Sapere Scienza

Sapere Scienza

Natale è alle porte e, prima di lasciarci per una breve pausa natalizia, voglio portarvi a visitare un luogo speciale: qui è stato allestito il presepe più celebre della storia della Cristianità. Potremo farlo insieme, seduti davanti ai nostri computer o con i nostri smartphone alla mano. Siete pronti?

Come si può analizzare un dipinto straordinariamente famoso e importante senza che il pubblico del museo e, soprattutto le sue casse, ne risentano? Un’ottima risposta a questo quesito è stata data dai curatori del Mauritshuis, a L’Aia, in Olanda, lasciando sotto i riflettori La ragazza con l’orecchino di perla nel bel mezzo di un’approfondita campagna diagnostica.

Quasi sempre leghiamo la parola "restauro" a un mondo di opere di un passato remoto, le cui forma e sostanza, estetica e materia, sono state offese dall'incedere costante del tempo. Non immaginiamo, ad esempio, che anche dipinti realizzati solo poco più di cinquanta anni fa necessitino di una cura di bellezza. Anche un capolavoro come "Whaam!" di Roy Lichtenstein, composto da materiali artificiali di fattura recente, ha bisogno di essere pulito. Come? I nanomateriali ci hanno messo lo zampino.

Pur non essendo musicisti professionisti, tantissimi conoscono i violini costruiti da Stradivari, leggendari strumenti dal suono irripetibile. Lo sviluppo della scienza e della tecnologia ha dato inizio alla ricerca del loro segreto per rendere riproducibile questa magia nei violini di nuova produzione. Da anni si avvicendano studi scientifici sul materiale e i metodi di produzione utilizzati dal famoso liutaio, tutti cercano l’ingrediente speciale dell’unicità. E se ci fosse una combinazione di fattori alla base della bellezza delle note di uno Stradivari?

Senza di lei non saremmo riusciti a decifrare gli enigmi del nostro passato, a conoscere la nostra evoluzione, la nostra storia. Con il suo aiuto gli oggetti hanno acquisito una voce sempre più limpida e trasparente e ci hanno raccontato quello che siamo stati, spesso suggerendoci quello che diverremo. È l'archeometria, che lascia il retroscena di uno dei musei italiani più famosi per passare alle luci della ribalta, con "Archeologia Invisibile": una mostra temporanea realizzata dal Museo Egizio di Torino, aperta ai visitatori dal 13 marzo 2019 al 6 gennaio 2020.

Inizia oggi una settimana dedicata alla scienza e ai suoi protagonisti: i ricercatori, che ogni giorno con i loro studi e la loro curiosità cercano di migliorare il mondo in cui viviamo. Riusciremo a conoscere meglio queste "persone ordinarie che svolgono un lavoro straordinario" venerdì 28 settembre, durante la Notte Europea dei Ricercatori. La manifestazione è anche quest'anno organizzata dall'associazione Frascati Scienza, vincitrice del bando della Commissione Europea Horizon 2020 nell'ambito delle azioni Marie Skłodowska–Curie.

Come vi accennavo nel post precedente possiamo identificare con precisione i "colori" di un’opera d’arte adoperando alcune tecniche diagnostiche. In questa puntata parlerò della diffrazione di raggi X (XRD): non solo utile per i pigmenti ma anche applicabile per la caratterizzazione di pietre preziose, materiali utilizzati a fini conservativi e prodotti di corrosione o di inclusione di metalli, rocce, ceramiche, vetri e smalti. Le tecniche basate sulla diffrazione di raggi X, adoperabili su cristalli singoli o su piccoli quantitativi di polveri, sono fondamentali per il progresso delle conoscenze in campo archeometrico e per la conservazione e restauro dei beni culturali.

L’amore, la morte e il tempo. È questo il fulcro della storia della tomba di Kha, dalla sua costruzione a oggi, passando per il ritrovamento, la collocazione all’interno di uno dei più celebri musei italiani, e le analisi non invasive condotte sugli oggetti in essa conservati. Storia, arte e scienza si incontrano in reperti di un passato lontanissimo, storicamente e geograficamente.

A guardarlo, così imponente e perfetto nei suoi oltre 4 metri e 5 tonnellate di marmo di Carrara, non crederemmo mai che il David di Michelangelo possa nascondere delle fragilità che potrebbero costargli (e costarci) caro. Il New York Times ha recentemente pubblicato un articolo riguardante i pericoli che l’opera di Michelangelo Buonarroti potrebbe correre ma gli studi riguardanti questi problemi vanno avanti da anni e, tralasciando gli aspetti sensazionalistici, ci spiegano quale potrebbe essere il futuro del gigante di pietra e suggeriscono come si potrebbe evitare una perdita incolmabile nel patrimonio culturale mondiale.

No, questa non è una rubrica monografica dedicata a Michelangelo Buonarroti. Ne scrivo ancora una volta perché una delle sue opere più importanti è sotto la luce dei riflettori in più di un senso.

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clark

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