Sapere Scienza

Sapere Scienza

Si tende a pensare all'evoluzione come a un percorso dritto, durante il quale compaiono caratteri nuovi in una linea di organismi, per cui per esempio si parte da una lucertola e si arriva a un uccello, e lungo la strada l'animale mette su piume, ali e becco senza denti. In realtà il discorso è assai più complesso di così, e spesso l'evoluzione si presenta sotto forme strane, che possiamo ricostruire (almeno fino a oggi) solamente grazie alla paleontologia e allo studio dei fossili.

La criptozoologia insegue yeti, chupacabras o, peggio ancora, presunti alieni? Niente di tutto  questo. Cominciamo a sgombrare il campo dagli equivoci: la criptozoologia, in sintesi, si occupa di studiare gli animali prima che vengano ufficialmente descritti dalla zoologia.

Uno dei più strani ritrovamenti del XX secolo, per quanto riguarda la paleontologia dei dinosauri, è costituito da un paio di enormi braccia, che furono scoperte in Mongolia e denominate nel 1970 Deinocheirus ("mano terrificante").

Passeggiando nella natura, soprattutto durante la bella stagione, sarà capitato anche a voi di osservare laboriose api viaggiare da un fiore all'altro, sporche di una polverina gialla, o ancora farfalle danzare tra colorate corolle. Sono insetti impollinatori e, grazie a una recente ricerca pubblicata su Current Biology, ora sappiamo che potrebbero non essere stati i primi ad aiutare il mondo vegetale a proliferare.

Una nuova specie di dinosauro erbivoro, gigantesca tra giganti, è stata scoperta in Patagonia, nella provincia argentina di Chubut. Nel 2011 un contadino del luogo si è imbattuto in alcuni resti molto strani di ossa e ha allertato i paleontologi del Museo Egidio Feruglio di Trelew che hanno portato alla luce lo scheletro di un dinosauro erbivoro enorme, probabilmente il più grande mai ritrovato.

È pugliese il fossile di dolicosauro, una lucertola marina vissuta nel Cretaceo, studiato da un team di paleontologi australiani e italiani. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nelle pagine della rivista scientifica Royal Society Open Science e l'animale è stato battezzato con un nome che per molti di voi sarà facile ricordare: Primitivus manduriensis, proprio come il vino rosso della regione che ha preservato i resti dell'antico rettile.

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tirelli

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