell'Antropocene: l'epoca geologica attuale, caratterizzata dall'impatto dell'uomo sui processi evolutivi del nostro…

Quelli che osservate nella foto sono frammenti di ossa. Più piccoli di una chiavetta USB, sicuramente non riconoscibili a un occhio non esperto, questi piccoli resti hanno custodito per 90.000 anni una storia genetica speciale. La storia di una ragazzina che aveva una mamma neandertaliana e un papà denisoviano. Questa è la prima volta in cui gli scienziati hanno identificato un individuo antico i cui genitori appartengono a due distinti gruppi umani. L'eccezionale scoperta è stata descritta nell'articolo pubblicato alcuni giorni fa su Nature.

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