Sapere Scienza

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Le microplastiche sono uno dei più grandi e complicati problemi che affliggono i nostri oceani: vengono così definiti i pezzi di plastica di lunghezza inferiore ai 5 millimetri che sono ormai ubiquitari in ogni mare del pianeta.

Le meduse sono viste spesso come animali fastidiosi e, talvolta, oggetto di vere e proprie persecuzioni, per tutta una serie di miti e credenze popolari che non hanno alcun riscontro nella realtà. È invece vero che periodicamente il così detto plancton gelatinoso, che include non solo le meduse ma anche altri organismi come gli ctenofori o le salpe, è soggetto a bloom, cioè a fioriture in cui il numero degli individui aumenta vertiginosamente. Spesso le meduse vengono accostate ai cambiamenti climatici e molti pensano che tali fioriture siano provocate dal riscaldamento globale, per quanto non esistano evidenze dirette che supportino questa relazione. È più probabile, infatti, che le meduse beneficino degli eccessi di nutrienti dovuti, per esempio, agli scarichi a mare di prodotti chimici (quali gli scarichi agricoli o di allevamenti), e il loro incredibile adattamento fa il resto. Tuttavia fino a oggi non si conosceva, se non in maniera limitata, la relazione tra meduse e plastica.

Il 95 per cento dei 50 miliardi di noci di cocco raccolte ogni anno nel mondo è posseduto da circa 10 milioni di coltivatori, che guadagnano meno di 2 dollari al giorno. Sarebbe possibile raddoppiare il loro guadagno? Sì, con l’idea di Elisa Teipel, ingegnere meccanico e fondatrice, insieme ad altri colleghi, della Essentium Materials (con sede in Texas e alle Filippine): utilizzare i gusci delle noci di cocco.

La plastica ci ha invasi e non ci sarà mai un luogo abbastanza lontano, isolato e incontaminato in cui non incontreremo tracce di questo inquinamento. È la conclusione a cui è possibile arrivare leggendo i risultati della ricerca sulle microplastiche in atmosfera del CNRS-Centre national de la recherche scientifique, il centro nazionale francese per la ricerca scientifica, pubblicati su Nature Geoscience.

Oggi, 5 giugno, in tutto il mondo si celebra la Giornata dell'Ambiente, un'occasione per acquisire consapevolezza e agire in difesa del nostro pianeta. La festività, proclamata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ogni anno – dal 1974 a oggi – ha posto sotto i riflettori un tema diverso su cui riflettere. L'argomento scelto per il 2018 è la "lotta alla plastica monouso".

La plastica in ambiente marino è una minaccia costante per la fauna. È un problema crescente e, per quanto riguarda le tartarughe marine, un recente studio pubblicato su Scientific Reports e commentato nelle pagine del sito del New York Times – Science, ha cercato di quantificare la plastica necessaria a uccidere questi animali.

Gli ecosistemi terrestri stanno risentendo pesantemente delle nostre difficoltà nella gestione dei rifiuti, in particolar modo della plastica. Ma forse, un giorno neanche troppo lontano, potremo dire addio a questo materiale, infatti i chimici della Colorado State University hanno pubblicato un lavoro su Science che rappresenta un passo avanti verso materiali sostenibili dalle proprietà estremamente competitive.

È difficile dire quando potremo scrivere una fiaba che inizia con questa frase, ma quest'anno l'Europa ha sicuramente compiuto un passo importante in questa direzione: il 27 marzo, con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva 2019/904 sulla riduzione dell'impatto di alcuni prodotti di plastica sull'ambiente. Entrerà in vigore domani, 3 luglio 2019, e gli Stati membri avranno due anni di tempo per renderla operativa.

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tirelli

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