Sapere Scienza

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Evolutionwatch, un orologio evolutivo per rivelare il numero di mutazioni in un determinato intervallo di tempo subite da una pianta selvatica. Questo studio, che ha permesso di osservare l’evoluzione in azione, è stato svolto dagli scienziati del Max Planck Institute for Developmental Biology. L’oggetto della ricerca è stato una piccola pianta che è ormai da molto tempo amica dei genetisti: l’Arabidopsis thaliana.

Le vediamo con le radici fissate nel terreno, che sia di un vaso o di un'area selvatica. Siamo sicuri che le ritroveremo sempre lì, nello stesso posto: potranno essere cresciute, avere foglie, fiori o frutti a seconda della stagione e, davanti a un pericolo, non potranno fuggire. Un insetto potrà nutrirsi di loro, un fulmine potrà bruciarle, chiunque potrà recidere parti di esse. Sono le piante. Ma siamo proprio sicuri che il mondo vegetale non sia fornito di meccanismi di difesa? Un articolo pubblicato su Science ci racconta una storia diversa.

Modestia, tenacia e totale abnegazione: queste sono quasi certamente le caratteristiche che hanno permesso a Tu Youyou di vincere il premio Nobel per la Medicina, nel 2015, insieme a William C. Campbell e Satoshi Ōmura. La motivazione legata al riconoscimento sono le “sue scoperte riguardanti una nuova terapia contro la malaria”. Il percorso di questa donna straordinaria, premiata a 84 anni, si è intrecciato con la storia e le antiche tradizioni del suo paese, la Cina, e il progresso della medicina occidentale.

Una soluzione a base di acqua e aghi di abete bianco della montagna toscana ottenuta attraverso un processo di cavitazione idrodinamica controllata, ha dimostrato capacità antiossidanti equiparabili o migliori rispetto alle sostanze comunemente usate come riferimento, dalle vitamine C ed E, al resveratrolo alla quercetina. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del CNR, dell'Istituto di BIoMETeorologia-IBIMET (HCT-agrifood Laboratory) e dell'Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (IRET), pubblicato dalla rivista Foods.

È una corsa contro il tempo quella che l'intera umanità sta affrontando per evitare i catastrofici effetti del riscaldamento globale. Il rapporto IPCC ci ha redarguito sulla necessità di rapidi e drastici cambiamenti prima che sia troppo tardi per agire: gli Stati firmatari dell'Accordo di Parigi dovrebbero limitare l'innalzamento delle temperature globali di 1,5°C, prevedendo una diminuzione delle emissioni globali nette di anidride carbonica, causate dalle attività umane, del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo "zero netto" intorno al 2050. Un obiettivo quasi impossibile. In questo contesto, la riforestazione è sempre stata considerata una delle armi per diminuire la quantità di CO2 nell'atmosfera ma, recenti studi descritti in un articolo pubblicato nel sito di Nature, ci mette in guardia sulla semplificazione di tale concetto. Gli alberi sono un sistema complesso e non sempre il loro contributo potrebbe risultare salvifico.

Gli stomi sono piccolo pori presenti sulle foglie delle piante e, nonostante le loro dimensioni, esercitano una grande influenza sulla salute del nostro pianeta. Attraverso queste "finestre" le piante assorbono anidride carbonica, che viene in seguito incorporata nei carboidrati, gli zuccheri di cui si nutrono, e rilasciano ossigeno. Ma, attraverso queste aperture, avviene anche la perdita di acqua, che può minacciare il mondo vegetale in climi aridi. Le piante hanno quindi sviluppato reti di segnali in grado di ottimizzare l'ampiezza dell'apertura degli stomi in corrispondenza delle condizioni ambientali: i pori possono aprirsi o chiudersi a seconda della disponibilità di luce, CO2 e acqua. Ma come si sono evoluti i segnali per questa tipologia di regolazione? È ciò che hanno studiato i ricercatori della Julius-Maximilians-Universität Würzburg (JMU), in Baviera (Germania).

Quante volte abbiamo letto sui giornali e in alcuni siti quanto l’aglio faccia bene e aiuti a ridurre il rischio di alcune malattie? Del resto è proprio la tradizione che ha tramandato sino ai giorni nostri storie sugli effetti benefici di questo bulbo. La scienza conferma queste proprietà prodigiose oppure non esistono dati che sostengano queste teorie?

Sembravano essere arrivate notizie incoraggianti dalla Luna: pochi giorni fa erano germogliate per la prima volta delle piante sul nostro satellite. Semi di cotone custoditi in una piccola serra, parte di uno degli esperimenti legati alla missione Chang'e-4. Purtroppo, con il calare delle temperature, i piccoli vegetali non sono sopravvissuti al freddo.

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tirelli

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