Sapere Scienza

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I bambini affetti da disturbi dello spettro autistico mostrano spesso difficoltà nel riconoscimento delle emozioni provate dalle persone che li circondano. In un nuovo studio, i cui risultati sono stati pubblicati su Science Robotics, è stata testata una terapia che ha come protagonista un piccolo robot in grado di mostrare differenti stati emozionali ai pazienti e di registrarne le reazioni. I dati raccolti, elaborati da una intelligenza artificiale, promettono di poter essere la base di nuove terapie personalizzate per far sì che i soggetti interessati possano imparare ad interagire sulla base delle emozioni proprie e dell'interlocutore, in questo caso il robot stesso.

Gli ingegneri del MIT - Massachusetts Institute of Technology hanno costruito delle strutture soffici e stampate in 3D i cui movimenti possono essere controllati da un magnete. La ricerca è descritta in un articolo da poco pubblicato su Nature e prefigura sorprendenti sviluppi in campo medico.

Presto sarà possibile esplorare gli oceani da un punto di vista molto particolare. È quello di SoFi, un pesce robot su cui stanno lavorando i ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Lab del Massachusetts Institute of Technology. Il suo primo test è stato effettuato nelle acque della Rainbow Reef delle isole Fiji, dove è riuscito a raccogliere foto e video ad alta risoluzione utilizzando un obiettivo fish-eye (e come potrebbe essere altrimenti?).

Durante l’edizione 2015 del CES (Consumer Electronics Show) di Las Vegas, la fiera delle tecnologie di consumo che si tiene annualmente agli inizi di gennaio negli Usa, sono state almeno due le novità che hanno attirato le attenzioni di stampa e osservatori.

Vi ricordate di Baymax? Era il tenerissimo robot-infermiere del film di animazione Big Hero 6: un gigante bianco costruito con un materiale morbido. Questo simpatico personaggio era un esempio di soft robot. Scopriamo insieme cos’è la robotica soffice e quali sono i suoi campi di applicazione.

Siamo in un ascensore e, mentre le porte si stanno chiudendo, scorgiamo una coppia che si sta dirigendo con una certa fretta verso di noi. Ancora prima che ci chiedano di bloccare la chiusura per permettergli di salire, sappiamo che desiderano farlo. Questo è un comportamento istintivo - definito teoria della mente - per ora inimmaginabile per una intelligenza artificiale. Un approfondimento pubblicato recentemente su Scientific American ci apre le porte di una nuova sperimentazione la cui direzione è la creazione di IA con abilità sociali predittive che permetteranno una migliore interazione con le persone.

Il cubo di Rubik è un famoso rompicapo in tre dimensioni inventato negli anni Settanta. Un gioco a cui molti adolescenti (ma anche adulti) di quell'epoca si sono dedicati, complesso e appassionante dal punto di vista logico-matematico e manuale. È per questo motivo che risolvere questo tipo di puzzle è una sfida rilevante per un robot, per testarne le abilità. Ora, finalmente, Dactyl ci è riuscito. Di cosa si tratta? Che significato ha questo traguardo? Capiamolo insieme.

Il futuro delle "consegne" è già arrivato. E ci porta robot miniaturizzati fatti di DNA che sono in grado di raccogliere particelle e distribuirle in un'area diversa.

Il futuro delle "consegne" è già arrivato. E ci porta robot miniaturizzati fatti di DNA che sono in grado di raccogliere particelle e distribuirle in un'area diversa. Una tecnologia che potrebbe essere utilizzata per una vasta gamma di applicazioni: per esempio, questi robot potrebbero essere impiegati per assemblare composti chimici o per riorganizzare le nanoparticelle sui circuiti.

 

Robot dall'aspetto strano

Per costruire il robot, Anupama J. Thubagere e colleghi del California Institute of Technology in Pasadena, California, hanno assemblato diversi filamenti di materiale genetico e si muove lungo una traccia, una "guida" composta da una sorta di origami bidimensioale di DNA. Guardandolo, ovviamente con i giusti strumenti, il robot ha un aspetto inconsueto: si ha infatti l'impressione che possegga una "gamba", con due "piedi", e due "braccia", queste ultime usate per trasportare il suo carico. Il robot è in grado di camminare fino a quando non incontra un oggetto progettato per essere trasportato, come una molecola fluorescente progettata appositamente per legarsi alle sue braccia.

 

Velocità da migliorare

Il robot continua a muoversi fino a quando non incontra il punto, prestabilito, di DNA in corrispondenza del quale fermarsi e depositare il carico. Una volta completata la consegna, il robot è libero di esplorare altre posizioni della traccia di DNA e raccogliere altri carichi. Come si legge sulla rivista Science, che riporta i risultati dello studio, gli scienziati hanno trovato che questi speciali "commessi viaggiatori" avevano ognuno una probabilità di successo di circa l'80 per cento per ogni consegna. Anche se c'è da dire che non sono molto veloci, o almeno secondo gli standard del mondo macroscopico: in circa cinque minuti riescono infatti a coprire una distanza di sei nanometri. Ma gli studiosi stanno già mettendo a punto soluzioni tecnologiche, basate sempre su materiale genetico o su "motori di proteine", che riusciranno a velocizzarli.

 

[Immagine: credit Demin Liu]

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